Recensione Assassin’s Creed Rogue Remastered

A quattro anni dall’uscita dell’originale, Ubisoft ha deciso di rendere finalmente profetico il nostro Luca Mazzocco: Assassin’s Creed Rogue arriva su PS4 e Xbox One e…

Aspettiamo la versione 1080p su next gen!“, dicevamo – o meglio, diceva Luca Mazzocco, visto che il plurale redazionale è una cosa abbastanza paracula – quasi quattro anni fa nel verdetto della nostra recensione di Assassin’s Creed Rogue. E Ubisoft di certo non ha avuto fretta di accontentarci, considerando che in realtà questa rimasterizzazione gira anche in 4K – a patto di giocarla su PS4 Pro o su One X. I motivi? Beh, non c’è dato saperlo con certezza, ma nelle prossime righe chi sta scrivendo proverà a darsi una risposta. Non dimenticando di spendere anche qualche parola sul gioco, ovviamente.

Assassin's Creed Rogue era un esperimento coraggioso, a suo tempo. Oggi? Un'operazione un po' strana, forse addirittura vecchia

Versione testata: PlayStation 4 (su PS4 Pro)

 

Riportiamo le lancette al novembre del 2014, anno di uscita non solo di Assassin’s Creed Rogue ma del capitolo rivoluzionario della serie (in più di un senso) di quella che all’epoca era la nuova generazione di console, Unity. Se quattro anni fa l’IP di Ubisoft non stava vivendo il suo periodo di massimo splendore, ci andava comunque molto vicina: certo, c’era nell’aria ancora un po’ della delusione figlia di Revelations al di sotto delle aspettative e di un Assassin’s Creed III ancora oggi abbastanza controverso, ma Black Flag aveva fatto il suo dovere e – soprattutto – ci si stava per avventurare finalmente nella nuova generazione. Erano i mesi prima della doccia fredda di problemi tecnici che avrebbero azzoppato Unity – la posizione di chi vi scrive, ad anni di distanza, è ancora questa: praticamente uno spin off, ma nel complesso un ottimo capitolo, lontano dal disastro che critica e utenza dipingevano ai tempi – e prima che il flop di Syndicate (e anche quello al botteghino) portassero all’anno sabbatico di pausa, per poi uscir a riveder le stelle con quel capitolo ai limiti del clamoroso e perfetto nuovo inizio che è Assassin’s Creed Origins.

 

Insomma, la serie era ancora un fenomeno, pronto a marcare stretto i giocatori su due generazioni di macchine.

 

E questa rimasterizzazione, bisogna ammetterlo, va a rendere omaggio ad una delle scelte più azzardate che la casa transalpina abbia preso, nei confronti della sua serie principe (in attesa, un giorno, di vedere il “vero” Principe tornare sugli scaffali). Nell’anno di Unity, e dopo anni di uscite stagionali tutte abbastanza simili tra loro – ancora non avevamo avuto la Ezio Collection a sbatterci in faccia il peso di tutte le piccole differenze, di anno in anno – è stato molto facile pensare che Rogue fosse il solito more of the same, qualcosa per fare cassa riciclando assets, meccaniche e motore dai due capitoli precedenti. E – di nuovo, bisogna ammetterlo – un po’ lo è, perché innegabilmente le similitudini ci sono ed una certa operazione di riciclo è palese.

Ma sotto questi elementi c’è anche un certo coraggio.

Non inedito, perché a dirla tutta non è la prima volta che si vestono i panni di un Templare all’interno della serie, però non per questo meno forte o meno macroscopico. Shay Cormac, protagonista nell’Animus, è un Assassino che decide di tradire la causa e passare dalla parte del Padre della Comprensione come aveva già fatto Haytham Kenway, ma questa volta il cambiamento viene vissuto in prima persona prima, durante e dopo la scelta. Il risultato? Rogue, come d’altra parte farà anche Unity, allarga il quadro, uscendo dalla dicotomia che vede gli Assassini come il bene ed i Templari come i cattivi. Prima di diventare la solita corporation malvagia che vuole lobotomizzare il mondo – prima dell’Abstergo e delle sue macchinazioni – c’era dell’altro, un’ideale di fondo di uomini che alla fin fine puntavano alla pace, e anzi prima dell’introduzione del Credo come lo abbiamo imparato a conoscere da Assassin’s Creed II in poi non c’era così tanta differenza tra i due schieramenti. Completato il tutorial, non a caso Rogue sbatte in faccia questa verità al giocatore: è proprio dopo che Altair introduce l’elemento del Libero Arbitrio nella visione della Fratellanza che il conflitto scoppia su scala globale.

Intendiamoci, Rogue non intende riscrivere la storia (non più di quanto non faccia un Assassin’s Creed di solito). Ma semina il dubbio, ed il dubbio è fondamentale per crescere.

 


Per approfondire:
Assassin’s Creed Rogue
 

Solo che appunto, come si diceva, il tutto era stato impacchettato “male”, schiacciato dall’idea di essere l’ennesima scusa per fare cassa su PS3 e 360 e per addolcire la pillola agli investitori, visto che dall’altro lato della scacchiera Unity era il primo capitolo pensato esclusivamente per l’allora Next Gen, all’interno di una serie che mai come prima nel medium aveva parlato a tutti. E dal punto di vista delle meccaniche, per quanto qualche novità ci sia – e sia ovviamente legata a doppia mandata al fatto di giocare come Templari, per esempio il doversi guardare le spalle dagli attacchi delle sentinelle (Assassini in incognito, che richiedono un approccio ed un’attenzione simile a quella sperimentata nelle modalità multiplayer di Brotherhood e Revelations) – non si può dar torto a queste voci. Non al 100% quantomeno, perché è innegabile che le novità manchino.

 

A quattro anni di distanza, se possibile, è ancora peggio.

 

Se giocare Rogue in parallelo a Unity voleva dire tornare indietro di una generazione, affrontare Rogue Remastered dopo Origins è quasi fare due passi indietro.

 

Nonostante tutto il male che si possa dire del capitolo parigino, bisogna riconoscere che andava a svecchiare e a rendere più fluido il sistema di roaming di gioco, anche complice il ritorno ad ambientazioni più funzionali al DNA originario della serie. Rogue chiaramente mette da parte tutto questo, ripresentando il “vecchio” sistema di movimento e reinserendolo in un contesto più simile a quello del terzo e del quarto capitolo, dove tra le altre cose bisogna anche ricordare non fosse il protagonista principale (vista la presenza delle battaglie navali). Una direzione che, dopo la seconda rivoluzione di Origins ed il suo taglio a la The Witcher 3, appare ancor più anacronistica. Un vero e proprio doppio salto all’indietro, per quanto il non venire da anni e anni di capitoli con la stessa struttura possa giocare a favore di Rogue Remastered.

Verdetto
7.5 / 10
Templar's Creed
Commento
Il consiglio di chi sta scrivendo? Beh, da appassionati della serie Rogue è un capitolo da affrontare. Sia perché – come detto – semina il dubbio (ed è una cosa positiva, anche se non lo sembra) che perché all'epoca era stata una mossa non da tutti, per quanto indubbiamente Ubisoft giocasse ancora sul sicuro. E dovendo affrontarlo, perché non farlo in alta definizione (o in 4K) con tutti gli extra del caso? Bisogna però ammettere che le meccaniche siano invecchiate visto che la serie ha fatto non uno ma due balzi in avanti.
Pro e Contro
Semina il dubbio
Narrazione interessante

x Inevitabilmente invecchiato

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