Anteprima
di
il 20 dicembre 2016, 09:08

Abbiamo già sottolineato più volte come, specie negli ultimi anni, il mercato videoludico abbia esplorato nuovi “modelli commerciali”, che rispetto alla distribuzione classica permettono ad uno sviluppatore (soprattutto se non ha un grande nome o un grande budget alle spalle) di iniziare a monetizzare i suoi sforzi prima che il prodotto sia effettivamente completo. Era inevitabile quindi che, dopo aver visto sdoganarsi il modello ad episodi tanto su PC quanto su console, che le piattaforme di Microsoft e Sony aprissero le porte all’intuizione avuta da Steam con il suo Accesso Anticipato: si rilascia sullo store un prodotto che è ancora un cantiere aperto (ad un prezzo che, in teoria, dovrebbe essere inferiore poi a quello una volta completato lo sviluppo) e lo si dà in pasto a potenziali acquirenti, che nel mentre sono parte attiva del processo creativo grazie ai loro feedback. Ark: Survival Evolved arriva quindi anche su PlayStation 4, dopo aver già debuttato su PC e Xbox One. Vediamo cosa offre per il momento.

Versione testata: PlayStation 4

True survivor
Un survival di stampo classico, che riesce ad intrattenere …

Il primo impatto con Ark: Survival Evolved è dato dal ruvido benvenuto che lo spartano editor del personaggio dà al giocatore. Di fatto, si hanno a disposizione due modelli poligonali (uno per sesso), che possono essere personalizzati in aspetti classici come colore di pelle e capelli, altezza, lunghezza degli arti e dimensioni della testa ma che di fatto, a livello di connotati, si limitano ad una sola scelta per genere. Creato il proprio personaggio è poi il momento di scegliere il server su cui iniziare a giocare, potendo filtrare in base alle regole (Player vs Player, Player vs Enemies) e ai contenuti (potendo scegliere se giocare sull’isola classica del pacchetto base o essere catapultati nel deserto di Scorched Earth), scegliendo poi la zona da cui iniziare a giocare a seconda della difficoltà preferita. Tipicamente, i territori più a sud sono caratterizzati da un ambiente più accogliente: si inizia spesso nelle immediate vicinanze di fonti d’acqua e si hanno a disposizione tutte le risorse per far crescere rapidamente il proprio personaggio senza incappare in qualche pericolo che porta al game over (e al conseguente reset di tutti i progressi). Più si va a nord e più i rischi aumentano, le creature si fanno più minacciose ed è più facile imbattersi in qualche mostro giurassico deciso ad utilizzare il giocatore come portata principale del suo menu del giorno. Ma non è solo la fauna ad essere un pericolo in Ark: indipendentemente dalla zona di spawn scelta infatti il titolo, come intuibile, appartiene al filone Survival, e chiederà di conseguenza al giocatore di sopravvivere; si inizia in ogni caso nudi, e ben presto ci si ritrova non solo a dover capire dove procurarsi le risorse necessarie per progredire, ma soprattutto a dover soddisfare bisogni primari come fame, sete e il ripararsi dal freddo e dal caldo. Alla base di tutto quindi non poteva che esserci un sistema di crafting abbastanza classico, dove si raccolgono per prima cosa le risorse per poi creare oggetti (armi per cacciare, utensili per estrarre altre risorse e anche mura, fondamenta e soffitti) interagendo con l’ambiente. Specie all’inizio si interpreta la parte del raccoglitore, cercando di quietare la fame mangiando le bacche che si riesce ad ottenere dalle piante e raccogliendo sassi dal bagnasciuga e legna e paglia dagli alberi (a mani nude, quantomeno finché non si riesce a costruire la prima rudimentale picozza e poi, dopo aver ottenuto della selce, un’ascia), ma man mano che si prosegue si passa alla caccia, utilizzando le armi che via via che si aumenta di livello si riesce a costruire per procurarsi carne dagli animali che abitano la terra ferma o dai pesci che vivono in acqua, al contempo diventando anche più smaliziati dal punto di vista “edile”. Il primo giaciglio che si va a costruire è una semplice capanna di paglia, magari fatta da una sola stanza e provvista di un ingresso semplice e senza porte; più avanti, ci si può cimentare in opere più imponenti e durature in legno o anche in pietra, costruendo vere e proprie roccaforti dove trovare riparo. Soprattutto poi se si gioca il titolo assieme ad altri giocatori formando tribù, piuttosto che affrontare l’esperienza da soli, possibilità che (specie se si gioca PvP) semplifica le prime ore all’interno di Ark, visto che altrimenti il titolo tende ad abbandonare il giocatore a sé stesso.

Interfaccia paleolitica
…Ma è ancora molto grezzo

Ed è probabilmente questo il difetto principale di Ark, almeno per il momento: manca un vero e proprio tutorial che, senza entrare troppo nei dettagli e senza prendere troppo per mano il giocatore (altrimenti si andrebbe a minare il senso del prodotto) spieghi cosa fare nei primi momenti sull’isola, visto che si tratta poi di passi abbastanza obbligati (raccogliere sassi e bacche, prendere a pugni qualche albero per ottenere paglia, costruire la picozza e poi da li l’ascia e il resto degli attrezzi). Ma se questo problema è facilmente ovviabile facendo un paio di ricerche su Internet, davanti all’interfaccia di gioco il giocatore può fare ben poco: non solo il lavoro di traduzione è incompleto e talvolta propone alcune frasi ancora in inglese, ma in generale gli sviluppatori hanno preso quanto avevano fatto su PC e lo hanno portato su PS4 senza troppi adattamenti. Il risultato? Ci si ritrova ad aver a che fare con un’interfaccia pensata per il mouse attraverso Dualshock 4 (senza nemmeno poter sfruttare il touchpad come tale), con risultati che decisamente lasciano ampio margine di miglioramento al tutto. Discorso che vale anche sul fronte delle prestazioni, visto che non manca qualche calo di frame-rate e diversi aspetti sono ancora decisamente grezzi (una volta abbattuto un albero questo sparisce, con un’animazione abbastanza primitiva a “distrarre” il giocatore prima che il fade-out faccia il suo corso).

In conclusione...
Ark: Survival Evolved è senza dubbio un minerale grezzo. Difficile però dire a questo punto se si tratti di un vero e proprio diamante o se invece siamo di fronte ad una gemma meno preziosa: per quanto dal punto di vista ludico la componente survival sia, per il momento, tradizionale ma decisamente solida, sul fronte tecnico lo spazio di manovra per intervenire è ancora tanto, ad iniziare da quell'interfaccia palesemente pensata per la fruizione al PC e quasi per nulla adattata al controller (cosa che invece, fortunatamente, si è fatta per i comandi più direttamente in-game).
Meccaniche survival classiche ma solide
Buon livello di sfida
x Ancora molto grezzo
x Interfaccia da rivedere

due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
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