Recensione
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Il seguito del pucciosissimo titolo per PSP è ora giunto su PlayStation 4 in forma totalmente rimasterizzata. Preparatevi a canticchiarne la colonna sonora.

A sorpresa – ma non poi così tanto –, lo scorso E3 2017 ha visto l’annuncio di LocoRoco 2 Remastered, dopo che il primo capitolo aveva ricevuto lo stesso, onorevole trattamento qualche mese prima. Per molti sarà l’occasione perfetta per fare un tuffo nel passato, rigiocando due splendide perle platform vecchie quasi più di dieci anni; per altri, magari, potrà essere l’occasione per avvicinarsi alla serie stessa, acclamata dalla critica per la sua cura artistica e ludica.

Chiedersi se LocoRoco abbia retto il peso degli anni è una domanda piuttosto retorica. La versione rimasterizzata, inoltre, ha l’onere di trasportare i controlli della serie in un ambiente estraneo, in cui le geniali idee di game design iniziali rischiano di venir meno. Aspettarsi il miracolo, lo ammettiamo, era impossibile; ma questo non vuol dire che LocoRoco 2 Remastered non sia degno di essere giocato.

 

 

Un mondo tra musica e colori
Un’avventura carina e coccolosa

Chi ha giocato LocoRoco dieci anni fa (circa) si ricorda sicuramente di molte cose, ma le prime che giungono alla memoria sono sicuramente lo stile ultra-puccioso del gioco e le sue dolcissime melodie. Per chi non ne conoscesse il concept, LocoRoco chiede al giocatore di comandare un piccolo blob colorato in giro per i livelli, raccogliendo collezionabili e liberando piccole creature in pericolo. Protagonisti della serie intera sono sicuramente i LocoRoco, piccole creature morbidissime in grado di assemblarsi in un’unica massa gommosa.

Già da questa descrizione è evidente che la serie punta a essere accessibile per tutte le età. Ma gli sviluppatori hanno deciso di fare un passo successivo: tutto, in LocoRoco, è incredibilmente carino e coccoloso, dal design coloratissimo alle colonne sonore canticchiate da vocine deliziose. È impossibile restare impassibili al fascino di un’opera simile, che, in ogni caso, nasconde ben più sotto la superficie di quanto non si possa pensare. Se il primo capitolo era un’ottima prova di game-design, LocoRoco 2 ne è la naturale evoluzione, con meccaniche più approfondite e idee più ispirate. Il feeling è rimasto sostanzialmente lo stesso, ed è innegabile il vantaggio che si prova nell’assistere al tutto su uno schermo da salotto. I cinque pollici (scarsi) di PSP non aiutavano di certo a godere della bellezza di un simile lavoro di design, e questa nuova versione rimasterizzata rende perfettamente giustizia al concept del gioco, sfruttando colori brillanti e altre meraviglie tecniche di ogni sorta.

Impossibile, infine, non menzionare ancora una volta la splendida colonna sonora, che funziona in un modo abbastanza curioso: proprio come nell’originale, all’inizio di ogni livello il brano di sottofondo sarà composto soltanto dagli strumenti più semplici, diventando via via più complesso man mano che il nostro LocoRoco diventerà più grande. Piccoli dettagli, certo; ma meravigliosi nella loro semplicità.

 

LocoRoco 2 Remastered

 

Jumpin’ around at the speed of sound
LocoRoco 2 punta alla semplicità e al divertimento

Sul fronte del gameplay, anche lì il feeling generale è rimasto immutato – che è, ovviamente, un pregio per i vecchi fan ma un plausibile limite per chi si avvicina al titolo. Usando i dorsali, sarà possibile inclinare l’intero livello per far rotolare il nostro LocoRoco, mentre il salto sarà affidato alla singola pressione dei dorsali stessi. Giusto altri due comandi assegnati al tasto cerchio, utile per far agglomerare e separare i LocoRoco, ed è tutto lì: nessun altro comando. La semplicità è un pregio intrinseco della serie, dopotutto, e LocoRoco 2 riesce tranquillamente a sfruttarla a suo favore. E tuttavia, in qualche modo, la meccanica del livello inclinato funziona un po’ meno sullo schermo del salotto, laddove inclinare l’intera PSP era quasi parte dell’intera esperienza fornita dal gioco.

Il motore fisico si trascina dietro ancora l’imprecisione delle origini: più di una volta ci è capitato di finire addosso a un Moji per un salto troppo azzardato, e ci è persino capitato di perdere un intero livello per lo stesso motivo. Nulla che un po’ di pratica non possa risolvere, per fortuna: a differenza del predecessore, LocoRoco 2 ci è sembrato leggermente più semplice, nonostante l’aggressività di alcuni nemici sia a dir poco decollata.

Sul fronte giocabilità, è stato fatto anche un ottimo lavoro per evolvere delle meccaniche rispetto al precedente: il nostro LocoRoco imparerà periodicamente delle nuove abilità (prima fra tutte: il nuoto), che daranno costante varietà alla formula di gioco sfruttando i comandi in modo sempre diverso. Da questo punto di vista, è evidente che LocoRoco 2 è una quasi totale evoluzione rispetto al primo capitolo, un’evoluzione che, anche nel gigantesco numero di collezionabili (dai francobolli ai materiali per la casa dei MuiMui), approfondisce le meccaniche di gioco e le idee iniziali degli sviluppatori.

