Speciale
di Stefano Calzati
il 26 gennaio 2018, 12:43
in Speciali

Una delle ultime aggiunte al catalogo Netflix è una piccola e breve serie capace di forzare le serrature di mente e cuore, stabilendocisi abusivamente a tempo indeterminato.

The end of the fucking world
Di:
Data di uscita: 12/10/2017
Prezzo: EUR 13,60
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The End of the F***ing World è uno spaccato di quel tratto di vita dissestato e pieno di buche, per molti schifoso, per altri agrodolce con rarissime punte di spensieratezza che è l’adolescenza. Una di quelle serie da divorare in una sola tranche, saziandosi con la sua bellezza per poi venirne svuotati dopo l’ultimo secondo dell’ottavo episodio (ognuno della durata di 20 minuti circa), ingiustamente privati di due personaggi che erano ormai diventati irresistibili amici, immersi in un contesto anglo-rurale tanto squallido quanto affascinante. La potenza di una trama semplice, anche stereotipata volendo, come la fuga di due ragazzi verso una libertà ormai impossibile al giorno d’oggi, che fa però leva su una personalità fortissima capace di incollare lo spettatore a qualsiasi tipo di schermo stia sfruttando. La personalità di due ragazzi/attori incredibili, James (Alex Lawther) e Alyssa (Jessica Barden), due diciassettenni decisamente disagiati, pur nell’agio placcato oro della medio-borghesia provinciale britannica sui generis.

On the road, senza freni (inibitori)

Lui aspirante serial killer alla Dexter, psicopatico per auto-diagnosi, incapace di provare una qualsiasi emozione, arrivando da piccolo a friggersi una mano nella friggitrice del padre per “sentire qualcosa”, fino ad uccidere decine di animali per pura indole. Lei insopportabilmente ed irresistibilmente sincera, sboccata, “sul ninfomane”, come la definisce James, disgustata dal compagno della madre e da quella vita facile e felice solo all’apparenza, che è poi per molti l’unica cosa che conta, pronti sempre a sotterrare il proprio ego. Il loro incontro è una bomba ad orologeria, lei vuole fuggire senza voltarsi indietro, mandando letteralmente affanculo tutti, lui ha una macchina (quella del padre) e la voglia di uccidere una preda “più grande”, umana. Il resto è tutto da scoprire, on the road, senza filtri, sia lessicali che registici, un piccolo capolavoro che ci fa abbracciare forte Netflix e rinnovare l’abbonamento vita natural durante. Un road movie già cult (almeno per chi scrive) che si racconta attraverso una recitazione di coppia eccezionale (così come quella di chi gravita intorno a loro), clamorosa sia verbalmente che fisicamente, con i primi episodi assolutamente esilaranti. Uno humor spontaneo, senza coloranti aggiunti e per questo tendente al nero con schizzi rosso pulp dai riflessi tarantiniani. C’è la commedia di quelle vere, da non riuscire a respirare per certe brillantissime gag, declinata verso i turbamenti adolescenziali che intrappolano ancora di più chi è alle porte della maggiore età e non sa ancora chi diamine sia e cosa ci faccia al mondo.

un piccolo capolavoro che ci fa abbracciare forte Netflix e rinnovare l’abbonamento vita natural durante

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E minuto dopo minuto, sfiga dopo sfiga, i due maturano una consapevolezza possibile solo stando l’uno accanto all’altra, proprio mentre la vicenda si colora irrimediabilmente dei toni di giallo, trasformando il comedy in thriller nel giro di un episodio, sempre accompagnati dal plumbeo colore del cielo inglese. Quasi una condanna metereologica per due ragazzi in preda alle loro pulsioni, agli umori e all’improvvisazione, liberi dal guinzaglio sociale, raccontandosi e raccontando nel mentre; dal traumatico passato al grottesco presente, fino alla quotidianità della famiglia, del sesso, dei segreti più intimi.

 

E intanto ci si trova irrimediabilmente invischiati, complici.

 

Preoccupati per quello che può riservargli l’episodio successivo mentre il mondo, o almeno genitori e polizia, li cerca, li bracca. Intanto l’amore sboccia, inquieto, impacciato, con problemi all’alternatore ma così puro da fare tenerezza, sempre più “sbattuti” e calpestati dai loro guai ma almeno un po’ felici e sollevati di dividere il fardello e continuare il sogno. Il trucco sta nel ritmo, oltre che nel carisma, sempre serrato ed elettrico, dove le scelte stilistico-registiche non fanno altro che esaltare un prodotto già vincente sulla carta del copione, illuminando questa love story contemporanea e fuori dagli schemi con una luce grottesca, che ne enfatizza sia i momenti più dolci che quelli dove la pelle tenderà ad accapponarsi. La disillusione di due ragazzi – e forse manifesto di un’intera generazione, la fuori, abituata ad avere e bruciare tutto subito cercando sempre nuovi modi di evadere – segretamente consapevoli che quello che stanno facendo non li porterà a nulla ma tanto vale provare, a testa bassa, insieme, perseguitati dalla voglia di osare e da un mondo pieno di confini, telecamere, barriere, architettoniche e culturali.

The End of the F***ing World è un’ode ai ribelli, di ogni età, che combattono una lotta impari contro la condanna ad accontentarsi, difendendosi da essa senza avvocati di fronte a una giuria bigotta. “Pretty shit”, direbbe Alyssa, mentre noi rimaniamo li, reindirizzati verso la home page di Netflix un po’ estasiati, un po’ provati, lasciando scappare dalle labbra solo un “Madonna, che bello”. Godetevelo, divoratelo, innamoratevi.



due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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