Recensione
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A volte bisognerebbe solamente lasciare le serie vecchie lì dove sono, in pace tra i nostri ricordi più belli.

Lo diciamo praticamente da inizio anno, nel mondo videoludico (e non solo) stiamo vivendo un ritorno degli anni ’90 con praticamente ogni sviluppatore esistente che cerca di riproporre formule e giochi del pre-duemila. Se da un lato abbiamo titoli come Gridd che cavalcano i sentimenti verso i cabinati, o come la N. Sane Trilogy di Crash che ripropone pregi e difetti della trilogia del Peramele, dall’altro abbiamo un continuo cercare di attirare il giocatore ormai “vecchio” con manovre come il Super Nes Mini o titoli come Wonder Boy: The Dragon’s Trap. Proprio cavalcando l’onda di questo effetto nostalgia, dallo scorso 27 Giugno è disponibile su PlayStation 4, Xbox One e  PC, a 29,99 €, Codemasters distribuisce Micro Machines: World Series, ultimo capitolo della serie dedicata alle macchinine in miniatura  di Hasbro che esordì nel 1991. Purtroppo questa volta, era meglio non far riaffiorare i ricordi.

speciale
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Versione Testata: PlayStation 4

Single che?

Parlando di Micro Machines: World Series è bene essere chiari fin da subito: il titolo è quasi completamente indirizzato verso l’online, l’unica possibilità di competere offline è in stanze private con una sola modalità. Non ci sono campionati, e le gare libere per far pratica contro l’IA vi faranno passare presto la voglia di giocare da soli. Codemasters ha puntato i riflettori solo nel comparto online, dove fino a dodici giocatori (quando presenti) potranno gareggiare su una manciata di percorsi con una dozzina di mezzi selezionabili. Nel caso la gara vera e propria non vi dovesse emozionare, sono disponibili altre due modalità, una attiva solo nei week-end con bonus per le abilità delle macchinine (ne parleremo tra poco) e un’arena in cui affrontare, tra le altre, i classici Re della Collina e Cattura la Bandiera.

Questa propensione verso la sola componente online taglia del novanta per cento i contenuti del gioco per coloro che non possiedono un account PlayStation Plus  (o Live Gold), rendendo il prezzo budget del titolo Codemasters decisamente troppo elevato. Ma la prospettiva per chi vuol giocare online non è comunque rosea come sembra.

Gareggia fino alla morte

Una volta connessi alla rete, potrete creare party con i vostri amici in possesso di una copia del gioco, e gettarvi in una delle modalità che vi abbiamo accennato cercando altri giocatori con cui competere. Purtroppo il titolo è ben poco popolato, e i match vengono riempiti subito da bot, cattivissimi e pronti a non lasciarvi neanche un attimo di respiro. Se questo non bastasse, non è possibile personalizzare le gare, e  vi ritroverete in match lunghissimi e spesso noiosi (cinque giri di pista, con i difetti che analizzeremo tra poco, sono decisamente troppi). Che vinciate o perdiate le gare non c’è problema, otterrete dei punti esperienza che vi faranno salire di rango, ad ogni aumento riceverete un box speciale  contenente  skin, voci e varie per le vostre automobiline, così da personalizzarle esteticamente come più vi garba. 

Se avete ricordi delle vecchie interazioni delle macchinine Hasbro, saprete che, a differenza degli arcade di corse classici, la visuale  sulla pista è dall’alto, rendendo così vitale imparare a curvare con l’analogico sinistro in tutte e quattro le direzioni. Questo, unito alla poca aderenza al terreno e ai cali di frame rate nelle situazioni concitate, potrebbe presto farvi perdere la pazienza. Passando infatti alle corse vere e proprie, Micro Machines: World Series è nettamente disequilibrato, e ogni gara  “classica” si traduce in un casino irrecuperabile appena finirete inesorabilmente fuori pista. Se verrete distanziati troppo dal gruppo infatti, non ci sarà modo di recuperare posizioni, a meno che ci siano incidenti. La scelta di limitare a sole tre armi i box a sorpresa su pista poi, non ri-equilibria per niente i ritmi di gioco. E diciamocelo, rimanere negli ultimi posti per gare da quasi cinque minuti senza alcuna possibilità di recupero (non sono presenti turbo esterni o armi a lungo raggio) non è il massimo del divertimento.

La situazione  migliora leggermente in battaglia, grazie alla possibilità di distruggere gli avversari con le mosse specifiche di ogni corridore. Sotto questo punto di vista  il gioco è davvero divertente (almeno le prime ore e dopo aver preso confidenza coi comandi) ma il tutto non è abbastanza per giustificare l’intera spesa. Ogni auto ha a disposizione tre mosse a ricarica e una speciale in grado di causare danni agli avversari, ma anche in questa modalità son presenti più bot che persone reali e soprattutto non vi sono modificatori di opzioni. Le modalità battaglia vengono anche riutilizzate durante gli eventi speciali del Week-end, dove i poteri dei veicoli si caricano più velocemente permettendo al caos di regnare sovrano.

Un’enorme marchetta

Com’era in passato, anche World Series  trasuda “giocattolosità” da ogni pixel, non solo per i modelli poligonali semplici, ma anche per le varie arene e veicoli, che riprendono marchi Hasbro come i G.I.Joe e giochi da tavolo famosi della casa di produzione. Non solo: le tre armi utilizzabili durante le gare sono Nerf, e il logo rimane in bella vista per tutta la durata della corsa. Sebbene in alcune piste ci sia qualche espediente  interessante (il tostapane) il lag e i rallentamenti rendono ogni gara una sorta di tortura infinita (principalmente per la lunghezza), anche le dimensioni degli stessi tracciati, con baratri che manderanno  nell’oblio i veicoli più sfortunati con conseguenti imprecazioni del giocatore.

Molto buono invece il doppiaggio italiano e il character design delle automobiline, sebbene le skin salvo rari crasi siano solo dei colori alternativi e non veri e propri nuovi modelli. Proprio le Micro Machines stesse risultano il vero punto forte della produzione (più nella battaglia che nella corsa) anche se  manca una schermata di statistiche per ogni mezzo, lasciando il tutto al caso e all’intuizione del giocatore.

In conclusione...
5.5
“Qualche volta è meglio vivere di ricordi”
Con Micro Machines: World Series Codemasters avrebbe voluto cavalcare l'onda nostalgica che ci sta investendo negli ultimi anni. Purtroppo il lavoro svolto è incompleto e inconveniente per tutti quei giocatori che non pagano un abbonamento, limitando il più della produzione ad una componente online squilibrata e alla lunga noiosa. La situazione migliora leggermente nell'arena e nelle battaglie, dove le Micro Machines riescono a distinguersi tra di loro grazie alle loro abilità singolari. Purtroppo nel complesso ci sono diversi titoli dello stesso genere molto più validi, fattore nostalgia compreso. Un vero peccato.
Buon doppiaggio
Qualche modalità battaglia riuscita
x Poche modalità
x Poche armi
x Poca varietà

due parole sull'autore
Assuefatto giocatore fin da quando non aveva neanche un pelo sul mento, ha coltivato la propria passione con lo stesso amore con cui cura la propria barba. Molti lo definiscono un Nintendaro senza speranza, senza contare gli oltre quattromila trofei presenti sull'account PSN e gli oltre 370 giochi su Steam (quanti di questi effettivamente giocati non lo sa neanche lui).
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