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Tra il citazionismo estremo e il tributo, in equilibrio tra buone idee e trovate più infelici: Chronicle Of Innsmouth mette in difficoltà, ma lo sguardo all’opera complessiva lascia pochi dubbi sul giudizio finale

 

Innsmouth. La ridente cittadina di Innsmouth. Uno dei luoghi più noti e amati dai fan/seguaci di H.P. Lovecraft, scrittore americano di inizio Novecento che ha saputo utilizzare la propria fantasia per reinventare la letteratura horror in generale. Un maestro dichiarato dell’occulto, un uomo dalla fantasia sconfinata che anche adesso costituisce fonte di ispirazione, sia stilistica che contenutistica, per un gran numero di storie e opere artistiche. Film, videogiochi, fumetti, racconti e romanzi: non c’è limite al Pantheon lovecraftiano, così affascinante da essere riuscito a ritagliarsi un suo spazio anche nella nostra linea editoriale. Così efficace e ricco di bellezza intrinseca, che un team italiano ha deciso di mettersi al lavoro su un titolo (rilasciato proprio oggi su Steam) per omaggiare il maestro dell’horror americano, pur volendo mettere del proprio in un lavoro che ha tutte le caratteristiche per essere definito “autoriale”.

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Chronicle Of Innsmouth è un’avventura grafica punta-e-clicca di stampo classico ed esplicitamente lovecraftiano, in cui il tratto creativo è piacevole e apprezzabile ma, purtroppo, non abbastanza forte da rendere il titolo un capolavoro. In esso non mancano, però, piccoli tocchi di genio e trovate decisamente riuscite, che analizzeremo nel corso dei paragrafi successivi. Il titolo degli Psycho Dev è già disponibile su Steam al prezzo di €7,99.

 

 

Iä! Iä! Chtulhu fhtagn!
Una trama fedele a Lovecraft…

La trama di Chronicle Of Innsmouth segue abbastanza fedelmente (eccezion fatta per alcune deviazioni dalla fonte) il racconto La Maschera di Innsmouth (The Shadow Over Innsmouth, 1936), scritto da Lovecraft nel 1931 e pubblicato solo cinque anni dopo. La scelta degli sviluppatori non è certamente casuale, poiché al suo interno Lovecraft seppe condensare al meglio il suo stile più raffinato e un gioco di fantasia senza eguali; al punto da far diventare La Maschera di Innsmouth uno dei suoi lavori “più riusciti”, secondo la critica dei tempi e attuale.

In Chronicle Of Innsmouth, il giocatore seguirà il viaggio di un giovane (senza nome) dalla placida Newsburyport a Innsmouth stessa, una semplice deviazione nel corso di un viaggio compiuto per festeggiare la sua maggiore età. Nel tratto che lo avrebbe portato fino alla città di Arkham, il misterioso protagonista scopre, infatti, l’esistenza di una cittadina non segnata sulle mappe e, attratto dai suoi misteri, inizia a indagare per scoprire sempre di più, fino ad arrivare a trascorrere la notte nella piccola cittadina dimenticata. Lì, tuttavia, il giovane scoprirà che la realtà è ben diversa da come è stato abituato a credere, e dovrà fare i conti con uno strano culto oscuro e con schivi e scorbutici abitanti dalle sembianze mostruose e deformi, che si riveleranno di gran lunga più pericolosi del previsto.

… Ma non eccessivamente

Questa la trama del gioco, in parole spicciole; una trama che, appunto, non si discosta quasi mai dal racconto originale di Lovecraft, e che anzi sceglie di infarcirlo con nuovi dettagli per rendere il tutto più colorito e interessante. Peccato che, purtroppo, i pochi tentativi di discostarsi dalla trama e di aggiungere qualcosa di nuovo si facciano sentire e risultino, alle volte, fin troppo forzati, con improvvisi flashback nel passato non meglio giustificati e con l’introduzione di personaggi che nulla porteranno alla trama se non ulteriori domande, le quali potrebbero non trovare mai risposta. Più interessante, piuttosto, risulta l’inserimento di una “confraternita” di “guardiani dell’umanità”, che rispecchiano a pieno la passione di Lovecraft per i complotti governativi; ma ciò non toglie che, in ogni caso, le sezioni nel passato risultino più deboli anzitutto sul piano narrativo (e, per certi versi, anche ludico), aggiungendo pochi elementi interessanti rispetto alla trama e portando a ben poche conclusioni specifiche (nonostante gli evidenti sforzi di costruire una struttura narrativa coerente).

 

Chronicle Of Innsmouth

 

Fedele, ma non troppo

Le piccole aggiunte alla trama non sono, però, l’unico tentativo di discostarsi dalle estetiche lovecraftiane, così come la fedeltà al racconto non è l’unico elemento citazionistico del gioco. Come anticipato in apertura, infatti, Chronicle Of Innsmouth è, sì, un punta-e-clicca, ma non nel senso di The Sexy Brutale: più nel senso di Monkey Island, di Indiana Jones e di tutte quelle avventure grafiche di successo apparse all’inizio dell’era videoludica, da quegli indiscutibili artisti del videoludico che sono stati gli ex LucasArts. E, nel rendere omaggio a questi grandi classici del passato, Chronicle Of Innsmouth ne adotta tanto le estetiche quanto le meccaniche: una splendida grafica retrò in pixel-art (e fatta di sprite bidimensionali) fa da tela bianca per tutte le vicende narrate nel gioco, l’inventario è onnipresente per il 99% dell’avventura e l’interfaccia ospita anche un menù contestuale di nove azioni standard (tra cui figurano i classici UsaParla Con), che permette al giocatore di proseguire nell’avventura con delle linee guida apparentemente chiare e precise.

