Recensione
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Prima di Kirito, e del famosissimo Sword Art Online, nel 2002 venne messo in moto da Bandai e CyberConnect 2 il cosiddetto Project .hack//. Si trattava di un progetto transmediale ambientato in un futuro (oggi potremmo ritenerlo un passato) non troppo lontano in cui la stragrande maggioranza del pianeta è connessa tramite internet e il semi-monopolio dei sistemi operativi sul mercato è in mano alla ALTIMIT con il suo ALTIMIT OS. Tutto il progetto narra le vicende dei giocatori e di alcuni PNG all’interno del mondo di gioco di The World, l’MMORPG più giocato su ALTIMIT OS. Dopo la prima tetralogia, comprendente .hack//Infection, Mutation, Outbreak e Quarantine rilasciata anche in Europa ed in Italia nel 2004, venne realizzato un sequel del project .hack// che prese il nome di .hack//Conglomerate comprendente i capitoli di .hack//G.U., i quali vennero rilasciati nel 2006 rimanendo tuttavia relegati al solo territorio Giapponese e Nord Americano.

Il 20 Giugno 2017 è stato il quindicesimo anno dalla nascita del progetto .hack//, in occasione di tale ricorrenza Bandai Namco Entertaiment ha annunciato .hack//G.U. Last Recode, l’edizione rimasterizzata della seconda trilogia videoludica di .hack// comprendente oltre alle migliorie grafiche anche un quarto nuovo capitolo inedito portando, a distanza di 10 anni, anche la saga G.U. in anche in Europa.

Bandai Namco sarà riuscita nell’intento di rimettere a nuovo .hack//G.U. per riproporlo sulle piattaforme di nuova generazione?

Versione testata: PlayStation 4

Welcome to the World

Il protagonista di .hack//G.U. Last Recode è Haseo, un ragazzo come tanti che effettua per la prima volta il login sull’MMORPG del momento, The World R:2. Creato il suo personaggio ed approdando per la prima volta nella città principale di Mac Anu, viene avvicinato da due giocatori che gli propongono di insegnargli a giocare, per poi accompagnarlo nella sua prima area. All’apparenza gentili e disponibili, i due si rivelano essere dei Player Killer (PK) e lo uccidono non appena egli apre lo scrigno del tesoro al termine del dungeon, esperienza che lo segnerà profondamente. Haseo viene riportato in vita tramite un oggetto grazie ad Ovan, un giocatore misterioso che gli da il benvenuto all’interno del gioco.

 

La trama riprende dopo 8 mesi, la cui narrazione è affidata alla serie anime collaterale .hack//ROOTS, assolutamente non indispensabile per comprendere le vicende insite nel gioco e di cui si consiglia la visione solo ai più curiosi. Haseo in questo lasso di tempo matura da semplice noob (novellino) fino a diventare un Player Killer Killer (PKK) di livello 133 soprannominato “The Terror of Death“. Il motivo portante di questa evoluzione è legato principalmente alla scomparsa di Shino, amica del protagonista eliminata per mano di un misterioso PK senza nome noto come Tri-Edge. Nel corso del gioco Haseo sperimenterà suo malgrado un ritorno al livello 1 e la perdita di tutti i suoi progressi e dei contatti sviluppati nei mesi precedenti: dovrà quindi fare affidamento su nuovi e vecchi alleati per tornare ad essere “The Terror of Death” e poter quindi rintracciare Tri-Edge per vendicare Shino, esperienza che lo porterà a contatto con i misteri che si celano dietro a The World di cui tutti gli altri giocatori sono inconsapevoli.

 

Do you know about Tri-Edge?

Il pericoloso Tri-Edge

.hack//G.U. Last Recode è un action RPG che replica interamente un’esperienza multi giocatore online in un sistema operativo ALTIMIT MINE OS simulato che permette, una volta effettuato il logout, di scambiare email con i propri compagni di squadra, leggere post sui forum ufficiali e sulle community board oltre che visionare notiziari da tutto il mondo. Tutti elementi utili per comprendere al meglio l’ambientazione collaterale nel mondo reale e come gli avvenimenti nel gioco abbiano in qualche modo ripercussioni anche nella realtà.

