Recensione
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Capita sempre più di frequente ritrovare sugli scaffali, digitali o fisici che siano, versioni rivedute e corrette di titoli con già qualche anno alle spalle. Dalle varie edizioni “Final Mix” di Kingdom Hearts (uscite recentemente dal Giappone grazie agli HD Remix della serie) fino alle più o meno furbe remastered per le console di attuale generazione, la propensione a cercare di migliorare il proprio prodotto e di confezionare una “Director’s Cut” non è un fenomeno inedito per l’industria. Ed è proprio con questa idea che Dreadlocks ha continuato a lavorare sull’originale Dex fino ad arrivare alla sua Enhanced Edition, disponibile da qualche giorno anche su PS4 e Xbox One. Scopriamo se ne è valsa la pena.

Versione testata: Playstation 4

Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto

Dex immerge il giocatore in quel futuro prossimo tipico delle opere di finzione dei primi anni ’80 e ’90, dipingendo (a mano) le tinte dispotiche e Cyberpunk di Harbor Prime, la cittadina fittizia che fa da sfondo alle vicende. Protagonista dell’esperienza è ovviamente Dex, una ragazza all’apparenza normale che viene però braccata dal Complesso, organizzazione che nell’ombra controlla tutte le principali corporazioni e che per qualche motivo è intenzionata ad eliminare la donna e tutti coloro che si metteranno in mezzo. Dopo una rocambolesca fuga grazie all’intervento del misterioso Raycast e all’aiuto dell’hacker “in pensione” Decker arriverà il momento dell’addestramento e del contrattacco.

Dex è un prodotto cyberpunk fino alla matrice

Non basta inserire qualche Zaibatsu ed una manciata di “pistoleri del codice” per poter parlare di Cyberpunk. Dreadlocks ha dimostrato fortunatamente di saperlo bene e Dex quindi riesce ad affrontare tematiche (e a confezionare ambientazioni) tipiche del genere ideato da William Gibson: dal classico dilemma etico sugli innesti tecnologici nel corpo umano al controllo delle corporazioni e alla guerra tra questi colossi e gli hacker, sia il filone principale che le missioni secondarie dimostrano di aver fatto i compiti a casa e vanno a pizzicare le corde giuste, proponendo nel mentre una serie di ambientazioni tipiche per il genere (strizzando per esempio l’occhio alla cultura orientale) e mostrando uno spaccato della vita ad Harbor Prime abbastanza “sporco” e grezzo, non tralasciando loschi traffici e attività ai limiti del lecito. Le missioni secondarie poi non sono praticamente mai delle storie parallele alle vicende narrate, ma sono invece direttamente collegate a questa (e, soprattutto, tra di loro) andando a formare una sorta di “corpus narrativo” unico che permette di approfondire i dettagli dietro quello che sta succedendo a schermo e che porterà ad uno dei tre finali possibili dell’opera. L’unica pecca (narrativa) riguarda proprio quest’ultimo aspetto, o almeno uno di questi: senza voler privare il lettore del piacere della scoperta ci limitiamo a dire che uno dei tre epiloghi è troppo criptico e poco approfondito, un trip di colori caleidoscopici dalle tinte fredde ed immagini dall’effetto strobo che però non lascia nulla ad effetto finito.

Non ti serve un filosofo per capire che sei più del tuo corpo umano
A metà strada tra actcion 2d, rpg e metroidvania

Dal punto di vista ludico Dex si sincronizza su una frequenza a metà tra il gioco d’azione a due dimensioni e l’RPG, rubando alcune tinte al platform e dedicando una certa attenzione all’esplorazione (con un risultato finale che si avvicina sotto diversi aspetti al Metroidvania). All’inizio, come Dex, il giocatore sarà spaesato ed intimorito dal mondo di gioco, dato che nelle vesti della ragazza, se si esclude la capacità di collegarsi direttamente al cyberspazio senza ricorrere a nessuna apparecchiatura, è di fatto un essere umano normale senza potenziamenti, una “Solo carne-e-sangue” (secondo la definizione in-game). Le abilità di base della ragazza consistono nella capacità di saltare e in una combo di pugni da due colpi, oltre alla possibilità di parare per azzerare i danni fisici (ma non quelli causati dalle armi da fuoco). Nelle prime fasi insomma più che affrontare i nemici a viso aperto è meglio cercare di coglierli alle spalle, visto che è possibile eliminarli silenziosamente (i loro compagni comunque si insospettiranno alla vista del corpo) se si riesce ad aggirarli. Anche le citate abilità di interfaccia con il cyberspazio all’inizio sono abbastanza embrionali: con un click sulla levetta sinistra è possibile collegarsi alla rete, potendo sulla carta “craccare” i dispositivi elettronici in campo (torrette e telecamere) o, acquistando dei potenziamenti, direttamente i nemici, paralizzandoli per qualche secondo. In realtà però ogni volta che inizia la fase di “hacking” (dove bisogna mantenere l’icona che rappresenta la versione virtualizzata di Dex sopra il bersaglio) si viene presi di mira da virus e altri sistemi di difesa, che in caso di danno abbasseranno il focus della ragazza fino a farlo scendere a zero (causando un danno di 50 punti salute). Col focus azzerato sarà impossibile connettersi alla rete, e bisognerà attendere l’auto-rigenerazione della barra (fino al suo 25%) o utilizzare degli oggetti per rimpinguarne l’indicatore.