 

Chronicle Of Innsmouth è citazionistico fino allo stremo, ma porta con sé i problemi classici delle avventure grafiche

 

Il che porta a uno dei primi, grandi punti negativi del titolo: forse nel tentativo di essere criptiche come i punti di riferimento nel passato, le soluzioni agli enigmi e agli scenari sono raramente intuitive, e non di rado troverete la soluzione a un “quadro” semplicemente provando tutte le azioni su tutti gli elementi della stanza. Un approccio randomico, frustrante e a tratti fastidioso, per fortuna mitigato da un sistema di “Hints” che può essere attivato in qualunque momento; ma, nel momento in cui ci si rende conto che bisogna necessariamente Spingere (e non semplicemente “Usare“, come potrebbe anche essere logico) una statuetta per scoprirne un pulsante nascosto sulla parte superiore, appare evidente che qualcosa, nell’ideazione dell’esperienza, poteva aver bisogno di un’attenzione lievemente maggiore.

Nondimeno, il colpo d’occhio è notevole e questo è forse uno dei maggiori pregi di Chronicle Of Innsmouth: il retrogusto vintage si sente ed è tremendamente efficace, tanto più che lo sprite del biondo personaggio principale ricorda vagamente l’immortale temibile pirata Guybrush Threepwood, fortunato e amato protagonista della serie Monkey Island. Insomma, come già detto, il titolo di PsychoDev è ricco di elementi che possono far sorridere più di un giocatore, che sia di vecchia data o un semplice amante di Lovecraft (splendido, in tal senso, il ritratto dello scrittore appeso a una delle pareti della Biblioteca). Allo stesso tempo, tuttavia, c’è l’evidente sensazione che qualcosa non funzioni, e questo qualcosa potrebbe benissimo risiedere anche nell’approccio stesso adottato dagli sviluppatori per raccontare la propria storia: uno stile umoristico scanzonato e leggero, che indubbiamente strappa più di un sorriso, ma che potrebbe non soddisfare a pieno i “lovecraftiani” più puristi, i quali potrebbero rimanere delusi dai toni leggeri e sdrammatizzanti dei dialoghi o della storia (in netto contrasto con l’atmosfera complessiva, e comunque troppo casuali da far pensare a un’operazione di significato voluta). Questo perché il nostro “Guybrush lovecraftiano” avrà sempre la battuta pronta per qualsiasi occasione; e ciò, alla lunga, può andare a diretto svantaggio dell’atmosfera stessa, studiata (di nuovo, per contrasto) per essere seria e oscura.

 

Chronicle Of Innsmouth

 

Il Paradosso Stilistico

Il che ci porta verso uno degli altri problemi di Chronicle Of Innsmouth, stavolta di natura più prettamente tecnica rispetto a prima. Se le scelte degli sviluppatori finora citate possono piacere o non piacere a seconda del fruitore, c’è infatti un elemento irrefutabilmente scarno e sottotono che ci sentiamo in dovere di evidenziarela scrittura.

Un’attenzione formale non eccellente, quasi superficiale

Buona parte di Chronicle Of Innsmouth si ama o si odia con poche sfumature di grigio, e in entrambi i casi dipende dal fatto che si sia o meno in linea con le scelte compiute dagli sviluppatori. Quando si getta un occhio alla scrittura dei dialoghi e dei personaggi stessi, tuttavia, il titolo di PsychoDev ha una ricaduta di stile abbastanza evidente, con una scarsa attenzione alla punteggiatura e scelte formali non sempre eleganti. Siamo ben lontani, quindi, dallo stile solido, pregnante e ricercato di Lovecraft stesso: forse in virtù di un approccio più umoristico alla storia intera (per mediazione del personaggio principale e del suo particolare carisma), i dialoghi sono spesso semplificati o lievemente banalizzanti, e un amante della letteratura lovecraftiana non può – purtroppo – non notare tali aspetti in un gioco che fa del testo (e della narrazione) il suo motore primario, rischiando di compromettersi buona parte della godibilità dell’esperienza.

Parlando della sola caratterizzazione dei personaggi, poi, non è certo un problema che molti siano semplici elementi di contorno, utili ad andare avanti nell’avventura ma senza una reale forza drammatica propria; il problema sorge, piuttosto, quando lo stesso protagonista risulta essere fin troppo leggero per le pretese narrative, e la diretta conseguenza è che la sua evoluzione appare troppo repentina, con un cambiamento improvviso ed evidentemente mal costruito proprio negli ultimissimi minuti di gioco. Se a ciò aggiungiamo il fatto che il finale effettivo tiene il giocatore fuori dall’esperienza, risultando abbastanza deludente (laddove l’epilogo appare invece vicino a Lovecraft e ben strutturato, o forse ben strutturato proprio perché vicino a Lovecraft), ecco che i punti negativi di Chronicle Of Innsmouth sono, infine, tutti sul tavolo.

