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Another Lost Phone: Laura’s Story è il secondo titolo del team di sviluppo francese Accidental Queens, rilasciato a distanza di pochi mesi dal precedente A Normal Lost Phone. Come il gioco dello scorso Febbraio anche Another Lost Phone utilizza l’escamotage narrativo del ritrovamento di un cellulare smarrito per spingere il giocatore ad immergersi nelle sue app di messaggistica e ricostruire una storia, frammento dopo frammento. Anche questa volta il titolo è disponibile al prezzo di € 2,99 su piattaforme Android, iOS e Steam.

VERSIONE TESTATA: ANDROID

recensione
A Normal Lost Phone
Immaginate di trovar per strada un cellulare abbandonato. Lo terreste per voi? Lo portereste alla polizia? Oppure cerchereste all'interno delle sue applicazioni informazioni per contattare il proprietario e tentare di restituirlo? Da questa premessa ...
Another Lost Phone: un’esperienza ludonarrativa

Per chi ha giocato il precedente lavoro di Accidental Queens, Another Lost Phone risulterà immediatamente familiare. Il gioco si presenta come un mock up della schermata di un cellulare, che il giocatore ha fittiziamente ritrovato abbandonato. Sarà quindi la nostra curiosità (o la volontà di scoprire dove si trovi il proprietario, per restituirlo) a spingerci ad esplorare i contenuti del device. Saremo chiamati a ricostruire, a ritroso, la storia della proprietaria del telefono, Laura, mettendo insieme le informazioni che troveremo negli SMS, conversazioni, foto ed email del cellulare. Anche questa volta il gioco è strutturato a strati: alcune funzionalità ed applicazioni saranno inizialmente precluse al giocatore, bloccate da password ed app di sicurezza. Man mano che ricostruiremo gli avvenimenti degli ultimi mesi della vita di Laura scopriremo però indizi su come dedurre parole chiave ed ottenere l’accesso ad informazioni sempre più importanti per comprendere la vicenda nella sua interezza. Another Lost Phone è quindi un’esperienza in cui la componente narrativa predomina nettamente su quella ludica, limitata alla risoluzione di qualche enigma.

Alcuni giochi sono una cosa seria

Quella appena delineata è però la cornice perfetta per lo scopo che Another Lost Phone si prefigge. Non ci troviamo infatti di fronte solo ad un gioco: come nel caso di A Normal Lost Phone gli sviluppatori hanno deciso di sfruttare il medium per fare opera di sensibilizzazione su alcune importanti problematiche sociali. Se il precedente titolo verteva infatti attorno a tematiche legate all’universo LGBT ed all’omotransfobia, Laura’s Story è invece incentrato sul tema delle donne intrappolate in relazioni tossiche con partner violenti e manipolatori. Ancora una volta viene quindi messa al centro dell’attenzione una problematica molto scottante e d’attualità (basti pensare alla frequenza dei casi di violenze e femminicidi in Italia), e ciò viene fatto non solo con tatto e delicatezza, ma anche con cognizione di causa ed un certo intento informativo. La storia del gioco, neanche a dirlo, svolge perfettamente questo ruolo, riuscendo al contempo ad appassionare l’utente. Gli sviluppatori hanno anche dimostrato di aver fatto tesoro delle critiche ricevute dal precedente titolo, in cui in un paio di occasioni ci trovavamo ad utilizzare le app di messaggistica fingendoci i proprietari del telefono. Se questo portava ad una varietà di situazioni leggermente superiore, dal altro lato sollevava delle questioni etiche e morali assolutamente fuori luogo per il tipo di esperienza che Accidental Queens aveva ideato. Niente di tutto ciò avviene in Another Lost Phone, ed il titolo ne guadagna in coerenza ed efficacia tematica. L’unico lato forse davvero negativo è la ridottissima durata dell’avventura, completabile nel giro di un paio d’ore: questa volta il focus è tutto su Laura e sono ben pochi i detour ed i dettagli di contorno raccontati. Probabilmente dare maggiore spazio nelle conversazioni a personaggi secondari e non direttamente implicati nella vicenda avrebbe contribuito a rendere più solidi tanto il setting quanto la narrazione.

Un cellulare per finta

Un grosso plauso si merita Accidental Queens riguardo alla realizzazione grafica del titolo. Piuttosto che riciclare il mock up realizzato in occasione del precedente titolo, le sviluppatrici francesi hanno preferito ricreare da zero una nuova interfaccia per il cellulare di Laura, altrettanto credibile ed istintivamente funzionale. Anche le tonalità scelte rispecchiano con cura il diverso tono di questa avventura: non più quelle dai colori accesi e vivaci di un adolescente alla scoperta di sé, ma i bianchi e neri eleganti di una giovane donna in carriera. L’esperienza è accompagnata da una piccola selezione di brani di qualità realizzati artisti francesi, disponibile per l’ascolto e l’eventuale acquisto su Bandcamp, mentre facciamo notare l’assoluta bontà della traduzione integrale in italiano, essenziale per un titolo così fortemente narrativo.

 

In conclusione...
Si
“Fammi vedere il cellulare che sono geloso”
Another Lost Phone è un altro centro per Accidental Queens e porta avanti il discorso di sensibilizzazione su importanti problematiche sociali iniziato con A Normal Lost Phone. Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una storia ottimamente scritta e raccontata e a delle meccaniche funzionali nella loro essenzialità. Stavolta l'avventura è ancora più concentrata sulla protagonista e sulla sua storia, regalando un'esperienza da un lato più significativa, ma dall'altro più breve e meno varia. In virtù di ciò il prezzo di 2,99 €, lo stesso del predecessore, potrebbe apparire leggermente alto. Non ce la sentiamo tuttavia di criticare la scelta delle sviluppatrici data l'alta qualità ed il nobile intento del gioco. Sicuramente non vediamo l'ora di sapere se in futuro ci saranno altri telefoni smarriti e quali storie nasconderanno.
Storia ben scritta
Tratta una tematica molto importante
Colonna sonora e look piacevoli
Ottima localizzazione italiana
x Più corto del predecessore
x Forse più un'esperienza che un gioco vero e proprio

due parole sull'autore
Classe 1987, Nintendaro per vocazione, videogiocatore a tutto tondo per passione. Apprezza ogni genere di gioco esistente tranne le simulazioni sportive e passa a leggere, discutere e scrivere di videogiochi tanto tempo quanto ne passa a videogiocare. Uno dei pochi superstiti del team originario de I Love Videogames, è il gaffer residente della redazione.
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