Recensione
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Il 20 giugno 2017 è stata rilasciata la terza espansione di Final Fantasy XIV, capitolo molto atteso dai fan del MMORPG targato Square Enix anche a seguito della cessazione del supporto del titolo su PlayStation 3 accusata di essere motivo di molte delle limitazioni che gravavano sul gameplay del titolo. Dalle varie Letter From the Producer LIVE sono emersi nei corsi dei mesi antecedenti all’uscita svariate indiscrezioni che promettevano novità importanti sul gameplay, una rivisitazione di alcune classi oltre all’introduzione di nuove meccaniche e un sostanziale alleggerimento di tutto il battle system.

Tra le novità principali del titolo rientra anche una ritrovata attenzione per la sorella maggiore dell’ammiraglia di Sony: Final Fantasy XIV: Stormblood è compatibile con PlayStation 4 Pro e ne supporta appieno la maggiore potenza di calcolo e la risoluzione a 4K.

Questa nuova epopea dei Guerrieri della Luce ad Ala Migho è stata all’altezza dei precedenti capitoli? O ci troviamo di fronte ad un’occasione sprecata?

Versione testata: PC/PlayStation 4 Pro.

 

Over Baelsar’s Wall and far away

In Stormblood i giocatori visiteranno per la prima volta il territorio “asiaticheggiante” di Ala Mhigo, luogo descritto da alcuni dei PNG più celebri ma mai visitato dai giocatori da Final Fantasy XIV: A Realm Reborn in poi. La trama ruota principalmente attorno all’idea della riconquista della libertà a seguito della tirannia imperiale perpetrata per mano di Zenos yae Galvus, un samurai figlio dell’imperatore, erede al trono imperiale e governatore della regione di Ala Mhigo.

I Guerrieri della luce dovranno affrontare come sempre temibili mostri e farsi strada in un ambiente la cui popolazione è provata da una lunga guerra di resistenza con tradizioni politiche e sociali diverse da quelle di Eorzea, l’obbiettivo ultimo è la riconquista della libertà cercando di risvegliare le coscienze di quante più persone possibili, indispensabili alleati contro le orde di soldati e macchinari imperiali.

La narrazione alterna fasi di alti e bassi

 

 

La narrazione alterna fasi di alti e bassi, i personaggi nelle scene doppiate sanno essere non solo credibili ma anche diabolici, inquietanti e a tratti malinconici. Mostrando come questo MMORPG voglia spingersi sempre oltre nel valorizzare l’aspetto più cinematografico del titolo con scelte coraggiose in grado di rappresentare non solo trame leggere con i buoni che sconfiggono i cattivi, ma anche trame più complesse in cui vengono per lo meno accennate alcune zone d’ombra dell’animo umano come la rassegnazione e la paura del cambiamento, così come il coraggio e l’eroismo di coloro che sono in grado di non cedervi. Purtroppo al di là della trama principale il gioco è condito da una miriade di side quest più o meno contestualizzate nella trama principale che, se da un lato trovano la loro ragion d’essere nella progressione del personaggio all’interno dei 10 livelli che portano il giocatore dal 60 di Heavensward al 70 di Stormblood, dall’altro vantano un’eccessiva quantità di battute nel copione risultando nella stragrande maggioranza dei casi degli intermezzi noiosi che incentivano il giocatore a saltare rapidamente la scena per ottenere la ricompensa il prima possibile distruggendo ogni cosa gli si pari davanti.

La mancata localizzazione in italiano potrebbe, come sempre, costituire un limite per molti giocatori nostrani dal momento che comunque il livello di inglese, francese o tedesco richiesto per comprendere appieno la trama in alcune fasi è tutt’altro che banale anche a causa di una discreta dose di linguaggio piratesco o arcaico. Per tutti gli altri si tratta di una delle esperienze narrative meglio riuscite tra i titoli multigiocatore di massa in grado di rivaleggiare con la complessità di altre produzioni ben più longeve e blasonate.

