Recensione
di
il

Nel bene e nel male e in una maniera o nell’altra, i titoli che riportano il logo di Ubisoft sulla copertina riescono sempre a far parlare di loro dall’annuncio fino all’uscita nei negozi (e molto spesso anche oltre). Assassin’s Creed Unity non poteva quindi fare eccezione, considerato anche se si tratta del primo esponente del franchise ad essere sviluppato appositamente su console di nuova generazione. Ad una settimana dall’uscita nei negozi è quindi il momento di tirare le somme e fare il bilancio di questa escursione parigina della serie: Unity è l’inizio di una rivoluzione oppure ricalca in tutto e per tutto l’”Ancien Régime” cui la serie ci ha abituato?

Versione testata: Xbox One

Gira gira l’elica romba il motor
Al solito, la narrazione oscilla tra due assi temporali…

Come di consueto, la narrazione si sviluppa su due “piani temporali”, che dal presente porteranno il giocatore a rivivere un determinato periodo storico (il teatro delle vicende passate questa volta è, come noto, la Parigi della Rivoluzione Francese). Continuando ad impersonare un protagonista senza volto e nome, nel 2014 il giocatore si trova ad aver a che fare con un nuovo prodotto della Abstergo Entertainment, che permette di rivivere i ricordi genetici salvati in cloud sui server dell’azienda senza dover ricorrere all’Animus. Lo scopo di Helix (questo il nome del prodotto) è quello di cercare all’interno delle memorie genetiche altri Saggi per estrarne campioni di DNA, e al contempo “educare” gli utilizzatori a riconoscere nei Templari il bene che si contrappone al culto deviato degli Assassini. Dopo aver quindi vissuto un brevissima sequenza a proposito dell’esecuzione di Jacques de Molay l’iniziato veste i panni di Arno Victor Dorian.

…Anche se il presente trova meno spazio del solito

In controtendenza con gli altri capitoli “non numerati” della serie, Unity si concentra prevalentemente sulle vicende di Arno, lasciando il giocatore praticamente a digiuno di informazioni su quanto sta accadendo nel presente (laddove invece sia Brotherhood che Revelations “muovevano” gli eventi anche nella linea temporale contemporanea). La narrazione ad ogni modo procede per tutte le 12 sequenze (articolate mediamente in tre missioni principali ciascuna) senza tempi morti o spezzoni noiosi, coinvolgendo di volta in volta alcuni personaggi storici del periodo (come Napoleone e Robespierre) e, come ci era stato promesso durante il Q&A con Nicolàs Guerin, evitando l’effetto “Forrest Gump” e tenendo la Rivoluzione sullo sfondo, piuttosto che piegarla attorno ad Arno.

 

L’insolita minestra
Unity non è la solita minestra: parkour e movimenti sono stati restaurati e garantiscono una migliore azione

Probabilmente la critica più rivolta a tutte quelle serie che ormai sono diventate un appuntamento annuale è quella di propinare ai giocatori “la solita minestra”, aggiungendo qualche feature secondaria e limando qualche dettaglio ma, in definitiva, lanciando sul mercato un prodotto molto simile al precedente. Ubisoft con Assassin’s Creed Unity (quantomeno per quello che riguarda il gameplay) quest’anno rispedisce le critiche al mittente, svecchiando e rinnovando la sua più celebre creatura. Pad alla mano, la prima differenza che balza immediatamente all’occhio è il sistema di movimento rinnovato: il parkour sfoggiato da Arno infatti permette sulla carta movimenti più precisi e flessibili, dedicando (una volta entrati in quella che una volta era la modalità “Alto Profilo”) un tasto alla scalata ed un altro alla discesa. L’effetto è quello di poter controllare meglio i movimenti dell’Assassino durante le scalate, decidendo di volta in volta se rischiare con dei salti più arditi oppure scendere di quota, e migliora anche la situazione “a terra” permettendo di scavalcare (o passare sotto) agli ostacoli in maniera più fluida e rapida. Presa la dovuta confidenza il nuovo sistema di movimento funziona, nonostante mostri un po’ il fianco in talune circostanze risultando un po’ troppo “magnetico” e permettendo movimenti ai limiti del realismo. La “Restaurazione” non si è limitata al solo parkour, andando ad aggiungere anche una serie di movimenti ad uso e consumo delle sezioni più furtive come la possibilità di camminare abbassati (facendo meno rumore) o quella di nascondersi dietro pareti ed ostacoli per poter cogliere di sorpresa le guardie.

L’IA è ancora troppo ingenua

In questo senso è stata anche aggiunta la possibilità di allertare i nemici facendosi vedere per poi sottrarsi rapidamente alla loro vista, lasciando dietro Arno un vero e proprio “spettro” che indica il punto dell’ultimo avvistamento e può essere sfruttato per tendere imboscate o depistare gli inseguitori. Alla luce di queste migliorie di sostanza fa storcere un po’ il naso la mancanza di progressi sul fronte IA avversaria, ancora troppo facile da “fregare” e che anzi in un contesto come quello della Parigi di Unity mette ancor più in mostra tutti i suoi limiti.