 

Chronicle Of Innsmouth

Uno dei vari esempi sparsi di trovate geniali all’interno del gioco: un crash intenzionale e preannunciato in-game.

 

La Maschera di Chronicle Of Innsmouth

Questo, tuttavia, non vuol dire che Chronicle Of Innsmouth sia un titolo esclusivamente da buttare, anzi. Nonostante gli evidenti difetti, il titolo degli PsychoDev ha dalla sua diversi punti di forza, che rendono, comunque, l’esperienza abbastanza godibile nel corso del suo svolgimento: sebbene, da un lato, Newsburyport sia apparsa fin troppo classica e “pulita” per i canoni Lovecraftiani, è quando si giunge a Innsmouth che il comparto artistico viene sfoderato in tutta la sua bellezza, favorendo il formarsi di una splendida atmosfera (con tanto di pioggia, tuoni e oscurità) e una maggiore immersione del giocatore nell’esperienza ludica. Non solo: nella sua apparente “debolezza”, Newsburyport presenta comunque una colonna sonora Noir un po’ fuori luogo ma di tutto rispetto, che muta in toni decisamente più oscuri e gotici una volta giunti nella misteriosa cittadina portuale che dà il titolo al gioco. Dopo un leggero scetticismo iniziale, dunque, anche i brani composti dagli sviluppatori riescono a convincere fino in fondo, e così le (poche) meccaniche introdotte occasionalmente in un quadro piuttosto che in un altro: a volte ci sarà richiesto di combinare più oggetti insieme (classica eredità dei punta-e-clicca), altre di sparare a delle creature in movimento, altre ancora di evitare le pericolose sentinelle all’interno dei sotterranei, facendo uso di una visuale simil-isometrica.

 

Citazionismo e atmosfera, tra buone meccaniche e scelte meno fortunate che, per fortuna, non compromettono eccessivamente l’esperienza

 

Insomma, nel complesso la creatività non manca, e lo sforzo creativo degli sviluppatori è evidente soprattutto nel loro tentativo di proporre una “propria visione” del racconto lovecraftiano su Innsmouth. Il problema, semmai, è che Chronicle Of Innsmouth tende a perdere stile, struttura e stabilità proprio quando si allontana dalle ottiche lovecraftiane per portare avanti un proprio discorso; e questo può essere indubbiamente un problema sul piano autoriale, un po’ meno sul piano della godibilità dell’esperienza, che resta comunque sopra la media. Il prezzo decisamente basso a cui potrete acquistarlo, inoltre, fa quasi consigliare l’acquisto nonostante tutti i difetti già analizzati, se non altro per rivivere ancora una volta sulla propria pelle le atmosfere (e i misteri) della tetra cittadina degli uomini-pesce. Anche se, a volte, la sensazione di trovarsi di fronte a una versione punta-e-clicca di alcuni scenari di Call Of Cthulhu: Dark Corners Of The Earth (indubbiamente una delle fonti di maggiore ispirazione per gli sviluppatori) è quasi lampante; ed è fin troppo raro che Chronicle Of Innsmouth esca vincitore dal confronto.

 

In conclusione...
7
“Quando lei vuole vedere il pesce e tu la prendi alla lettera...”
Chronicle Of Innsmouth costringe quasi a sospendere il proprio giudizio fino alla fine dell'esperienza, pur di avere un quadro complessivo dell'opera che permetta di comprendere a pieno le intenzioni degli sviluppatori. E tali intenzioni passano abbastanza chiaramente: il lavoro di PsychoDev punta a una rivisitazione del racconto di Lovecraft in chiave leggermente più leggera e umoristica, con un approccio apprezzabile che - però - potrebbe far storcere il naso a qualche appassionato. Si tratta comunque di un'esperienza piacevole, non eccellente né priva di difetti, ma comunque in grado di garantire qualche ora di coinvolgimento nelle atmosfere tetre e oscure della terribile Innsmouth, grazie a un citazionismo estremo (non solo a Lovecraft, ma alle radici della storia videoludica stessa) e a diverse scelte di gameplay più o meno azzeccate. Il nostro consiglio è di dargli un'opportunità: Chronicle Of Innsmouth è un titolo che, con pochissime sfumature di grigio, si ama o si odia a seconda di chi ne fruisce; e non dovreste assolutamente escludervi la possibilità di essere nella parte "positiva" della barricata.
Atmosfera efficace
Qualche meccanica interessante
Citazionistico fino allo stremo
Fedele al racconto di Lovecraft...
x ... Ma un po' distante in alcuni toni e approcci
x Scelte formali che si amano o si odiano
x Stile di scrittura scarno e poco incisivo
x Alcuni enigmi molto poco intuitivi

due parole sull'autore
Nato e cresciuto nell'epoca d'oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.
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