Recensione
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Nel saturo panorama indie odierno è difficile per gli sviluppatori emergere e dare un’identità di spicco alle proprie produzioni. I team che conseguono nell’intento riescono però a regalare avventure emozionanti, che nel loro piccolo lasciano qualcosa al videogiocatore. E’ questo il caso di Bombservice che nel lontano 2010 ha creato Momodora, ispirandosi alla struttura di gioco di Cave Story. Sin da allora il team cura le sue creature e l’universo in cui vivono, e ha sviluppato una serie che ad oggi conta quattro capitoli, di cui due pubblicati in maniera gratuita, e il terzo a un prezzo così basso che sarebbe illegale non acquistarlo. Momodora Reverie under the Moonlight – la versione PC del quarto capitolo che oggi ci apprestiamo a recensire – si presenta come prequel della trilogia, ed è proprio quel titolo necessario a permettere di cominciare a plasmare un’identità che sia unica alla serie. Ciò ha inoltre dato la possibilità ai ragazzi di Bombservice di pubblicare la loro ultima fatica su Steam (9,99 €) e Gog.com (8,49 €) e anche sulle console PS4 e Xbox One (9,99 €), tramite il publisher AGM Playism. Abbandoniamoci dunque al fantastico mondo di Momodora, nei suoi meriti, ma anche nei suoi demeriti, più accostabili ad acerbi errori giovanili.

Versione  testata: PC

C’era una volta, 400 anni fa…

 

La sacerdotessa si ritrova quindi in un ambiente decisamente inospitale, spesso macabro, desolato, e corrotto

Momodora Reverie under the Moonlight comincia a raccontare da dove tutto ha inizio, precisamente 400 anni prima delle vicende del primo Momodora. Una sacerdotessa di nome Kaho, armata di arco e una magica foglia d’acero, si mette in viaggio verso il regno di Karst in cerca di un modo per spezzare la maledizione che nel frattempo si è allargata alle terre vicine, colpendo anche il suo villaggio natìo, Lun. Ben presto l’eroina verrà a conoscenza dei fatti:  da un anno a questa parte la regina è preda dell’oscurità, ciò ha permesso ai mostri di riversarsi nel regno e dintorni, al passo con la maledizione stessa, portando prima panico tra la popolazione, poi rassegnazione tra i pochi sopravvissuti. Sono infatti una manciata gli NPC disposti ad interagire con noi, e ancora meno quelli intenzionati a dare una mano nell’ardua impresa di Kaho. La sacerdotessa si ritrova quindi in un ambiente decisamente inospitale, spesso macabro, desolato, e corrotto, attributi espressi tramite una pixel art, un accompagnamento musicale, ed una cura per i dettagli decisamente notevoli, contornati da una narrativa molto simile a quella che ha reso celebri i titoli della serie Souls.

 

 

 

 

Proseguendo nel nostro viaggio quindi non avremo un narratore a farci compagnia, ma incontreremo alcuni personaggi che sbottoneranno timidamente dettagli sugli avvenimenti che hanno portato alla disperata situazione attuale. Facendo inoltre attenzione ad alcuni particolari ambientali potremo intuire ulteriori riferimenti alla vita prima della rovina del regno. L’utilizzo di questa soluzione narrativa non permette alla  trama di raggiungere un livello di profondità elevato, e il non detto viene lasciato all’immaginazione del giocatore, non è da intendersi però come un aspetto negativo. Si tratta infatti di una scelta degli sviluppatori oculata a dare aria alla penetrante atmosfera di rovina che circonda la protagonista, facendo sentire il giocatore totalmente immerso nelle strade di Karst, anche ignorando parte dei motivi che lo spingono ad addentrarcisi, dandogli un’unica incerta possibilità: farsi strada tra le corrotte strade di Karst e trovare la regina.

Cronache di una viaggiatrice inesperta
combat system immediato e di facile utilizzo ma con una profondità non soddisfacente

Questa iterazione di Momodora opta per uno spiccato carattere Metroidvania e presenta già dalla prima area di gioco biforcazioni ambientali e cunicoli inizialmente inaccessibili, solleticando la  curiosità del giocatore facendolo subito arrovellare sulle meraviglie che potrà scovare esplorando. La mappa a tal proposito è perfettamente interconnessa, vi ritroverete spiazzati scoprendo gli insospettabili collegamenti tra due aree apparentemente lontanissime tra loro.
La struttura delle  varie zone di gioco da un punto di vista ludico è squisitamente platform, caratterizzata da un level design di tutto rispetto, coniugato a un feeling del salto preciso e prontamente responsivo, che rende un piacere muoversi (anche con l’aiuto di un paio di upgrade) tra piattaforme semoventi, baratri senza fondo o disseminati di terribili trappole. Proprio dalle trappole dobbiamo riguardarci. Infatti durante il nostro viaggio ci imbatteremo in congegni di morte di tutti i tipi: dai classici e ricorrenti spuntoni, passando per frecce scoccate a tutta velocità dal pavimento, e non mancano enormi mazze ferrate che piombano dal soffitto. Alcune di queste sono ben nascoste ma i sottili indizi lasciati dagli sviluppatori permettono all’occhio più attento di scovarle con facilità, donando un certo senso di soddisfazione nell’evitare la (a volte sfiorata) tragedia.
Arriviamo dunque alla componente meno riuscita del titolo, di certo non per questo scadente. Se da un lato l’atmosfera sa essere pregna e coinvolgente con un level design che non viene mai a noia, sul fronte dei combattimenti  il  titolo non pecca, ma nemmeno eccelle. Pad alla mano abbiamo a che fare con un combat system immediato e di facile utilizzo ma con una profondità non soddisfacente.
Le armi a disposizione della protagonista sono come già detto due: una foglia d’acero e un arco, che hanno la possibilità nel corso dell’avventura di ricevere semplici potenziamenti (aumento del potere di attacco, frecce multiple e così via). E’ inoltre possibile equipaggiare degli oggetti con effetti attivabili alla pressione di un tasto, a cui sono dedicati tre slot, altri conferenti  effetti passivi a cui ne sono concessi due. Gli oggetti attivi equipaggiati danno la possibilità di evocare un determinato numero di magie offensive o di supporto, che possono essere ricaricati suonando la campanella che rappresenta i vari checkpoint (presso cui è anche possibile salvare il gioco). Gli oggetti Sono aggiunte all’arsenale di Kaho gradite ma che più di tanto non vanno a mutare l’esperienza combattiva del titolo. Magari, oltre agli elementi precedentemente elencati, inserire la possibilità di combinare gli attacchi o l’aggiunta di un piccolo skill tree avrebbe giovato al titolo permettendo di personalizzare in modo più espanso le arti combattive di Kaho secondo il proprio stile di gioco.