Liberty or Death

Nuova espansione solitamente è sinonimo di nuovo level cap e quest’ultimo comporta sempre un’aggiunta di nuove skill. Durante Heavensward, i giocatori erano abbastanza preoccupati per la piega che avrebbe preso il gameplay con l’introduzione di altre abilità in aggiunta alla grande quantità già disponibile, soprattutto per chi si cimenta con il controller e può usufruire di un numero inferiore di tasti. Fortunatamente Square Enix ha svolto un buon lavoro nello snellire e revisionare il battle system, accorpando skill simili, eliminando quelle non sfruttabili, modificando ed aggiungendo trait ed, infine, introducendo per ciascun Job il cosiddetto Job Gauge, un indicatore che entra in sinergia con le skill e si integra tra i vari elementi che il giocatore deve tenere in considerazione nella gestione del flusso del combattimento.

Square Enix ha svolto un buon lavoro nello snellire e revisionare il battle system di Final Fantasy XIV

L’idea alla base di questa novità potrebbe avere avuto origine da un tentativo di svincolare dalle limitazioni parecchio pesanti imposte durante i primi due archi narrativi, tra cui gestione attenta e quasi “matematica” di moltissimi cooldown e gestione dei cosiddetti “proc” (effetti che si verificano una tantum in modo casuale). Moltissimi giocatori cadevano vittima di visione a tunnel, ovvero una concentrazione così focalizzata sulla propria rotation tale da perdere completamente di vista la battaglia, finendo col morire per non aver schivato un attacco ad area o non aver messo in pratica una meccanica di un certo boss. Diminuendo i buff a disposizione di ognuno, rendendo le skill cross class disponibili fin da subito ed introducendo il succitato Job Gauge, Square ha voluto provare a rendere il battle system più leggero da digerire e padroneggiare, imponendo un’unica cosa importante da tenere sotto controllo e permettendo così ai giocatori di avere una visione più ampia e tranquilla dei vari combattimenti.

Infine, la più grande novità di questa patch è sicuramente stata l’introduzione dei due nuovi attesissimi job, Samurai e Red Mage, i quali hanno avuto un successo straordinario, tanto da rendere per i primi tempi quasi impossibile entrare in coda singola per qualunque tipo di contenuto col ruolo di DPS senza essere accompagnati da qualche Healer o Tank.

 

The seas part for we alone

Avendo sospeso il supporto a PlayStation 3 con l’arrivo della nuova espansione, Final Fantasy XIV si è finalmente liberato delle catene che lo tenevano avvinto, potenziando ulteriormente la resa grafica sia su console che su PC. Ciascun giocatore può creare personaggi più o meno realistici a proprio insindacabile gusto personale e la vasta gamma di abiti proposta saprà soddisfare anche gli appassionati di moda più esigenti.

Le nuove ambientazioNI sono BEN dettagliate

Le nuove ambientazioni in stile asiatico sono particolarmente curate e dettagliate, rendendo effettivamente l’idea di una terra nuova e dall’atmosfera tipicamente orientale. Nella città di Kugane si possono addirittura incontrare i cugini sfortunati della celebre Shinsengumi sotto le mentite spoglie di “Sekisegumi“, una squadra di samurai i cui abiti richiamano parecchio quelli tipici della polizia speciale dello Shogunato. In questa nuova espansione è ancora possibile volare ed ammirare i paesaggi dall’alto, ma stavolta è stata aggiunta anche l’esplorazione dei fondali sottomarini tramite un’incantesimo che permette di respirare sott’acqua. Peccato che si tratti di una meccanica utile unicamente come espediente narrativo non aggiungendo di per se nulla di nuovo al combattimento o alle capacità di movimento del personaggio, basti pensare alla totale assenza di cavalcature dedicate al solo ambiente marino rimpiazzata con l’espediente che permette alle mount volanti di “navigare” sott’acqua creando una sensazione straniante alla vista di un Chocobo che “zompetta” allegramente sul fondo del mare.

Tra gli elementi tipici di Final Fantasy XIV non possiamo non citare i Primal (noti in Stormblood anche come Eikon, ndr.), che anche questa volta riescono a spezzare il ritmo narrativo con le loro relative sotto trame della modalità normal e a fornire un livello di sfida più avanzato con le varianti Extreme. Notevole il lavoro svolto da Nobuo Uematsu e da tutti i responsabili del comparto sonoro nella realizzazione della OST di questi scontri così come del Raid, riuscendo a confezionare una raccolta di brani in grado di rimanere impressa nei cuori dei giocatori, molti dei quali non potranno fare a meno di riascoltarla anche dopo aver effettuato il logout.

