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Quando uccidere un’Imperatrice non vi basta, potete sempre puntare a una divinità

 

Lo scorso 15 settembre, Bethesda ha finalmente rilasciato sul mercato l’attesa espansione stand-alone di Dishonored 2, La Morte dell’Esterno – che, come è facile intuire dal titolo stesso, ci metterà alle prese con il compito più ambizioso mai affrontato finora nella serie di Dishonored: un confronto diretto con l’Esterno, divinità oscura dell’Oblio.

Negli ultimi dieci giorni, la critica e l’utenza hanno lodato La Morte dell’Esterno senza troppe cerimonie, definendolo a cuor leggero un degno erede di quell’ottima opera che era già Dishonored 2. Noi, oggi, siamo qui per raccontarvi perché avevano ragione.

La Morte dell’Esterno è ora disponibile su PlayStation 4, Xbox One e Steam al prezzo di circa €29,99, e può essere giocato anche se non possedete il gioco originale.

 

Versione testata: PlayStation 4

 

 

La Morte dell’Esterno
Billie Lurk, in arte Meagan Foster

Ricordate Meagan Foster, silente e misterioso capitano della Dreadful Whale in Dishonored 2? Per chi non la conoscesse, fu lei ad aiutare Corvo / Emily Kaldwin nell’avventura principale, accompagnando i nostri protagonisti nel viaggio che li avrebbe portati ad affrontare l’Usurpatrice in persona. All’inizio di La Morte dell’Esterno, sembra che sia già passato diverso tempo dal finale del gioco base: Emily è in carica da molto tempo e ha già agito per portare pace e prosperità nel regno, mentre la stessa Meagan Foster ha ormai riassunto il suo nome originale, tornando a farsi chiamare Billie Lurk. Tormentata dagli incubi, Billie decide però di chiudere i conti col passato cercando redenzione per la sua vita di peccati a Karnaca, dove si dice si sia nascosto il suo vecchio e affezionato mentore.

Daud, però, è ormai vecchio e sempre meno potente, consumato dall’Oblio che tanti poteri gli ha conferito nel corso della vita. Le sue ultime volontà sono chiare: l’Esterno, fonte di tanto potere e di tanto dolore, deve morire una volta per tutte. Sarà Billie, in cerca di redenzione, ad aiutarlo a portare a termine il compito, esplorando un mondo in cui gli abitanti dell’Impero stanno già iniziando a perdere i contatti con l’Oblio e con la sua spietata divinità.

 

 

La donna dai mille volti
Billie avrà a disposizione nuovi poteri, inediti per la serie di Dishonored

Billie, tuttavia, verrà contattata nientemeno che dall’Esterno stesso, che ne corromperà l’aspetto con il potere dell’Oblio e le donerà alcuni poteri del tutto nuovi per la saga. Accanto a Dislocazione, una variante del già noto e utilissimo “Traslazione” della serie originale, troveremo Somiglianza e Preveggenza, due poteri che amplieranno a dismisura le possibilità del giocatore all’interno del mondo di gioco. Nel primo caso, Billie potrà letteralmente “rubare il volto” a qualunque personaggio non giocante – guardia o civile che sia –, al fine di girare indisturbata con un nuovo volto all’interno delle zone più ostili. Questa tecnica sarà indispensabile per superare le zone più “calde” senza essere visti, anche se non potrà ingannare tutti i nostri avversari allo stesso modo. Per “scannerizzare” una zona con discreto anticipo, tuttavia, Billie avrà a disposizione anche “Preveggenza”, che le permetterà di fermare il tempo e vagare in giro sotto forma di “spirito”, contrassegnando nemici e oggetti utili a pianificare le proprie azioni.

Avendo scelto di eseguire una run perfetta fin dall’inizio (“Ombra” + “Fantasma”, vale a dire senza uccisioni o allerte da parte dei nemici), l’uso continuo e studiato dei poteri si è rivelato fondamentale per raggiungere il successo, e non sono stati pochi i casi in cui Somiglianza è diventata una delle risorse più utili dell’intera serie.

 

Somiglianza è uno dei poteri più affascinanti dell’intera serie, e ha richiesto un apposito bilanciamento del mondo di gioco

 

Con un potere così utile e straordinario, ovviamente, si potrebbe pensare che vagare per le aree sia diventato eccessivamente semplice; tuttavia, sappiamo benissimo che Arkane Studios sa il fatto suo, e ogni area è stata sapientemente equilibrata per controbilanciare l’uso eccessivo di Somiglianza. Il numero delle guardie e dei nemici è aumentato a dismisura rispetto agli altri capitoli di Dishonored, e solo raramente ci è capitato di “incastrarci” all’interno di una stanza circondata da nemici – da cui, in ogni caso, siamo riusciti a scappare utilizzando un po’ di sana astuzia.

