Recensione
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Immaginate di trovar per strada un cellulare abbandonato. Lo terreste per voi? Lo portereste alla polizia? Oppure cerchereste all’interno delle sue applicazioni informazioni per contattare il proprietario e tentare di restituirlo? Da questa premessa nasce A Normal Lost Phone, titolo indipendente realizzato dal collettivo francese Accidental Queens, inizialmente come prototipo per la Global Game Jam 2016 ed oggi disponibile in versione completa su Android, iOS e Steam alla modica cifra di 2,99 €.

VERSIONE TESTATA: ANDROID

 

A Normal Lost Phone

A Normal Lost Phone si presenta come un mock up della schermata principale di uno smartphone e del suo sistema operativo, con alcune applicazioni essenziali: meteo, calcolatrice, app di messaggistica, browser internet e così via. Inizialmente saremo limitati all’uso delle sole applicazioni offline: scopriremo infatti di non aver credito telefonico e di non conoscere la password della wi-fi cittadina. In questo modo il gioco ci indirizzerà in maniera non troppo velata ai messaggi che il proprietario, un ragazzo diciottenne di nome Sam, ed i suoi contatti si sono scambiati nei giorni precedenti. Questo sarà anche lo stratagemma che permetterà ai giocatori meno curiosi e voyeuristi di prendere sul serio l’esplorazione delle conversazioni private di Sam: una serie di SMS inviati dal padre faranno capire che Sam è scomparso la sera del suo diciottesimo compleanno, che la sua famiglia è molto preoccupata e che vorrebbe rivolgersi alla polizia. Ma cosa è davvero successo? Sam è forse in pericolo? L’urgenza della situazione permetterà di superare facilmente le possibili remore dovute all’invasione della privacy di Sam e ben presto ci ritroveremo a scorrere decine di conversazioni, alcune banali ed ordinarie, altre misteriose, inintelligibili per chi non ha (ancora) conoscenza dei fatti e delle persone menzionate. Un po’ come succedeva in Her Story, le frammentarie e confuse informazioni che ricaveremo serviranno sì a mettere in moto l’immaginazione del giocatore che tenterà di ricostruire i tasselli mancanti, ma anche come chiave per sbloccare ulteriori sezioni e funzioni del cellulare. Attraverso una delle conversazioni scopriremo infatti la password della rete wi-fi, e potremo quindi accedere alla casella di posta elettronica del ragazzo. In questo modo avanzeremo di strato in strato, passando per un’app di incontri, un forum online, la cartella privata di Sam, scoprendo sempre più elementi sulla vita del ragazzo e sulle circostanze della sua scomparsa.

A Normal Lost Phone

 

Privacy e segreti

Le password per ciascun servizio non verranno comunque semplicemente date al giocatore, ma dovranno essere dedotte, ricavate, indovinate a partire da indizi disseminati nelle conversazioni, costringendolo ad uno sforzo di pensiero laterale. Nonostante questa componente di puzzle solving, il nocciolo di A Normal Lost Phone è la sua narrativa, ed il gioco non potrebbe funzionare se questa non fosse di alta qualità. Fortunatamente è proprio questo il caso, e ci troviamo di fronte ad un titolo scritto ottimamente ed ottimamente tradotto in italiano, che va a toccare temi importanti come il raggiungimento dell’età adulta, le amicizie, l’amore, la scoperta di sé, l’identità di genere, l’omotransfobia ed il bigottismo. Come è facile intuire A Normal Lost Phone affonda le sue radici nell’universo LGBT ed esplora tematiche relative alla transessualità. Lo fa evitando luoghi comuni e volgarità, mantenendo sempre tatto e sensibilità. Alcune sezioni hanno per il giocatore un intento evidentemente e forse eccessivamente didattico, ma visti i numerosi pregiudizi su questo argomento non si può dire che non sia utile o necessario. Al contrario le tematiche dell’invasione della privacy, del quanto sia moralmente giusto curiosare nella vita privata di un’altra persona, del voyeurismo del giocatore, non vengono esplorate quanto la premessa del titolo lascerebbe intendere e restano sommerse per tutta la durata dell’avventura. È chiaro che l’intento degli sviluppatori fosse un altro e che questi abbiano preferito concentrarsi su di un solo argomento, fornendo al giocatore una scusa, l’ipotetica condizione di pericolo di Sam, per ignorare queste tematiche. Eppure in un paio di occasioni saremo chiamati ad inviare dei messaggi, interagendo al posto di Sam con alcuni suoi contatti, ed il dilemma morale del farlo o meno, anche se a fin di bene, sarebbe stato interessantissimo da esplorare. Peccato.

 

 

Perfetto su mobile

Come accennato all’inizio A Normal Lost Phone simula la grafica del sistema operativo di uno smartphone. In questo modo riesce ad essere particolarmente immersivo, soprattutto se giocato proprio su cellulare Android o iOS, dove ogni applicazione si comporta esattamente come farebbe nella realtà. Di contro le varie immagini presenti nel gioco, come foto, sfondi e quant’altro sono artwork disegnati a mano, con stile delicato e molto gradevole alla vista, perfettamente in linea con il tono del gioco. Particolarmente curate sono le musiche del gioco, che consistono in una dozzina di brani realizzati da altrettanti artisti indipendenti, acquistabile online secondo la formula “paga quanto vuoi” su di un bandcamp dedicato. Secondo i ritmi ed i tempi di ciascun giocatore il titolo è particolarmente adatto ad essere usufruito in mobilità, proprio con la stessa facilità con cui si potrebbero controllare i messaggi sul proprio smartphone. Se si decidesse di affrontarlo in un’unica seduta è possibile terminarlo nel giro di un pomeriggio, durata più che adeguata per la bassa barriera d’ingresso costituita dal prezzo di 2,99 €.

In conclusione...
Si
“Un cellulare dentro il cellulare”
A Normal Lost Phone è un titolo senza dubbio interessante, che sfrutta il frame di altri titoli indipendenti come Her Story per far arrivare al giocatore la sua storia. È una storia piccola, personale, non per questo non importante o non emozionante. È una storia scritta molto bene, che gode di una traduzione italiana davvero eccellente, e che ci porta, con tatto e sensibilità, alla scoperta di una parte del mondo LGBT. Il suo basso prezzo, la sua interfaccia grafica e la sua struttura lo rendono particolarmente adatto ad essere giocato su mobile, e non possiamo fare a meno di consigliarlo, soprattutto a quei giocatori che hanno a cuore le tematiche LGBT e gli sviluppatori che portano avanti con coraggio la battaglia per l'inclusività nei videogames. Unica pecca: le premesse del gioco avrebbero lasciato ampio spazio per introdurre dilemmi morali ed il tema dell'invasione della privacy, ma gli sviluppatori hanno preferito non concentrarsi su di essi.
Storia coinvolgente e ben scritta
Tematiche LGBT esplorate con sensibilità
Eccellente traduzione italiana
Prezzo davvero accessibile
x Nessun approfondimento sul tema della privacy
x Forse un po' corto

due parole sull'autore

Classe 1987, Nintendaro per vocazione, videogiocatore a tutto tondo per passione. Apprezza ogni genere di gioco esistente tranne le simulazioni sportive e passa a leggere, discutere e scrivere di videogiochi tanto tempo quanto ne passa a videogiocare. Uno dei pochi superstiti del team originario de I Love Videogames, è il resettler residente della redazione.

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