Recensione
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E così è finalmente giunto il momento dell’addio della serie Fire Emblem a 3DS. Dopo due capitoli di enorme successo come Fire Emblem: Awakening e Fire Emblem: Fates lo sviluppatore Intelligent Systems torna sui suoi passi e ci saluta con un particolarissimo titolo: Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia. Ci troviamo di fronte ad un remake del secondo episodio della saga, pubblicato su NES ben 25 anni fa e mai uscito dal Giappone: Fire Emblem Gaiden. Come il titolo lascia intuire, in giapponese la parola Gaiden sta ad indicare uno spin-off od una side story, si trattava di un lavoro sperimentale, che introduceva alcuni elementi caratteristici e ne rimuoveva altri, in un momento storico in cui lo stile di Fire Emblem non era ancora del tutto consolidato. All’epoca Fire Emblem Gaiden non venne del tutto apprezzato dal pubblico nipponico, che lo ha sempre additato come la pecora nera del franchise. Sarà in grado questo remake di contrastare un pregiudizio durato un quarto di secolo? Scopriamolo insieme.

recensione
Fire Emblem: Awakening
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Due regni in lotta

Shadows of Valentia narra la storia di un continente diviso dall’antica lotta tra le due divinità Mila e Duma. Grazie ad un divino armistizio, per secoli i regni di Zofia e Rigel, fondati sui valori delle rispettive divinità, hanno prosperato in pace. Ma quando l’ultimo re di Zofia muore apparentemente senza eredi e l’esercito di Rigel varca il confine tra i due regni tutto è destinato a cambiare: è guerra. Nel gioco prenderemo il controllo di due giovani Zofiani, Alm e Celica, ciascuno a capo del proprio manipolo di eroi. Amici di infanzia, forse per caso, forse per volontà del destino, si ritroveranno a combattere entrambi per la salvezza di Zofia, attraverso due campagne che procederanno parallelamente di pari passo. Shadows of Valentia propone una trama fantasy medievale dal netto sapore classico, andando a riprendere ed espandere quella del originale Fire Emblem Gaiden. Nonostante l’occasionale sentore di già visto, l’eccellente qualità dei dialoghi e la profondità drammatica della sceneggiatura riescono a fare presa sul giocatore, tenendolo incollato per un’avventura di almeno una trentina di ore. Tutto questo anche grazie all’eccellente doppiaggio in lingua inglese, per la prima volta disponibile non solo durante le maggiori sequenze ma esteso a tutti i dialoghi del gioco, con sottotitoli italiani di ottima fattura.

 

Shadows of Valentia: un Fire Emblem più RPG?

Shadows of Valentia eredita l’attitudine sperimentale di Fire Emblem Gaiden ed implementa alcune novità per la serie: una world map interattiva, città esplorabili, dungeon. Superati i primi due capitoli, che fungono da introduzione rispettivamente per il team di Alm e quello di Celica, ci ritroveremo nei successivi a controllare entrambe le squadre in tronconi separati di mappa. Su di essa si sposteranno liberamente anche alcune squadriglie di nemici in modo tale che mentre muoveremo uno dei nostri due battaglioni, l’altro potrà essere raggiunto ed attaccato da dei nemici. La world map non è costituita solo da campi di battaglia per le nostre schermaglie, ma anche da città e dungeon. Mettendo piede in città ed avamposti avranno luogo fasi di gioco in pieno stile visual novel, con dialoghi tra i personaggi, oggetti da raccogliere, NPC da reclutare ed altri che ci assegneranno compiti e quest secondarie. I dungeon saranno invece location come grotte o segrete da esplorare in terza persona, come ci trovassimo all’interno di un RPG tradizionale od un dungeon crawler. Nei dungeon non solo potremo raccogliere oggetti rari e raggiungere le statue della dea Mila, essenziali per far cambiare di classe i nostri soldati, ma dovremo vedercela anche con i nemici che si aggireranno al loro interno. A contatto con un nemico entreremo in una mappa di combattimento, ma se saremo abbastanza agili potremo anche sorprenderli e colpirli alle spalle, permettendoci di iniziare la mappa con un turno di vantaggio ed infliggendo una certa quantità di danno preliminare a tutte le unità nemiche. Questo set di caratteristiche avvicina indiscutibilmente Shadows of Valentia agli RPG più tradizionali piuttosto che agli RPG strategici ed in generale sono un’introduzione felice nel mix di Fire Emblem, che nonostante l’alta qualità delle sue ultime uscite aveva mostrato alcuni segnali di stagnazione.