 

Sayonara PlayStation 3

Come già detto precedentemente l’uscita di Final Fantasy XIV: Stormblood coincide per molti aspetti con l’uscita di scena della versione PlayStation 3 e dell’arrivo del pieno supporto a PlayStation 4 Pro. Dopo il rilascio del firmware 4.50 era già stata introdotta la modalità turbo boost in grado di risolvere alcuni rallentamenti di gameplay nelle zone più affollate rendendo per lo meno giocabile intorno ai

gli sviluppatori hanno messo nelle mani dei possessori di PlayStation 4 Pro  l’anello di congiunzione tra console e pc

30FPS Final Fantasy XIV: Heavensward. Con l’ultima espansione gli sviluppatori hanno voluto superare questo limite tecnologico mettendo nelle mani dei fortunati possessori di PlayStation 4 Pro quello che potrebbe forse definirsi come l’anello di congiunzione mancante con la versione per PC: i giocatori, infatti, possono scegliere la risoluzione attiva e decidere quindi se giocare a 60 FPS con un’eccellente qualità FULL HD 1080, oppure rinunciare a parte della fluidità per un’esperienza 4K a 30 FPS.

Tralasciando l’aspetto estetico si tratta di un salto notevole se paragonato alla versioni precedenti del gioco, rispetto all’edizione per PC anche con configurazioni di fascia alta non si notano sostanziali differenze per quanto concerne la modalità 1080p. Ovviamente rimangono alcune delle limitazioni legate ai controlli come nei capitoli precedenti, sebbene sia possibile utilizzare una tastiera per scrivere nella chat, la gestione del combattimento viene affidata al controller e ad un limitato numero di barre delle abilità a cui corrispondono alcune mappature preconfigurate per spostarsi rapidamente tra di esse nel corso di uno scontro.

Per quanto riguarda il 4K la resa visiva è buona, ma non eccelsa. Le texture risultano pulite e ben definite ma non esenti da difetti e se per coloro che giocano principalmente di ruolo l’estetica del 4K potrebbe costituire un compromesso più che accettabile anche sacrificando la fluidità nei movimenti, diversamente potrebbe essere percepito dai giocatori più esigenti ed affamati di contenuti Savage o Extreme che richiedono riflessi pronti e una certa dose di reattività che potrebbe risultare compromessa se paragonata ai 60FPS del 1080p.

 

 

In conclusione...
8.5
“Ma quand'è che Lyse si mette il vestito figo?!”
Final Fantasy XIV: Stormblood trascina i giocatori in una lotta per liberare gli oppressi, in un vortice di battaglie ed intrighi politici che non hanno nulla da invidiare a trame di titoli più blasonati. Con l'interruzione del supporto a PlayStation 3, Square Enix ha potuto potenziare ulteriormente il comparto tecnico e revisionare il battle system per alleggerirlo e rendere l'esperienza di gioco più leggera e scorrevole. Unico neo a questa "scorrevolezza" è rappresentato dalla quantità spropositata di linee di testo e filmati spesso riassumibili in molto meno tempo: molto testo, che sia doppiato o meno, porta molto più spesso a premere il pulsante "Skip Cutscene" piuttosto che effettivamente godersi la trama. In sostanza comunque, ci sentiamo di consigliare l'acquisto dell'espansione sia ai giocatori nuovi, che possono beneficiare di tutta una serie di bonus, sia ai giocatori di vecchia data che vogliono dare un'altra possibilità a questo MMORPG.
Trama esaltante
Colonna sonora eccellente
Contenuti all'altezza
Battle system totalmente revisionato
x Dialoghi e filmati prolissi
x Non localizzato in italiano

due parole sull'autore
Divoratrice di libri, manga ed anime; gamer-girl a tempo perso. Il suo eclatante ingresso nel mondo della tecnologia avviene all'età di tre anni, formattando, non si sa come, il computer dello zio. La sua esperienza di videogiocatrice comincia osservando il padre cimentarsi con Prince of Persia e Quake, salvo poi ricevere un computer tutto suo per iniziare a giocare autonomamente. Preferisce il genere RPG senza ombra di dubbio e serberà per sempre nel cuore il ricordo dell'estate in cui fuse la prima Play Station I giocando Suikoden II tre volte di fila per assaporare la trama fino in fondo.
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