Anteprima
di
il 7 dicembre 2017, 10:46

In Giappone è IL gioco di ruolo per antonomasia, quello che tutti vogliono, dai più piccoli agli anziani. Stiamo parlando di Dragon Quest, che a distanza di 8 anni dall’ultimo capitolo principale, il IX (il X non è da considerarsi tale in quanto un MMORPG) torna alla ribalta con Dragon Quest XI: Echoes of an Elusive Age, uscito nella terra del Sol Levante lo scorso 29 Luglio con tanto di conferma per il rilascio in Occidente nel 2018. Ovviamente noi di I Love Videogames non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione e abbiamo provato in maniera approfondita la versione giapponese del gioco su PS4, pronti a riportarvi le nostre impressioni.

Versione testata: PlayStation 4

Colui che deve salvare il mondo

Passano gli anni ma la trama di Dragon Quest è quasi sempre il classico del genere: il protagonista è l’eroe con il compito di salvare il mondo dalle forze del male. Dragon Quest XI si apre con un piccolo video introduttivo, ambientato anni prima l’inizio del gioco che vede i sovrani di alcuni paesi riuniti insieme, mentre discutono di qualcosa di non troppo chiaro, successivamente il palazzo verrà attaccato da un orda di mostri, il cui obiettivo sembra essere un neonato con un simbolo sulla mano: si tratta del nostro protagonista, reincarnazione di un eroe che secoli prima salvò il mondo da una terribile minaccia. Dopo una breve fuga il piccolo viene trovato da un passante e successivamente adottato. Passati 17 anni e dopo una prova speciale, il nostro eroe è pronto per partire per un viaggio, alla scoperta del mondo e del compito a cui è destinato dalla nascita. Da questo incipit si può pensare sempre alla solita minestra riscaldata ma Yuji Horii e il suo team hanno dato vita a qualcosa di memorabile. Il cast, i personaggi secondari, gli avversari, praticamente chiunque non sia un NPC porta con sé storie tutte da vivere e scoprire che quasi fanno passare in secondo piano la semplicità della trama di base, sulla quale ovviamente preferiamo non soffermarci troppo finché non faremo una recensione della versione italiana. Va detto però che la storia di DQXI è narrata magnificamente, tra colpi di scena, rivelazioni e momenti toccanti che fanno scendere inevitabilmente qualche lacrima. Purtroppo il gioco non presenta alcun dialogo doppiato, cosa che va a incidere parecchio sugli eventi e la scelta di Square vista l’importanza della serie continua a far discutere ancora oggi.

Il cammino dell’eroe

Lasciato il villaggio di Ishi è subito chiaro come ci si ritrovi davanti ad un mondo di gioco enorme, anche più di Dragon Quest VIII. Non a caso fin da subito sarà possibile spostarsi a cavallo, richiamabile tramite appositi punti sparsi nella mappa, ma in ogni caso passeremo la maggior parte del tempo a muoverci a piedi. Quello che colpisce di Dragon Quest XI è la sensazione di “vero” che permea il titolo. I mostri sul campo, ad esempio, generalmente si fanno gli affari loro, alcuni dormono, altri si azzuffano con i loro simili e via dicendo. Inutile dire che una volta vicini la loro attenzione sarà tutta su di noi e partirà lo scontro. Proprio nella battaglie è introdotta una delle novità di DQXI, ovvero la possibilità di usare due sistemi di combattimenti diversi.
La prima modalità è quella “cinematografica”. Questa non è altri che la classica modalità di combattimento di tutti i DQ recenti, dove con ogni personaggio, rigorosamente durante il suo turno, ci ritroveremo a selezionare una mossa e questa sarà effettuata tramite inquadrature particolari, che esaltano l’attacco stesso.
La seconda, invece, è la modalità “libera”, con il giocatore che potrà muovere liberamente un personaggio durante il suo turno in un spazio delimitato. In ogni caso il sistema di base è sempre quello dei JRPG a turni, determinati sempre in base alla velocità di chi combatte, nemico o alleato.
Per quello che riguarda l’esplorazione, la nostra avventura ci ha portato a visitare ogni tipo di luogo, da regni esotici fino a quello sottomarino, da cime innevate a interni di vulcani attivi con tutti i pericoli del caso. Inutile dire che per raggiungere certi luoghi occorre molto tempo sia a cavallo che a piedi o con la nave, utilizzabile arrivati a circa un terzo dell’avventura. E che dire delle città, ognuna con i suoi luoghi e costumi diversi tra loro. Una gioa per gli amanti del genere per un gioco che richiederà 100 ore se non più per essere completato.

L’unione fa la forza

La seconda novità di DQXI è senza dubbio legata ai Zone e Link System. Per l’undicesimo capitolo gli sviluppatori hanno abbandonato la possibilità di accumulare tensione, cosa che invece possono ancora fare i nemici, per introdurre questi due sistemi particolari.
Lo Zone System è uno stato simile alla tensione, ma che si attiva soltanto quando un personaggio riceve un certo numero di danni. Una volta attivato non solo subiremo meno danni, ma tutte le nostre statistiche subiranno un innalzamento notevole la cui durata non termina alla fine dello scontro, ma per più battaglie. Il Link System dal canto suo è utilizzabile soltanto quando due o più personaggi hanno lo zone attivato. In parole semplici si tratta di un modo per utilizzare attacchi combinati tra i vari personaggi. Da semplici attacchi in coppia a mosse difensive fino a skill corali devastanti che non lasciano scampo al nemico. Mai nel passato utilizzare saggiamente i personaggi è stato così importante in un Dragon Quest e queste novità sono molto gradite. Quanto alle abilità, che siano singole o per il link, queste si sbloccano tramite dei punti ottenuti salendo di livello, in maniera praticamente identica a quanto accadeva in DQVIII. Ogni personaggio ha il suo stile di combattimento ed è in grado di usare armi diverse, inoltre alcuni sono in grado di impugnare due armi contemporaneamente, spade, boomerang o pugnali.

