Speciale
di Stefano Calzati
il 21 gennaio 2018, 09:12
in Speciali

Olismo: “Principio filosofico e metodologico di alcune scienze per il quale i sistemi complessi sono irriducibili alla mera somma delle loro parti, in modo tale che le leggi che regolano la totalità non possano mai essere riducibili alla semplice composizione delle leggi che regolano le parti costituenti.”

Dirk Gently è un capolavoro della letteratura moderna, spesso oscurato dall’aura cult della Guida Galattica

Premetto di non aver ancora avuto modo di iniziare la seconda stagione della serie TV, ispirata al detective nato nel 1987 dalla mente del geniale e compiantissimo Douglas Adams, uno dei più grandi romanzieri del ‘900 senza possibilità di smentita, autore di veri e propri cult entrati di prepotenza nel tessuto sociale contemporaneo. Quello che però mi ha fatto più incazzare della prima stagione, che se non fosse stata appunto ispirata all’opera letteraria sarebbe stata a tratti eccelsa, è proprio la caratterizzazione del detective, o presunto tale. Tutto sbagliato, superficiale,storpiato da inappropriate licenze registiche. Non si può dare in mano agli americani un’opera britannica, semplicemente perché solo a quelle latitudini posseggono quel devastante ed elegante humour capace di caratterizzare opere totalmente assurde, come la Guida Galattica e, appunto, Dirk Gently. Nella serie TV è stato dipinto come un vero idiota, occhi da pesce lesso persi nel vuoto (comunque grandissima la performace di Samuel Barnett, sia chiaro), le indagini totalmente improvvisate e campate per aria. E più si va avanti con gli episodi più il tutto sfocia quasi nel “supereroico” su larga scala, andando a perdere il gusto per il bizzarro e l’occulto. Nel romanzo Dirk è un genio che si comporta da idiota per larghi tratti, dando però l’impressione che quella sia solo una maschera; riesce veramente a vedere “l’interconnessione tra tutte le cose“, prendendola però alla leggera, basando le investigazioni su una studiatissima approssimazione, certo del risultato finale. Uno capace di annichilire in qualsiasi dialogo, vuoi per risposte talmente fuori luogo da far passare la voglia di replicare, vuoi per un’insistenza incrollabile capace di spossare chiunque. Uno Sherlock Holmes del no sense, un Hercule Poirot infamato da chiunque, inseguito dai creditori, senza gloria e soprattutto senza Sterline, il tutto affrontato con una scrollata di spalle. Un personaggio indimenticabile per un’indagine clamorosa insomma, scritta da una mano capace di descrivere ambientazioni e situazioni con una precisione e un’ironia senza pari.

No sense all’ennesima potenza esaltato da una scrittura colta, travolgenteed esilarante

Che poi, a dirla tutta il protagonista è l’altrettanto indimenticabile, irrimediabilmente goffo Richard MacDuff, incastrato tra l’impiego come programmatore alla WayForward Technologies, una serie di inspiegabili eventi nati da una rimpatriata universitaria e la fidanzata Susan Way, sorella del suo titolare Gordon; un po’ com’è incastrato senza possibilità di soluzione il suo divano, nella tromba delle scale dell’appartamento. Un dettaglio assolutamente fondamentale ai fini della narrazione, dove gli eventi più assurdi e irrilevanti sono invece la chiave dell’intera vicenda, tutti inesorabilmente connessi; omicidi, fantasmi, divani, musica e… Monaci elettrici. Tutto è sovvertito in Dirk Gently, il tempo, la società, la vita e la morte, protagonisti di un cocktail che cambia gusto ad ogni sorso, prima giallo, poi comico, poi fantasy, fino a toccare vette rosso sangue, pulp, drammatiche, sconfinando addirittura nello sci-fi. Ciò che rende speciale e unica quest’opera è proprio l’atmosfera avvolgente, capace di rapirti, legarti e buttarti in uno scantinato. Ti coglie sempre di sorpresa, alle spalle, così come il suo umorismo, che non si basa tanto sulle battute quanto sulle “espressioni” ed azioni dei protagonisti, che Adams riesce a farci immaginare come se li stessimo spiando. Comportamenti assurdi e una narrazione onniscente condita di frasi al vetrioli, mescolate al resto delle parole in modo omogeneo, quasi nascoste, e per questo capaci di scatenare risate fragorose una volta recepite dalle nostre sinapsi. Se avete già letto qualche episodio della Guida Galattica saprete certamente cosa aspettarvi; è una comicità colta che condisce una vicenda da “ancora una pagina e poi dormo“, in cui l’assurdità è assolutamente lucida e lecita. Nulla è lasciato al caso, ogni sotto-trama, ogni episodio, tutto riuscirà a trovare posto in un climax che proprio non ci si aspetta, sorprendente e toccante. Un libro da divorare, un capolavoro sotto tutti gli aspetti, davvero unico e allergico alle regole della narrativa.