Last Recode propone un gioco dentro al gioco

Una volta effettuato l’accesso, il giocatore si muoverà all’interno di The World nei panni di Haseo: il gioco è strutturato in modo tale da alternare fasi esplorative in stile dungeon crawling con livelli generati a partire da sequenze di parole chiave immesse nell’interfaccia dei vari Chaos Gate (portali da cui è possibile accedere a tutte le città e ad altre aree del mondo gioco) a fasi di combattimento PVP in arena. Il tutto è inframezzato dalle battaglie Avatar, delle sezioni in cui il giocatore dovrà affrontare anomalie nei dati e vari boss in una modalità bullet inferno tridimensionale simulata.

Purtroppo da questo punto di vista il gioco lascia intravedere il peso dell’età, le varie aree non sono a generazione procedurale come invece l’ambientazione vorrebbe, sono luoghi tra loro piuttosto simili con pochi elementi differenti tra un’area e l’altra. L’elemento che varia maggiormente è la mappa, dove difficilmente il giocatore dovrà affrontare in due dungeon diversi lo stesso identico percorso. In sintesi esistono tre tipologie di mappe:

 

  • Dungeon: ambientate in luoghi chiusi come grotte o sotterranei al cui termine è possibile trovare la statua di un dio sul cui altare è presente un tesoro contenente un oggetto raro
  • Field: ambientate all’aperto in cui il giocatore per raggiungere la statua del dio dovrà raccogliere tutti i Symbol Fragment e aprire la porta del tempio
  • Boss: solitamente anch’esse all’aperto, prive di un tempio ma dotate di un boss di mappa da sconfiggere per reclamare la propria ricompensa

 

In generale sia le mappe field che boss pur essendo all’aperto sono comunque all’interno di un percorso limitato in modo analogo ai dungeon, rendendo quindi l’esperienza di esplorazione simile indipendentemente dal contesto in cui il giocatore si trova.

 

Il sistema di combattimento è piuttosto spartano e non vanta il dinamismo dei titoli action moderni, gli scontri si svolgono in un’area limitata che viene chiusa dopo che il giocatore ha ingaggiato i nemici. Le squadre sono componibili fino ad un massimo di tre personaggi.

La pressione del tasto X permette di attaccare, il tasto O di parare i colpi mentre con il tasto triangolo è possibile aprire il menu per dare ordini al party o utilizzare oggetti e abilità: operazione che si rivela piuttosto scomoda a causa della necessità di dover aprire continuamente il menu, tuttavia l’intelligenza artificiale è stata migliorata rendendo quest’ultima operazione superflua a patto di definire una strategia adatta alla situazione per ciascuno dei propri compagni: passando, ad esempio, da una strategia offensiva ad una curativa il personaggio smetterà di dare la priorità alle magie ed abilità che infliggono danni per concentrarsi unicamente sulle cure ai personaggi maggiormente danneggiati, continuando ad utilizzare gli attacchi normali qualora nessuno avesse bisogno di recuperare punti ferita.

 

Quando i nemici sono sufficientemente indeboliti brillano di una luce violacea, segnale che è possibile effettuare un Rengeki: una versione potenziata di un’abilità in possesso del giocatore. L’uso delle abilità viene incentivato ed agevolato grazie ad un comodo Skill Trigger che può essere impostato dal menu di gioco e può essere aperto durante uno scontro premendo R1 e un tasto tra i 4 del lato destro del pad.

 

Nell’ambito dell’esperienza MMO simulata offerta nei vari capitoli di cui si compone .hack//G.U. Last Recode è possibile effettuare scambi di oggetti con i propri compagni di squadra e con i PNG, in questo modo potremo disfarci di quell’equipaggiamento obsoleto ottenendo in cambio oggetti più o meno rari/utili. Qualora venissero dati oggetti tramite scambio o regalo ai propri compagni di squadra, questi li equipaggeranno a patto che siano migliori di quelli indossati fino a quel momento. Inoltre i membri del party potranno utilizzare autonomamente oggetti, sempre che li abbiano nel loro inventario: scambiare alcuni oggetti con loro prima di affrontare un boss impegnativo potrebbe fornire la capacità di resuscitare gli alleati anche a chi non sarebbe di norma un curatore.

