Recensione
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The real turpiloquio simulator.

L’opera Vile Monarch è una sfida di sagacia, dove l’insulto creativo diventa sport in un incontro quasi pugilistico. Si può definire la nobile arte dello sfottò, due contendenti davanti alle loro tazze di tè che si prendono a male parole senza però venire alle mani, quindi con una certa classe e fair play, portandoci a virtualizzare le nostre nemesi giornaliere nel nostro avversario, studiandone i punti deboli e colpendolo dove fa più male. La bocca ferisce più della spada, è risaputo, e così, dopo una giornata un po’ difficile, moralmente obbligato a vestire i panni di uno dei miei scrittori preferiti, H.P. Lovecraft, mi sono gettato a capofitto nel torneo di turpiloquio ad eliminazione diretta, sempre più su fino alle porte dell’aldilà, per affrontare Morgan “Dio” Freeman in uno scontro privo di morale, senza esclusione di colpi bassi e riferimenti alla trinità. Una bestemmia videoludica legalizzata insomma. Chi l’avrà spuntata?

Oh...Sir! The Insult Simulator è la nobile arte dello sfottò e dell'ingiuria creativa

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“A tua madre è piaciuto Batman v Superman!”

La formula del gioco sembra una bizzarrissima lezione grammaticale di elementare memoria, che sfocia in una altrettanto bizzarra conta dei danni prodotti dagli insulti, che esauriranno le rispettive barre degli HP. I due contendenti hanno in comune una lavagna virtuale da cui attingere, a turno, soggetti (tua madre, tuo padre, il tuo paese), azioni (…”usa ancora Windows Vista” fa molto ridere, ma il titolo del paragrafo è ancora meglio) e congiunzioni, utili ad allungare la combo e prendere tempo per formulare altre offese, magari sorseggiando il nostro tè per far apparire, in modo del tutto randomico una sola volta a turno, due delle frasi speciali del nostro alter ego.

Nel caso di Lovecraft si tratta di incubi lessicali che fanno riferimento a Chtulhu, a tua sorella che è morta male a R’lyeh e cose del genere, meravigliose per un suo fedele seguace.

Inutile dire che certe frasi verranno su incredibilmente esilaranti, prive di senso e per questo apice della creatività, dote assolutamente premiata dal gioco. C’è poi tutta una sottile e geniale sotto-meccanica di punti deboli da assimilare e sfruttare a proprio vantaggio, nostro signore Freeman, per esempio, tenderà a prendere male gli insulti alla famiglia, subendo danni ingenti. C’è decisamente della strategia in questa folle pièce, con spezzoni di frase scelti in maniera arbitrariamente infame per non far concludere il discorso all’avversario, portandolo a balbettare e lasciandolo senza parole, che è poi la cosa peggiore che può capitare in un duello all’ultima offesa col prossimo.

Ogni scontro è poi introdotto da un dialogo carico di citazioni, frecciate al fulmicotone e situazioni no sense a fargli da sfondo, con un doppiaggio brillante che si sforza di incollare insieme i nostri fiumi di parole nel modo più armonioso possibile, non riuscendoci sempre ma dando così la sensazione di una vera e propria schermaglia verbale che i soli baloon avrebbero attutito. Più che un vero gioco uno scacciapensieri perfetto in mobilità, con pochissimi contenuti, tra cui personaggi sbloccabili finendo più volte la modalità torneo (composta da 5 turni e differenti finali per ogni personaggio), e nessuna variazione sul tema, benché la modalità “insulta un umano”, in locale o online, può decisamente essere un incentivo all’acquisto. In questo caso ci si rende conto di quanto sia meravigliosa l’invenzione del multiplayer online, dove due rabbiosi esseri umani vanno a sfogare a suon di epiteti le loro frustrazioni giornaliere, accendendo Switch e sentendosi poi decisamente più leggeri. Possono anche nascere amicizie, chi lo sa.

Al “nice price” di 1,99€ si porta a casa anche una pixel art deliziosa sia per i sir e le lady (a dire la verità ce n’è solo una di donna, Mrs. Maggie), con animazioni simpaticissime e di grande personalità, sia nelle ambientazioni, condite da dettagli che vanno dal grottesco al divertentissimo, come i serafini della casa di Dio, la cui faccia sembra sospettosamente un paio di chiappe con infilata in mezzo una tromba. Sono dettagli capaci di commuovere, ce ne rendiamo conto.

Piccolo ma importante appunto, il gioco è interamente in inglese, quindi chi non mastica almeno un minimo l’idioma si troverà spiazzato da un gergo alle volte azzeccatamente ricercato, vista la caratura dei personaggi, scoprendosi impreparato nel creare insulti studiati ad hoc, e quindi, in questo caso, sconsiglio a priori l’acquisto.

In conclusione...
7
“Ma tua sorella, infame!”
Oh...Sir! The Insult simulator è una geniale valvola di sfogo virtuale, che al costo di un cappuccino riuscirà a regalare minuti di originalissimo svago a base di epiteti creativi, che daranno vita ad esilaranti scenette no sense degne di una sit-com britannica. Ovviamente minima spesa, pochi contenuti, e un concept che può tranquillamente stancare dopo un paio di run. L'online sfiziosissimo e la sua natura di generatore casuale di meme possono però spingervi a tenerlo vita natural durante nella libreria di Switch per insultare tutti, ovunque, ad ogni ora e soprattutto "perché no?".
Idea di base geniale
Turpiloquio mordi e fuggi
H.P. Lovecraft
x Vocabolario risicato...
x ...Contenuti pure

due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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