Fire Emblem Echoes Shadows of Valentia

Parola d’ordine: semplificare

Più radicali ed a tratti discutibili sono le novità introdotte nel sistema di combattimento. Ci troviamo di fronte ad una sostanziale semplificazione del gameplay tipico della serie Fire Emblem. Shadows of Valentia non presenta infatti l’ormai classico sistema triangolare di priorità delle armi. Ogni unità utilizza l’arma tipica della propria classe e non ci sono particolari vantaggi nell’usare un guerriero con lancia contro uno con spada e viceversa. Gli arcieri sono ora in grado di colpire anche nelle caselle adiacenti, rendendosi in grado di difendersi dagli attacchi in mischia e le magie adottano un nuovo sistema che consuma i punti vita dell’unità che le lancia. La durabilità delle armi è stata inoltre rimossa: ogni unità potrà utilizzare indefinitivamente l’arma di cui dispone, anche se potremo assegnare ad essa un’arma speciale che prenderà il posto di quella standard. Le armi speciali livelleranno assieme ai personaggi, permettendo loro di apprendere abilità da usare in combattimento a fronte di un modesto consumo di punti salute. Anche la meccanica del supporto, fondamentale negli ultimi due capitoli della serie, è stata enormemente ridotta. In Shadows of Valentia non ci saranno più attacchi di coppia od unità che intervengo a difendere quelle adiacenti, ma il supporto servirà unicamente a sbloccare conversazioni opzionali. L’effetto principale di tutte queste novità è una netta riduzione della profondità strategica del gioco. La pianificazione strategica rimane uno degli elementi fondamentali per vincere le battaglie in Shadows of Valentia, ma complice anche una certa semplicità e monotonia delle mappe, ora il posizionamento delle unità ha minore importanza rispetto al passato, mentre ne acquistano di maggiore la forza e le statistiche dei singoli eroi. A bilanciare un po’ il tutto arriva la meccanica collegata alla fatica: utilizzando sempre le stesse unità in battaglia e nei dungeon aumenterà il loro livello di fatica, portando a dei malus. Per evitare questo dovremo utilizzare oggetti curativi od applicare una certa rotazione nell’uso dei nostri personaggi, ripristinando un certo grado di pianificazione all’interno del gioco. Le battaglie sono comunque più rapide ed immediate rispetto al passato ed ancora una volta si ha l’impressione che rispetto agli altri episodi della serie ci sia una maggiore componente RPG rispetto a quella strategica. Chi ha scoperto Fire Emblem con Awakening e Fates, poi, si troverà di fronte ad un gioco completamente privo di tutti quegli elementi da “simulatore di appuntamenti che avevano arricchito gli ultimi episodi della serie. Lo potremmo definire un ritorno alla classicità, se Shadows of Valentia non fosse in molti altri aspetti così sui generis. Al contrario alcuni accorgimenti fatti per avvicinare la serie ai neofiti sono stati conservati, come il selettore di difficoltà e la possibilità di scegliere tra modalità classica, con morte permanente dei personaggi in battaglia, e modalità principiante, in cui le unità cadute rientrano nelle nostre fila al termine dello scontro.

Motore che vince non si cambia

Intelligent Systems ha deciso di utilizzare il motore grafico di Fire Emblem: Awakening anche per questo terzo episodio 3DS della serie. Il risultato è molto simile a quanto già visto con i precedenti titoli, con un particolare accento sulle animazioni durante i combattimenti, fluide e soddisfacenti come mai in passato. Di contro soffrono un po’ le ambientazioni durante le fasi dungeon, molto scure e povere di dettagli: probabilmente il team di sviluppo ha incontrato difficoltà nell’adattare il motore di gioco a situazioni per cui non era stato originariamente ideato. Lo stile artistico resta uno dei punti più alti dell’intera produzione. Abbandonato il character design di Yusuke Kozaki visto in Awakening e Fates, stavolta è l’artista Hidari (Toukiden, Atelier) a prestare la sua matita alle illustrazioni del gioco, e l’intera produzione è accompagnata da filmati anime realizzati dallo studio Khara. Di ottimo livello, come sempre, le musiche con tanti temi che richiamano le atmosfere classiche della serie. Completano il quadro una già annunciata stagione di DLC ed il supporto agli Amiibo.

In conclusione...
8
“Pecora nera a chi?”
Fire Emblem Echoes: Shadows of Valentia è un degno titolo per l'addio della serie a 3DS. Si tratta di un Fire Emblem molto diverso da quelli che l'hanno preceduto, ed allo stesso tempo molto familiare. L'aver ripescato e rimodernato un titolo sperimentale come Fire Emblem Gaiden ha creato una situazione particolare in cui Shadows of Valentia è sia un ritorno alla classicità (una trama più impostata e tradizionale, un artwork classicheggiante, l'assenza delle feature da "simulatore d'appuntamenti") sia un gioco che introduce un gran quantitativo di novità rispetto alla nota formula di Fire Emblem. Se da un lato la semplificazione della componente strategica è fin troppo eccessiva, dall'altro elementi come l'esplorazione dei dungeon e delle città riescono a rendere il gioco sempre interessante. Shadows of Valentia non è un titolo migliore o peggiore di quelli che l'hanno preceduto, è semplicemente diverso. Ad Intelligent Systems va un plauso per aver scelto di riproporre quello che era considerato il capitolo meno riuscito di Fire Emblem, una vera e propria pecora nera, donandogli ad un tempo modernità e quella dignità che non aveva mai avuto. Se alcuni degli elementi di Shadows of Valentia sono funzionali solo all'interno dell'unicum che è questo gioco, altri come i dungeon potrebbero essere tranquillamente proposti all'interno dei futuri episodi della serie principale. Ci auguriamo che sia così e che col prossimo capitolo la saga possa debuttare su Nintendo Switch.
Il secondo titolo della saga, per la prima volta in occidente
Ritorno alla classicità dopo gli "eccessi otaku" di Awakening e Fates
Bella idea i dungeon esplorabili
x Eccessivamente semplificato sotto il profilo strategico
x Motore grafico solido ma vetusto
x Potrebbe non piacere a chi si è avvicinato alla serie di recente

due parole sull'autore
Classe 1987, Nintendaro per vocazione, videogiocatore a tutto tondo per passione. Apprezza ogni genere di gioco esistente tranne le simulazioni sportive e passa a leggere, discutere e scrivere di videogiochi tanto tempo quanto ne passa a videogiocare. Uno dei pochi superstiti del team originario de I Love Videogames, è il gaffer residente della redazione.
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