Ora che si fa?

La domanda che ci poniamo nel paragrafo è una ricorrenza per tutto il gioco, non perché non si sa quale sia il prossimo obiettivo, visibile nella mappa del mondo con un punto esclamativo rosso, quanto per il fatto che spesso e volentieri il giocatore si ritrova con l’imbarazzo della scelta per le attività da svolgere. Possiamo esplorare la mappa alla ricerca di tesori e dungeon nascosti o passare del tempo a girare le città, smisurate in certi casi, rilassarci alle terme o giocare d’azzardo al casinò, un elemento classico della serie che torna anche qui. In alternativa possiamo dedicarci al minigioco delle corse dei cavalli, profondo e divertente come pochi dove ci ritroveremo a gareggiare su vari circuiti contro tre avversari controllati dall’IA con diversi livelli di difficoltà. Tutto qui? Certo che no, sia nelle città che durante i nostri viaggi incontreremo sia umani che mostri in cerca d’aiuto che ci daranno svariate quest secondarie da portare a termine, sebbene queste risultino un po’ troppo riciclate alla lunga. Per finire, molte ore di gioco le passeremo senza alcun dubbio alla forgia, fondamentale per creare nuovi equipaggiamenti in quanto quelli venduti nei negozi sono nettamente inferiori. Per creare un oggetto di qualsiasi genere però, non basta solo avere gli ingredienti ma il giocatore dovrà effettivamente lavorarli in quello che è a tutti gli effetti un altro minigioco. Alternando calore ad acqua fredda e potenza della martellate, il nostro oggetto prenderà forma e se riusciremo a raggiungere un punteggio specifico in ogni parte, la nostra creazione sarà potenziata ulteriormente.
La carne al fuoco in Dragon Quest XI è veramente tantissima e farà la gioia degli amanti del genere.

Tutto molto bello, oppure no?

È difficile lamentarsi del gioco a livello tecnico, eppure i difetti ci sono e sono anche evidenti. Tanto per cominciare le inquadrature in certi frangenti non ci fanno vedere proprio niente, cosa che causa l’attacco preventivo del nemico con rischio di relativo game over, frutto di una difficoltà calibrata non benissimo, con nemici che di solito non sono mai pericolosi ma che in altri casi sono in grado di spazzare via tutto il party in un istante. Un altra nota negativa è senza dubbio l’assenza del doppiaggio come già anticipato. Questa sarà anche giustificata su 3DS, viste le dimensioni della scheda, ma su PlayStation 4? La scusa di non voler rendere le due versioni troppo diverse non regge, visto l’abisso tecnico che c’è tra le due parti. “Male” anche la colonna sonora, dove 2/3 abbondanti dei brani sono spudoratamente presi dai vecchi capitoli della serie. Sembra quasi superfluo dire che su PS4 il gioco è splendido a livello visivo.  Nonostante il motore utilizzato sia lo stesso di Dragon Quest Heroes, salta subito all’occhio come gli sviluppatori abbiano dedicato tantissima cura nei dettagli di personaggi e ambientazioni. Al solito l’Unreal Engine 4 si dimostra affidabile e adatto a qualsiasi situazione.
Per concludere è d’obbligo avere qualche perplessità sulla versione Switch, mai mostrata fino ad oggi e che di sicuro ci sarebbe piaciuto vedere in azione e anche provare, sebbene di recente abbiamo appreso che questa utilizzerà proprio il motore grafico di Epic Games, cosa che quindi confermerebbe che si tratta di un porting della versione PS4, quella da noi analizzata.

In conclusione...
L'undicesimo capitolo di Dragon Quest è gioco che mischia saggiamente vecchio e nuovo senza snaturare troppo una saga storica. I personaggi sono quanto di meglio si possa chiedere un JRPG ma la trama è ancora troppo legata agli schemi classici di Dragon Quest. Tante le cose buone così come quelle brutte, vedi l'assenza del doppiaggio che su PS4 rovina un po' l'esperienza o la colonna sonora con la quasi totalità dei brani presi spudoratamente da vecchi giochi della serie. Tutto questo senza sapere quali versioni arriveranno in occidente l'anno prossimo. La prova della versione giapponese, però, ci lascia con una certezza inamovibile: Dragon Quest XI sarà il prossimo, grande, capolavoro del genere.
Cast eccezionale
Due battle system
Un mondo enorme da esplorare
x L'assenza del doppiaggio
x Dubbi legati a trama e ost
x Quali versioni arriveranno in occidente?

due parole sull'autore

Grande appassionato di JRPG, ma non dice di no se si tratta di altri generi. Ha iniziato a giocare all’età di 5 anni con la sua prima console portatile, il GameBoy e poi passato al mondo PlayStation, ma il primo amore non si scorda mai e dura tutt’oggi. Stufo di aspettare in eterno localizzazioni di giochi che non si vedranno mai in occidente ha intrapreso la via dell’import, causa di grandi sofferenze al suo portafogli

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