Speciale
di Stefano Calzati
il 24 marzo 2018, 16:31
in Speciali

Una delle storie più incredibili, assurde e controverse nella storia dello sport, raccontata in modo eccezionale.

Tonya è sicuramente uno dei film più clamorosi che abbia visto negli ultimi anni. E ne ho visti di film belli. Probabilmente più bello della pellicola di Craig Gillespie, nella mia cineteca mentale, solo lo strepitoso premio Oscar “La Forma dell’Acqua“. Ciò che è più meraviglioso, di Tonya inteso come lei e il film, è che è tutto ricostruito in maniera fedele sulle interviste rilasciate dai grotteschi personaggi in causa, sulle loro verità e menzogne, lasciando sempre nello spettatore il dubbio sulla buona fede di uno o dell’altro. È il ritratto di un’atleta fuori dal comune condizionata da una vita difficile, nata povera e in una famiglia disagiata, vessata continuamente dalla madre,  situazione che per alcuni sarebbe stata insopportabile ma da cui la Harding ha tratto forza per diventare una delle migliori pattinatrici su ghiaccio a cavallo tra anni ’80 e ’90, prima che il suo sogno si infrangesse come il ginocchio della rivale-amica-compagna di squadra Nancy Kerrigan, vittima di un piano sfuggito di mano a una banda di mentecatti, che ha avuto il solo risultato di distruggere una carriera che avrebbe potuto prendere il colore dell’oro olimpico. Una persona vera, come si descrive, tragicomicamente invischiata in situazioni più grandi di lei. Una pellicola forte, sopra le righe, volgare come piena di grazia, quella di un triplo axel e di una delle forme più emozionanti di danza.

Pattinaggio artistico, Olimpiadi, personaggi grotteschi, insulti, aggressioni e processi. Tonya è tutto questo è molto di più, ingredienti di un cocktail cinematografico che vi regalerà un'indimenticabile sbronza!

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Triplo Axel cinematografico

Tonya è veramente una figata. Tutto è basato su interviste reali, filmati originali e riprese televisive, cui si affiancano le messe in scena della vita privata dei protagonisti esaltate da una recitazione corale da libidine. Talmente pazzesco da sembrare un mockumentary è invece uno splendido biopic che mette in recita le storie ai confini del buon senso raccontate dalle parti in causa, spesso contraddittorie, costruendo una commedia nera diversa, reale, di qualità assoluta. Ma soprattutto c’è lei, Tonya Harding (Margot Robbie), colonna su cui si poggia tutta la vicenda, tra talento cristallino e tormenti. Tanto ribelle e fortissima sul ghiaccio quanto vittima di abusi e vessazioni nella vita reale. Un padre che se ne va via di casa quando lei è solo una bimba e la madre tabagista e apatica, LaVona Harding (che è valso il premio Oscar a Allison Janney, fantastica), sempre pronta ad umiliare la figlia per temprarne il carattere, almeno nei suoi piani. Dalle violenze psicologiche a quelle fisiche del primo fidanzato, Jeff Gillooly (Sebastian Stan), figura cardine dell’intera vicenda, il passo è breve, soprattutto se per tutta la vita ti fanno credere di meritarti certi trattamenti. Sintomi di un “amore malato” che è l’unica diagnosi possibile. E intanto, però, la sua carriera decolla, pattini ai piedi diventa una donna risoluta che vive il suo sogno contro tutto e tutti, anticonvenzionale, in costante conflitto con la cultura retrograda di uno sport d’élite dove non si giudicano solo le capacità atletiche ma anche la persona e il suo background. Una Robbie che si è allenata per mesi nel pattinaggio, pur usando stuntwoman per le figure più complesse, è qui tanto eccezionale quanto fuori dai palazzetti statunitensi, con una scena in particolare che racconta più di tutte il personaggio della Tonya-atleta che navigava a vele spiegate verso la notorietà. ZZ Top invece della consueta musica classica, attitudine da spaccona per la sua personale lotta di classe e spettacolo assicurato. (Devo lasciarvi il link perché l’incorporazione del video nell’articolo è bloccata, ma è utile per farvi un’idea sulla qualità di queste scene…)

…E questa è la faccia che fa puntualmente LaVona dopo di esse. Mai contenta.

Uno spettacolo che è soprattutto cinematografico. Un montaggio e una regia pazzeschi. Le scene prettamente sportive sono tra le migliori rappresentazioni sportivo-cinematografiche di sempre. Sequenze da brividi lungo la spina dorsale che fanno sentire lo spettatore sulla pista, lo emozionano con gli sguardi e le movenze di Margot e lo esaltano con riprese morbide, scivolose e incredibilmete dinamiche. Per non parlare della famosa scena del Triplo Axel in slow motion, di cui la Harding è stata la prima esecutrice statunitense, seconda al mondo e membro di un’ideale e ristrettissima cerchia di professioniste capaci di eseguirlo, nonostante non fosse certo la più aggraziata delle pattinatrici, a detta della sua stessa coach Diane Rawlinson (Julianne Nicholson). Il più grande pregio della pellicola è però quello di raccontare una vicenda assurda, assolutamente drammatica, avvolgendola in un velo di commedia che rende tutto meravigliosamente grottesco, senza diventare mai troppo leggera ne troppo pesante, vivendo in un limbo tragicomico che resiste senza passi falsi dall’inizio alla fine.

Tonya è un film vero, crudo, divertentissimo e commovente, senza mai eccedere nella comicità o nel dramma. Una storia talmente assurda da sembrare un film, e grazie a Dio lo è diventato.

Anche quando la vicenda si opacizza verso il noir dell’attacco alla Kerrigan, nato come una semplice minaccia sotto forma di lettera e degenerato per colpa di un gruppetto criminale idiota oltre ogni limite, ideato dal personaggio più insopportabile e cazzaro dell’intera vicenda, Shawn Eckhardt (Paul Walter Hauser), il film non perde di vista la sua natura agropiccante, divertendo sempre e comunque. Il segreto è che Tonya stessa diverte, è un personaggio meraviglioso e ingenuo, sfaccettato e sfacciato, brillante, grezzo, volgare e delicato; la sua storia travolge, commuove e incuriosisce lo spettatore, portandolo a spulciare su YouTube tutti i filmati d’annata delle sue clamorose performace, fino alle Olimpiadi invernali di Lillehammer ’94, prima della radiazione per omessa denuncia, prima che una parte di lei fosse sepolta viva. Una vicenda che destò scandalo, ritratto di un’America che ha sempre bisogno di qualcuno da odiare, citando la nostra protagonista, qui raccontata senza peli sulla lingua ne censure, dando la giusta ribalta, a 24 anni di distanza, a un personaggio anti-conformista e unico che ha capito a sue spese quanto sia facile scivolare sul ghiaccio. Guardatelo (dal 29 marzo), amatelo, prenotate il blu-ray e ri-amatelo. Sorprendente e duro come un pugno sul naso.

 



due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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