 

 

Il déjà-vu è un errore di Matrix. Capita quando cambiano qualcosa.
Sul lato tecnico, non manca un pizzico di pigrizia

Sviluppatori che si sono dimostrati altamente inventivi su un fronte, ma tremendamente impigriti dall’altro: la nostra sensazione di déjà-vu iniziale si è andata concretizzando sempre di più, arrivando alla consapevolezza che molti livelli di LocoRoco 2 sono palesemente riciclati dal primo capitolo per una buona parte. Esistono degli inediti, per fortuna – e diamine se sono ben fatti: il Forte BuiBui ha delle meccaniche estremamente interessanti, e le battaglie coi boss sono indubbiamente più riuscite rispetto al predecessore. Tuttavia, forse nel tentativo di suggerire un senso di continuità con le ambientazioni del primo, LocoRoco 2 ci chiede spesso di ripercorrere esattamente gli stessi passi negli stessi livelli del capostipite, cambiando qualcosa di tanto in tanto. Ciò significa che molti aspetti sono stati migliorati, ma altri (come le scivolate sul ghiaccio) sono rimasti immutati, trascinando con sé gli stessi difetti del primo LocoRoco. Nel complesso, LocoRoco 2 Remastered è molto più coreografico di quanto non si possa pensare, e non sono poche le occasioni in cui la transizione da una sezione all’altra del livello è un semplice espediente per dare sfoggio della bellezza insita nel level-design.

Va inoltre detto che, laddove i livelli sono effettivamente modificati, le idee sono meravigliose e ben sfruttate: nonostante una sensazione di riciclo generale, le sezioni aggiunte funzionano e sono anche molto divertenti da giocare. Peccato che i livelli riciclati si rivedano fin troppo spesso, tanto che a un certo punto pensavamo persino di star giocando una fusione tra il primo e il secondo capitolo.

 

 

LocoRoco per l’Ambiente
LocoRoco sembra nascondere qualcosa tra le righe

Dieci anni fa, chi scrive aveva circa dodici anni e aveva da poco ricevuto la sua PlayStation Portable. Dieci anni fa, chi scrive non sarebbe mai stato in grado di vedere tutto il sottotesto che può nascondere un gioco, dalle battute più subdole agli ammiccamenti più studiati. Immaginate lo stupore quando ci siamo accorti di tutte le asprissime critiche pro-environment nascoste in LocoRoco 2 Remastered (e, a nostra memoria, anche nel predecessore).

Per farla breve: il mondo dei LocoRoco è minacciato da una schiera di mostri oscuri e senza colore, capaci soltanto di portare distruzione sul pianeta per puro e semplice istinto. Nel secondo capitolo della serie, i Moja (il nome della razza di mostri) portano devastazione sul mondo tramite un fumo nero, che fa appassire i fiori e indebolisce gli animali. E, guarda caso, quando i LocoRoco rimuovono i Moja o il loro fumo nero, l’area intorno a loro riprende colore e vita, permettendo alla natura di risplendere ancora. A un certo punto, l’intero pianeta sembra reagire contro la minaccia dei Moja, ribellandosi una volta per tutte grazie alla forza pura e innocente dei LocoRoco (e di tutte le altre creature).

Al pari di alcune opere dello Studio Ghibli, LocoRoco 2 Remastered sembra essere una critica velata ed estremamente raffinata all’inquinamento: con una bella, semplice storia a fare da cornice, il messaggio passa tra le righe quasi indisturbato.

In LocoRoco 2 Remastered, i LocoRoco combattono con la musica e i colori, con l’arte e l’innocenza fanciullesca, enfatizzando il contrasto con la società dei Moja che, al contrario di quella viva e selvaggia dei LocoRoco, risulta eccessivamente industrializzata e distruttiva. Forse i LocoRoco rappresentano l’innocenza e le nuove generazioni, in contrasto con la società istintivamente vorace dei Moja? Può darsi. Certo è che il tutto risulta essere di una raffinatezza e di una efficacia uniche, dimostrando come una bella storia non deve essere troppo complessa per comunicare qualcosa; quel che conta sono le idee, e la forza del messaggio che si vuole mandare.

 

In conclusione...
8
“La Principessa LocoNoke”
LocoRoco 2 Remastered mantiene intatto il feeling dell'originale, risultando essere una naturale evoluzione del gameplay del primo capitolo. Gli anni non hanno certamente giovato a questa piccola perla del panorama PSP, che, nonostante la sua grande giocabilità, presenta una formula a tratti ripetitiva; eppure, gli sviluppatori avevano decisamente fatto enormi sforzi per renderlo più vario, dieci anni fa, e il pucciosissimo secondo capitolo di LocoRoco si lascia giocare senza troppi problemi, diventando decisamente una di quelle esperienze che bisogna giocare almeno una volta nella vita. E poi, guardare tutti quei colori su uno schermo gigante ha decisamente il suo effetto.
Stile grafico delizioso e intramontabile
Colonna sonora splendida
Level-design a volte ispirato...
x ... Altre volte riciclato
x Inizia a sentire il peso degli anni

due parole sull'autore
Nato e cresciuto nell'epoca d'oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.
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