 

Col remake si ha una riduzione generale della difficoltà che limita i momenti frustranti

In generale l’esperienza di combattimento si rivela essere più statica e lenta di quella presente in titoli recenti dello stesso genere, e certamente non è equiparabile a quella degli action veri e propri, tuttavia è funzionale all’ambientazione e perfettamente in linea con il battle system introdotto nella quadrilogia del 2004 più simile a quanto visibile nella saga di Tales Of. Coloro che hanno apprezzato .hack//Infection, Mutation, Outbreak e Quarantine non potranno fare a meno di notare la similitudine negli scontri, sebbene in .hack//G.U. siano scanditi da un dinamismo maggiore anche grazie ai Rengeki e allo Skill Trigger accennato sopra.

Il remake ha contribuito a ridurre la difficoltà percepita generalmente nel titolo limitandone i momenti più frustranti: originariamente alla morte dei tre membri del party il giocatore veniva rispedito per direttissima al menu principale e costretto a ricaricare dall’ultimo punto di salvataggio, ora è possibile ritentare subito ripartendo dall’ultimo scontro affrontato. Tra le novità segnaliamo anche la possibilità di curare la squadra, una volta per mappa, parlando con le piattaforme sparse su di essa.

 

Graphics Unbelievable

La punta di diamante di questa remaster è senza alcun dubbio il miglioramento generale della grafica, in particolare per quanto riguarda i personaggi. I modelli poligonali sono stati ripuliti e resi più gradevoli e nitidi, permettendo l’identificazione di dettagli che nella versione originale apparivano sfocati o totalmente assenti relegando alle immagini disponibili nel sistema operativo ALTIMIT o sulla copertina delle custodie dei dischi il compito di colmare questa lacuna.  Inoltre sono state ricostruite alcune scene di intermezzo animandole di sana pianta contribuendo ad incrementare le credibilità dei personaggi umanizzandoli ulteriormente, fermo restando che i movimenti labiali non sono stati aggiunti dappertutto e questo potrebbe cozzare con le aspettative dei nuovi giocatori.

 

 

Oltre alla pulizia maggiore delle texture e l’ottima fattura delle animazioni segnaliamo anche un generale miglioramento degli FPS rispetto alla controparte PS2.

 

Il quarto capitolo, realizzato appositamente per Last Recode, non si distacca eccessivamente in termini grafici rispetto ai suoi predecessori d’annata ma allo stesso tempo contiene alcune scene animate realizzate con una tecnica registica differente che mette maggiore enfasi sui personaggi piuttosto che sui loro movimenti nell’ambiente, rendendo questi ultimi apparentemente “scattosi” e al rallentatore rispetto al dinamismo dei tre capitoli rimasterizzati: si tratta comunque di una scelta estetica voluta e non costituisce un difetto tecnico.

 

 

La colonna sonora portante è stata mantenuta fedelmente tra la versione originale PS2 e i capitoli di Last Recode e contribuisce efficacemente a trasmettere al giocatore uno stato d’animo coerente con le vicende narrate a schermo, passando dai momenti più rilassati a quelli di tensione maggiore senza risultare mai invasiva andando a costituire con il doppiaggio, sia giapponese che inglese, un connubio inscindibile. Consigliamo, a chi non teme l’uso dei sottotitoli in inglese, di giocare con il doppiaggio originale giapponese, non perché quello inglese sia effettivamente peggiore (anzi, le voci di Haseo, Sakaki e Ovan risultano essere particolarmente ben doppiate) ma per salvare la credibilità di alcuni personaggi come Atoli, Gaspard e Endrance che altrimenti risultano essere eccessivamente caricaturali rispetto a quanto inteso in origine.

 

This is the truth you’ve been searching for!

Con Last Recode sono state effettuate alcune aggiunte notevoli rispetto a quanto disponibile nel 2006 sui DVD della trilogia, nello specifico è stata introdotta una Cheat Mode che permette a chi ha già avuto modo di godersi l’avventura di Haseo e soci di saltare le sessioni di allenamento andando dritto al sodo della vicenda, si tratta di una aggiunta interessante ma tutto sommato superflua visto il livello di difficoltà ricalibrato al fine di ridurre la difficoltà artificiale prodotta da alcuni elementi particolarmente frustranti.