La Morte dell’Esterno vanta un interessantissimo sistema di missioni secondarie

Un’altra caratteristica molto interessante è data dal sistema dei contratti, che aggiunge una incredibile quantità di divertimento e di colore al mondo di gioco intero: visitando il Mercato Nero, Billie potrà accettare una serie di contratti da diversi personaggi anonimi, contratti che faranno – a conti fatti – da “Missioni Secondarie”. Ed è qui che arriva uno dei colpi di genio dell’intera espansione: piuttosto che spingerci a viaggiare avanti e indietro nel corso del livello, sarà sufficiente completare i compiti richiesti dal contratto per ricevere, poi, la ricompensa in denaro nella schermata riepilogativa della missione. Non solo: i contratti hanno una sorta di “anima” nel loro essere vari, un barlume di umanità che si nasconde dietro un cane bianco da cremare per pietà, dietro un barista malvagio da rapire o dietro altre trovate altrettanto interessanti e splendidamente presentate al giocatore. E, come se non bastasse, ogni contratto deve essere risolto usando il cervello: bisogna capire come far sembrare un incidente la morte di un mimo, oppure decifrare il codice di una cassaforte usando l’ingegno e l’astuzia. Non è un semplice “Raggiungi il luogo, uccidi / ruba, raggiungi la fine della missione”: è qualcosa di più, qualcosa di molto più intenso e ragionato.

 

 

Steampunk e Sublime
La Morte dell’Esterno è un Dishonored allo stato puro

Come al solito, ogni missione potrà essere affrontata con approcci totalmente diversi, ma c’è una differenza rispetto agli altri capitoli della serie: piuttosto che darci un “bersaglio” da uccidere o neutralizzare, La Morte dell’Esterno ci spinge in gran parte dei casi a infiltrarci in determinate strutture, cercare informazioni o rubare oggetti, dando un po’ di varietà rispetto alla classica formula da “cacciatore di teste” già convalidata nella serie principale. Il tutto al fine di trovare il modo per scoprire le vulnerabilità dell’Esterno, accedere all’Oblio e affrontarlo una volta per tutte.

Sarebbe quasi superfluo spiegare come il lato tecnico sia, come sempre, impeccabile: tolta qualche texture in bassa risoluzione (che comunque è lì per compensare l’enorme mole di informazioni a carico della console, si capisce), l’intera Karnaca è meravigliosa da vedere, e persino i caricamenti sono stati resi più rapidi rispetto al gioco base. Colonna sonora, sound-design e comparto artistico sono mozzafiato, mentre l’intelligenza artificiale dei nemici resta ancora un po’ basilare – ma, considerato che questo è un derivato di Dishonored 2, c’era anche da aspettarselo.

Inutile dire quello che tutti, a questo punto, sospetterete già: Dishonored: La Morte dell’Esterno è un’esperienza meravigliosa, un bellissimo regalo di Arkane Studios che ci concede ancora altre 7 ore (circa; dipende dalla run) di avventure in un mondo steampunk, gotico e a tratti spaventoso, che tutti gli amanti della serie dovrebbero necessariamente affrontare. E, nonostante la libertà effettiva del giocatore venga un pelo limitata sul finale (quando prende piede una formula di esplorazione più “guidata” e “a corridoio”), il resto è semplicemente troppo ben fatto per essere ignorato.

E poi, nel New Game Plus, potrete persino riaffrontare l’avventura con i poteri del gioco base, aggiungendo altre ore di divertimento al tutto. Servono davvero altri motivi per consigliarlo?

In conclusione...
9
“Lascia che ti mostri perché mi chiamano "l'Esterno"...”
Dishonored 2 ci aveva stupiti in tanti modi positivi, ed era quasi scontato che succedesse altrettanto con questo DLC. Con pochi, semplici tocchi di stile, "La Morte dell'Esterno" riesce a garantire un'esperienza di gioco varia, divertente e soddisfacente, immersa in un mondo che abbiamo già imparato ad amare nella serie principale. Un degno erede del suo genitore, dunque? Assolutamente sì, e con dei risvolti della trama così interessanti che non possiamo che ben sperare per un ipotetico terzo capitolo della serie; un capitolo che, a questo punto, non vediamo l'ora di poter vivere coi nostri sensi da giocatore.
Sistema di contratti pieno e affascinante
Ottimo comparto tecnico e artistico
Gameplay vario e rinnovato
Trama interessante
x Intelligenza Artificiale ancora ingenua
x Libertà un po' limitata verso il finale

due parole sull'autore
Nato e cresciuto nell'epoca d'oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.
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