Coordinate ludiche

L’esercizio di stile e sostanza di Adams è talmente sofisticato che ben si presta ad essere confrontato con i suoi simili videoludici, complice il suo essere fuori dagli schemi e particolarmente variegato nei temi trattati e nelle “meccaniche”, se mi passate il termine. Ciò che più somiglia, ludicamente, alle vicende di Dirk sono assolutamente le avventure punta-e-clicca LucasArts e in generale tutto quel pazzo mondo nato dal big bang firmato Gilbert-Schafer grazie all’onnipotente SCUMM, guarda caso proprio in quegli anni.

Storie che rivoltano i cliché, spesso grottesche, tanto nella trama quanto in un gameplay che premia il pensiero laterale, l’intuizione, l’esperimento e la casualità più che la logica scolastica.

Un esercizio che durante la lettura viene naturale fare, per cercare di mettere insieme il puzzle prima di voltare pagina, in una sfida impari con lo scrittore. Non solo LucasArts però, anche l’incredibile serie The Blackwell di un altro e non imparentato Gilbert, Dave di Wadjet Eye, a condividerne atmosfere prettamente investigative, sovrannaturali e una scrittura brillante, di qualità assoluta, con dialoghi impregnati di un umorismo nero, piccante e a tratti disilluso, capace di alleggerire vicende traculente, morti ammazzati e anime in cerca della pace eterna.  Il punta-e-clicca, con buona pace di produzioni che vantano budget conditi da molti più “zeri”, è decisamente il genere che più si rifà alla letteratura, alla sua qualità e ai suoi ritmi, spesso sceneggiati da veri geni delle penna che agiscono all’ombra del codice. E leggendo Dirk Gently ci si aspetta quasi di veder comparire Manny Calavera o Guybrush Threepwood, mentre la mente viaggia tra similitudini e ricordi ludici, con la pressante voglia di alternare capitoli e partite. Sono anche assolutamente certo, pur non avendolo ancora giocato (pergiunta acquistato in due versioni) che questo concentrato di atmosfere particolarissime siano cucite addosso a Thimbleweed Park, guardacaso revival dello SCUMM e ritorno sulla scena del buon Ron, forse il prodotto che più di tutti si vende a chi ha amato o amerà il mondo olistico di queste 293 pagine. Per ulteriori approfondimenti, vi consiglio caldamente di leggere la nostra recensione. Se non è una “coordinata” questa.

recensione
Thimbleweed Park (Nintendo Switch)
Thimbleweed Park è il più autentico residuo dell’epoca d’oro di LucasArt, risorta dalla Necropoli di SCUMM con il preciso scopo di ricordare a tutti il significato di “Avventura Grafica” e della firma di Ron Gilbert. E in queste poche righe avremmo ...
Coordinate bibliografiche

Parte della splendida collana “Piccola Biblioteca” degli Oscar Mondadori, “Dirk Gently, agenzia investigativa olistica” è stato edito per l’ultima volta nel 2012, tutt’ora stampato e disponibile presso i Mondadori Store o negli store online, tra cui Amazon, mentre la prima stampa italiana risale al 1989, con Rizzoli che tradusse nel nostro idioma questo capolavoro, disponibile anche in tutti in formato eBook. “La lunga oscura pausa caffè dell’anima” (curiosamente nella versione originale era “pausa tè”, “tea-time”, paese che vai…), secondo e ultimo capitolo completo della serie, datato 1988, è stato invece portato nello stivale tardissimo, nel 2011, sempre grazie a Mondadori, che leggerò a brevissimo e di cui magari vi parlerò su queste pagine. “Il salmone del dubbio“, rimasto tristemente incompleto a causa della scomparsa di Adams avrebbe potuto essere, stando allo scrittore, o un nuovo episodio della Guida Gatattica o di Dirk Genly… O di entrambi. D’altronde, il “dubbio” rimane, come se fosse un geniale e irrisolvibile enigma dello scrittore, ultimo lascito di una carriera che ci ha regalato perle da tramandare ai posteri e conservare nella nostra libreria. Si sa mai che Eoin Colfer, colui che ha tenuto in vita la saga della Guida Galattica, decida anche di regalarci una nuova avventura olistica. Prima o poi lo scopriremo, se davvero tutto è connesso. Voi, che siete arrivati alla fine di questo Ludolettori, abbiate la consapevolezza che è stato il “tutto” a volerlo. Alla prossima (ludo)lettura!

 



due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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