Meno turni, più GDR
Anche il combat system si svecchia, riuscendo ad impegnare di più il giocatore

Un’altra delle accuse più spesso rivolte ad Assassin’s Creed riguarda la difficoltà generale del titolo ed in particolare il sistema di combattimento, che per quanto risulti assolutamente in linea con altri prodotti del genere viene minato alla base dalla tendenza dell’IA nemica ad attaccare “a turni”, mai più di uno alla volta. Unity riesce a dare risposte convincenti anche in questo senso: non solo ogni aspetto del titolo (dai vari quartieri di Parigi fino ad ogni avversario presente sulla mappa, passando per missioni e per lo stesso Arno) adotta un sistema a livelli che indica la difficoltà delle missioni o la pericolosità dei personaggi, ma anche il sistema di combattimento finalmente si rinnova e riesce a regalare, specie contro i nemici meglio armati, una vera sfida, grazie a avversari più aggressivi e ad un sistema di parata meno “telefonato” e che quindi tiene di più sulla corda il giocatore. Non si arriva di certo alle vette di frustrazione di un Ninja Gaiden, ma rispetto alla relativa tranquillità cui il franchise aveva abituato il suo pubblico si tratta di un passo avanti. Passo avanti che diventa veramente deciso quando a questa nuova impostazione si va a sposare il sistema di progressione pensato per Arno, capace di scegliere diverse armi (divise in tipologia) sia per quanto riguarda la mischia che le bocche da fuoco e diversi pezzi dell’ “armatura” che lo andranno a personalizzare sia sul fronte estetico che da quello delle statistiche. Il giocatore può quindi costruire un Assassino più votato alla furtività e capace di muoversi come un fantasma, oppure concentrare le sue finanze su rivestimenti che aumentano la salute di Arno, o ancora gli permettono di trasportare più equipaggiamento e infliggere più danni.

 

The Brotherhood
Sia che si giochi con 4 amici che da soli, Parigi è ricca di missioni e contenuti

Senza dimenticare poi la possibilità di acquistare con una valuta ad-hoc (i Punti Abilità) nuove abilità per il proprio personaggio, che oltre a dare la sensazione che questo cresca di pari passo ai progressi ottenuti durante la storia permettono anche di acquistare determinati perk (equipaggiabili uno per volta) che si dimostrano davvero utili quando ci si cimenta nella modalità cooperativa inserita nel gioco (in luogo del multiplayer competitivo comparso a partire da Assassin’s Creed Brotherhood). È possibile giocare assieme ad altri giocatori (fino ad un totale di quattro) alcune missioni pensate appositamente per il multigiocatore, ed è proprio in quest’ottica che le abilità acquistate danno il loro meglio (spendendo bene i propri punti si può “condividere” l’Occhio dell’Aquila con gli alleati, oppure creare dei rifornimenti per l’equipaggiamento sul posto). È possibile anche semplicemente esplorare la città in compagnia, incentivando la raccolta dei collezionabili (su cui Ubisoft non ha di certo lesinato) e rendendola meno fine a sé stessa. L’attenzione dedicata alla co-op però pare non aver sottratto nulla a quella che è l’esperienza “in solitaria”, ricca di contenuti e non priva nemmeno di una certa varietà di situazioni: oltre alle missioni più tradizionali in cui bisogna eliminare un bersaglio e agli eventi cittadini (più ripetitivi, ma generati proceduralmente mentre si gira per la città) Arno può in un certo senso dedicarsi all’investigazione, raccogliendo indizi sui crimini e poi accusando i colpevoli durante le missioni di indagine, o ancora dedicarsi alle Fratture Helix, raccogliendo dati in un dato tempo limite e salvando altri Assassini intrappolati nella simulazione prima che questa collassi allo scadere del tempo. Vanno poi menzionate alcune missioni “ponte” tra una sequenza e l’altra, che permettono di immergersi in periodi storici diversi da quello principale, che risultano un piacevole intermezzo durante le vicende della trama (in una di queste ad esempio l’obbiettivo è scalare la Tour Eiffel in una Parigi sotto l’assedio nazista, abbattendo magari un paio di caccia tedeschi con le armi anti aeree presenti).

La città delle luci
Parigi è bellissima, ma c’è qualche sbavatura di troppo

Dal punto di vista visivo, la Parigi di Assassin’s Creed Unity è decisamente riuscita e dettagliata, capace di regalare un colpo d’occhio veramente notevole e di impreziosire tutti i movimenti di Arno (vestiti inclusi) con animazioni fluide ed inedite, che ben si sposano col dinamismo del nuovo sistema di movimento. Lo scotto da pagare grava però sulla fluidità del titolo, che non riesce a mantenere costanti i 30 fotogrammi al secondo e oscilla spesso attorno alla soglia (arrivando in alcuni edifici anche a mostrare qualche scatto). Vanno poi segnalati alcuni glitch grafici, come ad esempio le famigerate compenetrazioni di poligoni. Un vero peccato considerato quello che tecnicamente il titolo riesce a mostrare, ma va detto che comunque si tratta di difetti che non rendono il prodotto ingiocabile, non precludendo nulla. Acusticamente al solito l’accompagnamento fa il suo dovere, sia che si tratti del sonoro in senso stretto che del doppiaggio dei vari personaggi, espressivo e di rilievo.

In conclusione...
8
“SI chiama Arno, ma a Parigi hanno la Senna”
Assassin's Creed Unity non sarà una rivoluzione paragonabile a quella francese, ma getta le basi per un nuovo corso (dal punto di vista ludico) per la serie e, grazie alle novità proposte, avvia un'opera di restaurazione di tenore diametralmente opposto all'omonimo periodo storico. Dispiace solo per i due difetti principali, ovvero una IA ancora troppo ingenua quando non si combatte e i problemi di fluidità, che pur non precludendo nulla del titolo ci costringono ad abbassare di mezzo punto la valutazione finale di un'esperienza che, tirando le somme, consigliamo ai fan (vecchi e nuovi che siano) della serie.
Tantissimi contenuti
Migliorato il parkour
Combattimenti più impegnativi
Visivamente splendido...
x ... Ma c'è qualche sbavatura
x IA ancora troppo ingenua
x Frame Rate ballerino

due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
Commenta con:
Seleziona il sistema di commenti cliccando sull'icona


Torna su