I soliti scagnozzi beoti
Dietro l’IA che li gestisce non c’è però un lavoro particolarmente impegnativo

I nemici che andremo ad affrontare con il nostro equipaggiamento sono invece ben variegati, e nella maggior parte dei casi capaci di eseguire due o tre mosse differenti. Dietro l’IA che li gestisce non c’è però un lavoro particolarmente impegnativo. Gli sviluppatori hanno infatti giocato sul loro posizionamento, e piuttosto che essere braccati dagli spietati mostri, ci ritroviamo nel mezzo di fuochi incrociati o bersagliati da incantesimi lanciati da una posizione sopraelevata, il tutto mentre siamo intenti a saltare da una piattaforma all’altra. Non appena ci ritroviamo tra le mani il molestatore di turno però, è difficile che questo riesca a metterci ulteriormente i bastoni fra le ruote e riusciamo il più delle volte a eliminarlo senza problemi. Discorso simile per i boss, spesso imponenti e minacciosi, vengono tutti affrontati in arene piatte nelle quali la schivata e il salto sono le uniche vie di uscita dai loro pattern di attacco) ben diversificati anche in questo caso  (che purtroppo una volta imparati lasciano allo scoperto una IA non eccessivamente sveglia. Fatta quindi eccezione per un paio di avversari decisamente più abili, tra una schivata ed un’altra possiamo applicare una strategia estremamente aggressiva, tanto più che con i boss umanoidi l’utilizzo di questa tattica ci premia stordendo l’avversario per un mezzo secondo, tempo sufficiente a infliggere uno o due colpi in più.
Degna di nota la possibilità di ricevere in premio un oggetto (in alcuni casi un corrispettivo potenziamento di quello che possiamo trovare in un negozio ) battendo il boss senza subire danni.

Oltre queste piccole imprese, sono presenti alcune missioni secondarie, un boss segreto, e la ricerca degli “insetti avorio”, una serie di insetti collezionabili fortemente richiesti da uno specifico NPC.
L’avventura già dalla modalità normale si attesta ad una difficoltà leggermente sopra la media. Sono presenti poi la modalità facile, che permette di partire con il massimo dei punti vita, quella difficile che dimezza i punti vita rispetto a quelli disponibili in normale aumentando contemporaneamente il numero di ostili che dobbiamo affrontare, e infine, una difficoltà sbloccabile completando quella difficile in cui non bisogna subire danni, pena la morte istantanea. Una volta terminata la storia, potremo decidere di entrare in new game plus, portando con noi potenziamenti e oggetti trovati nel corso del gioco, e messi di fronte a nemici potenziati.
Il primo playthrough ha una durata che varia dalle 5 alle 6 ore, ma cercando di completare tutti gli elementi secondari sopracitati si può tranquillamente raddoppiare la longevità del titolo.

 

In conclusione...
7.5
“Questa mano po' esse foglia o po' esse ferro, oggi è stata na foglia. ”
Momodora Reverie under the Moonlight è un Metroidvania nel complesso ben riuscito. Punta moltissimo sull’ambientazione e l’atmosfera che si va conseguentemente a creare, riuscendo su questo punto di vista alla perfezione mescolando una pixel art ben curata, animazioni da maestro, e una colonna sonora all’altezza. Purtroppo si va a perdere nel sistema di combattimento, tutto sommato godibile, ma che già prima delle sei ore necessarie a portare a termine l’avventura comincia a diventare stoppaccioso e poco invitante. Trovare delle soluzioni di gameplay più ramificate avrebbe innalzato l’asticella della qualità, ma non è per questo un titolo da condannare, anzi, il lavoro di Bombservice è da incoraggiare nella speranza di vedere un futuro capitolo di Momodora (già in lavorazione) più completo sotto tutti i punti di vista. Non possiamo quindi fare a meno di consigliarvelo, e di recuperare anche il resto della produzione, già pronta al download sul sito di Bombservice
Ambientazione e atmosfera coinvolgenti
Esplorazione interessante
Platforming ben congegnato
x Combat system non raffinato a dovere
x IA nemica poco curata

due parole sull'autore
Videogioca da sempre: stabilisce il monopolio casalingo del SNES a due anni, qualche anno dopo diventa collezionista compulsivo di Stelle su Super Mario 64 e un kartista temuto in tutto il Regno dei Funghi. Predilige i generi Platform e (J)RPG, ma adora comunque il videogioco in tutte le sue forme (tranne gli sportivi, quelli proprio no). Fanatico delle portatili, meglio non toccare il suo 3DS.
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