Il gameplay è senza dubbio valido; dopo un certo punto però si perde un po’ la sfida

Man mano che si avanza e si sale di livello però si acquisisce sicurezza: ad ogni level up infatti saranno elargiti dei punti abilità da spendere per potenziare le caratteristiche di Dex, spaziando dalla sua abilità nel mercanteggiare con i vari negozianti fino alle abilità con armi da fuoco e corpo a corpo (oltre che con alcuni aspetti legati al cyberspazio). Se prima era un problema già solo andare da un punto a ad un punto b, più si gioca a (e nei panni di) Dex e più diventa naturale dedicarsi alle missioni secondarie o semplicemente all’esplorazione delle varie zone della mappa, diventando un’assassina più abile o una combattente più forte. L’aspetto esplode poi definitivamente una volta che diventa possibile installare gli innesti cibernetici presenti in gioco occupando gli slot a disposizione (facendo bene attenzione, visto che una volta scelto un modulo non si può più tornare indietro). Salti potenziati che permettono di raggiungere zone inesplorate, immunità a fumi tossici o ad attacchi elettrici che consentono di visitare l’improbabile sottobosco di Harbor Prime, moduli che migliorano la capacità di attacco, la resistenza o anche la possibilità, utilizzando dell’equipaggiamento consumabile, di rendersi invisibile per otto secondi agli occhi dei nemici. Anche l’esperienza nel cyberspazio, dove le meccaniche riprendono quelle del twin stick shooter (specie quando si tratta di infiltrarsi in qualche server, dove i nemici sono ben più vari e minacciosi dei virus rossi “a ricerca” che difendono i nemici fisici dall’hacking) progredisce, visto che è possibile installare e potenziare dei programmi alternativi per la modalità di fuoco secondaria: si inizia potendo contare solo sul Dardo, un proiettile di energia capace di perforare le difese ma lineare e molto costoso in termini di energia (che si ricarica gradualmente), ma più avanti nel gioco è possibile mettere mani su software come lo Spammer (che blocca temporaneamente i cyber-nemici) e un utilissimo attacco ad arco, dal raggio più corto ma più ampio. La curva di difficoltà a questo punto cerca di intervenire proponendo qualche nemico alternativo più potente, i soldati corazzati nel mondo reale (più coriacei e impossibili da eliminare in modo stealth) e in quello virtuale, con navette dotate di scudi, buchi neri e altri programmi dai pattern più difficili da prevedere, ma la sensazione è che comunque una Dex ben attrezzata possa fare praticamente quello che vuole trovando un’opposizione non più alla sua altezza (tranne nelle fasi, a ridosso del finale, in cui viene “disarmata” e privata dei suoi innesti). Un peccato, perché come detto il titolo dal punto di vista del racconto si lascia giocare e l’impianto ludico, pur non inventando nulla, invita sicuramente a visitare Harbor Prime e a scoprirne i segreti, cosa che inevitabilmente si traduce nel portare a termine le varie missioni secondarie proposte.

Un I.C.E troppo forte
Dal punto di vista della performance Dex è parecchio sottotono

Ma non è la curva di difficoltà, purtroppo, l’unica nota stonata della produzione, ma la performance tecnica: se infatti visivamente il titolo coglie perfettamente l’atmosfera del filone Cyberpunk e propone scenari (disegnati completamente a mano) davvero convincenti ed adatti al tono del titolo, Dex stecca clamorosamente quando si va ad analizzarne l’aspetto tecnico. Capita troppo spesso che il gioco si blocchi per ripartire diversi istanti dopo, oppure che (soprattutto nelle fasi nel Cyberspazio) lo schermo si oscuri e l’icona rimanga “incastrata” in una parete costringendo il giocatore a ricaricare il checkpoint (fortunatamente, il gioco salva ad ogni cambio di zona) facendo perdere tempo e progressi fatti nel mentre. E non manca nemmeno qualche problema di localizzazione, con dei testi mediamente completi ma che capitano in scivoloni dovuti ad una traduzione affrettata o in parti non tradotte (come l’indicazione per tornare indietro nel menu, rimasta “Back” come nell’originale inglese). È questo, a nostro avviso, il difetto più eclatante di Dex, quello che segna irrimediabilmente la differenza tra un bel titolo con qualche problema ed un must-have da consigliare a mani basse condannando l’opera di Dreadlocks a vivere in una dimensione che sicuramente sta stretta a tutta la produzione, in attesa di qualche patch postuma che metta una pezza a questi problemi.

In conclusione...
7
“C'è bisogno di una Enhanced Edition +”
Tirare le somme a proposito di Dex è un compito sicuramente non facile. Da una parte c'è il desiderio di premiare un impianto ludico più che soddisfacente e, sopratutto, l'umore di una produzione che non ha usato la dicitura "Cyberpunk" con leggerezza ma ne ha colto, e riproposto con una certa bravura, i tratti salienti. Dall'altra c'è quella serie di difetti che ne pregiudica la riuscita finale, specie andando ad analizzare il lavoro di Dreadlocks sotto il profilo tecnico, che va ad ostacolare e a rendere decisamente più opaca la (riuscita) direzione artistica data al tutto. Alla fine, tanti rimpianti di troppo che nonostante tutto non cancellano completamente le sensazioni positive lasciateci da Dex, in attesa di una patch che corregga il tiro.
Cyberpunk fin nelle ossa
Gameplay molto solido
Artisticamente ispirato...
x ... Ma troppi problemi di performance
x La sfida dopo un po' viene a mancare
x Un finale su tre troppo frettoloso

due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
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