Recensione
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Come saprà bene chi segue il mercato videoludico degli ultimi anni, i titoli prettamente narrativi sono riusciti a ritagliarsi un vero e proprio pubblico e ad emergere dagli scaffali (digitali e non) grazie ad un linguaggio che ibrida quello dei videogames con quello del cinema. Quelli che per alcuni possono essere visti come “walking simulator”, infatti, per altri possono essere considerati dei film interattivi attraverso i quali ascoltare delle storie spesso affascinanti e ricche di emozioni. Se il mercato cinematografico attuale sta sempre più vivendo di sequel, prequel e trasposizioni di libri/fumetti, lo stesso non si può dire per l’industria videoludica che, di anno in anno, riesce a sfornare nuove IP e nuove storie dal grande carisma e dalla grande sensibilità. Blackwood Crossing, titolo sviluppato dallo studio indie PaperSeven, rientra proprio in quest’ultima categoria e, dopo essersi fatto tanto attendere, raggiunge gli scaffali dei rispettivi store digitali di PlayStation 4, Xbox One e Pc al modico prezzo di circa 15 euro. Basterà una trama interessante e un comparto tecnico di qualità a mantenere alta tutta la produzione? Scopritelo nella nostra recensione.

Versione testata: PlayStation 4

Le avventure di Finn e Scarlet
Blackwood Crossing dimostra di essere un titolo introspettivo e dalle grandi emozioni

La trama di Blackwood Crossing ci vede impersonare Scarlet, giovane ragazza in viaggio con il fratello minore Finn. Le cose, però, cominciano a farsi strane sin da subito, quando i due incontrano un misterioso bambino con la maschera da coniglio e quando Finn viene risucchiato da una misteriosa oscurità. Senza addentrarci troppo nella trama per non rovinare il comparto principale della produzione PaperSeven, vi basti sapere che si tratta di un titolo molto introspettivo e che, nonostante la rivelazione finale possa risultare leggermente scontata, riesce nell’intento di emozionare il giocatore grazie a dialoghi ben scritti e ad un’atmosfera onirica estremamente curata. Ci spiace sottolineare, però, come alcuni cambi scena e caricamenti risultino troppo bruschi e vadano a danneggiare determinati momenti che, altrimenti, avrebbero potuto trasmettere qualcosa di più a livello emotivo. Non ci troviamo tra i punti più alti del genere (qualche dubbio, una volta terminata l’avventura, rimane), ma ci sentiamo di consigliare caldamente l’acquisto di Blackwood Crossing a coloro che hanno amato titoli come Firewatch, Dear Esther, Everybody’s Gone to the Rapture e Gone Home.

Nonostante sia presente un “bivio narrativo” verso la metà della storia, la trama principale non subirà alcuna modifica (se non un paio di linee di dialogo), permettendovi di completare le gesta di Scarlet in poco più di due ore. Ad ogni modo, nonostante la longevità non si dimostri particolarmente elevata, lo sviluppo degli eventi fa il suo corso con il giusto ritmo, evitando di causare quella fastidiosa sensazione di incompiuto che possono trasmettere alcune produzioni meno accurate. Evidenziamo comunque la presenza di un paio di tipologie di collezionabili che, per i cacciatori di trofei/obiettivi, sapranno prolungare l’esperienza di qualche ora in base alla propria bravura.

Il treno dei desideri
Blackwood Crossing non ci prova nemmeno ad essere un titolo ludicamente vario

Per quanto riguarda il puro e semplice gameplay, Blackwood Crossing non ci prova nemmeno ad essere un titolo ludicamente vario, concentrandosi al 100% sulla componente narrativa. È vero, sono presenti un paio di puzzle ambientali, ma per la maggior parte delle volte si limitano a “prendi l’oggetto nell’altra stanza e utilizzalo”, risultando anche difficili da valutare come veri e propri enigmi. Durante l’avventura di Scarlet, però, incontreremo alcuni personaggi dotati di maschera che sembreranno bloccati nel tempo. Per sbloccarli sarà necessario interagire con loro e scoprire, in base ai dialoghi, quale personaggio sta parlando ad un altro. Lo ripetiamo: anche in questo caso la difficoltà è davvero bassa (si parla di un totale di 3-4 coppie di personaggi), ma ancora una volta il tutto è stato ragionato in chiave narrativa e appare evidente come si tratti solamente di un metodo con il quale allungare alcune sequenze e per non far terminare il gioco in ancora meno tempo. Totalmente assente anche la possibilità di correre o camminare velocemente, cosa che dà a Blackwood Crossing un vero e proprio ritmo nelle varie sequenze (scandite dalla velocità della ragazza), ma che risulta fastidioso per coloro che alla seconda/terza run si stanno ancora dedicando alla ricerca di tutti i collezionabili. Sono inoltre presenti un paio di QTE, ma niente di particolarmente rilevante che renda il titolo qualcosa di diverso da quello che vuole essere: un racconto interattivo.

Come si fa a resistere a Ben Ottewell?!
Tecnicamente Blackwood Crossing si dimostra essere un titolo solido

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, Blackwood Crossing si presenta in forma smagliante, con personaggi forti di un character design ispirato e con una modellazione poligonale più che discreta. Questi due elementi, fusi con l’atmosfera di gioco di altissimo livello, riescono a ricreare su schermo una fiaba dai tratti oscuri che ci permette di soprassedere a qualche animazione poco elegante e a qualche calo di frame apparentemente inspiegabile. Impeccabile il comparto sonoro che non solo presenta una splendida soundtrack per gran parte della produzione, ma che riesce a raggiungere il climax emotivo nel finale con la canzone “The Crossing” di Ben Ottewell (che non si trova ancora in internet, ma che dovreste recuperare non appena disponibile). A parte i cali di frame citati poche righe fa, il titolo targato PaperSeven non ci ha presentato altri problemi e la nostra avventura ha potuto completarsi nel più sereno dei modi.

In conclusione...
7.5
“Le citazioni cinematografiche sono una vera chicca”
Blackwood Crossing si dimostra essere un titolo valido, interessante e capace di trattare argomenti profondi con estrema eleganza. Peccato che, una volta concluso il viaggio di Scarlet, qualche leggero dubbio rimanga e che ludicamente il titolo si dimostri essere particolarmente povero. A nulla servono gli scarsi enigmi ambientali che, il più delle volte, appaiono chiaramente realizzati per aumentare la già non troppo lunga longevità del titolo. Ottimo l'impianto visivo e impeccabile quello sonoro, che mescolati assieme si fondono per creare un'esperienza che ci sentiamo di consigliare caldamente agli amanti dei titoli narrativi. Se siete alla ricerca di qualcosa di più complesso, invece, vi conviene rivolgervi altrove, perché in Blackwood Crossing troverete "solamente" una storia poetica e affascinante.
Atmosfera onirica
Trama interessante e dialoghi ben scritti
Tecnicamente solido
Ben Otewell è una garanzia
x Qualche dubbio rimane una volta terminata l'avventura
x Gameplay povero
x Qualche sporadico calo di frame

due parole sull'autore
Il Luca è quell'animale mitologico a metà tra un nerd ed un videogiocatore, ma con la testa di Ca***. Dall'animo tranquillo, pare che questa creatura sia stata vista solamente poche volte in modalità berserk (con ATK+3 e danno da fuoco), ma si narra che, in quei casi, la bestia cambi colore e ripeta solamente una cosa: LUCA SPACCA!
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