È presente anche una modalità parodia contenente una serie di filmati tratti dai vari capitoli e ri-doppiati dallo stesso cast del gioco in chiave ironica al fine di creare situazioni surreali e atipiche  per i vari personaggi, come ad esempio una Atoli programmatrice lasciata sola durante un Bug Fix o un Haseo a caccia di fanciulle nel Central District di Mac Anu.

Infine è stato inserito all’interno della compilation anche il cosiddetto Terminal Disc noto anche come End of The World, originariamente presente nella limited edition americana di .hack//G.U. vol.1 Rebirth. Terminal Disc contiene una serie di trascrizioni di alcune registrazioni di Jun Bansyoya, un dipendente della CC Corporation che parla degli avvenimenti al termine di .hack//Quarantine e introduce alcuni elementi caratterizzanti di .hack//G.U. come la scomparsa di Aura e il Progetto G.U. stesso: decisamente una lettura necessaria per comprendere al meglio l’universo meta narrativo che gravita attorno al gioco.

 

.hack//G.U. Last Recode è una remaster monumentale che mette nelle mani dei giocatori un’esperienza totalmente rinnovata di un gioco che ha definito un genere meta-narrativo spianando la strada a esperimenti come Sword Art Online e affini. La visione del mondo degli MMO nel 2002 era ovviamente diversa rispetto a quella odierna, ciò non toglie che contribuisse comunque a creare quell’alone di mistero e magia che spesso dimentichiamo nelle nostre esperienze online che finiscono per diventare quasi sempre solo numeri e dati.

Si tratta di una storia di quasi 10 anni fa, ma l’acquisto del gioco vale la pena sia per chi ha amato la serie classica, sia per chi si affaccia a The World per la prima volta. Una pietra miliare del JRPG moderno che non mancherà di intrattenere con una trama ricca di eventi, colpi di scena e personaggi ben caratterizzati, ognuno dotato di un proprio spessore e di proprie peculiarità tutte da scoprire anche grazie al sistema delle email presente in gioco che permette di comunicare, seppur in maniera semplificata, con i giocatori dietro ai personaggi.

In conclusione...
8.5
“Kirito, levati.”
.Hack//GU Last Recode è una remaster ben riuscita che rispolvera la trilogia di Haseo e compagni riportandola su piattaforme di nuova generazione. La possibilità di giocare con il doppiaggio originale fornisce valore aggiunto all'opera che arriva a garantire minimo tra le 80 e le 100 ore di gioco. Nonostante gli evidenti segni del tempo e la mutata percezione degli MMO nel 2017, il titolo riesce a convincere grazie anche a personaggi carismatici e una narrazione che non manca di colpi di scena. Per chi non lo ha mai giocato si tratta dell'occasione perfetta per conoscere un piccolo capolavoro mai giunto in Europa prima d'ora, per tutti gli altri che lo hanno giocato di importazione sarà l'espediente per effettuare nuovamente log in, sia per giocare solo il quarto capitolo o anche solo per sentirsi dire nuovamente "Welcome, to The World".
Personaggi carismatici
Trama avvincente
Comparto tecnico rimasterizzato
Un nuovo capitolo inedito
Voci originali giapponesi
x Dungeon alla lunga ripetitivi
x In alcuni momenti risente del peso degli anni

due parole sull'autore
Divoratrice di libri, manga ed anime; gamer-girl a tempo perso. Il suo eclatante ingresso nel mondo della tecnologia avviene all'età di tre anni, formattando, non si sa come, il computer dello zio. La sua esperienza di videogiocatrice comincia osservando il padre cimentarsi con Prince of Persia e Quake, salvo poi ricevere un computer tutto suo per iniziare a giocare autonomamente. Preferisce il genere RPG senza ombra di dubbio e serberà per sempre nel cuore il ricordo dell'estate in cui fuse la prima Play Station I giocando Suikoden II tre volte di fila per assaporare la trama fino in fondo.
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