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il 3 dicembre 2017, 10:06
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Ovvero, come Nintendo ha reso reale il sogno dei feticisti delle portatili.

Abbiamo parlato di Nintendo Switch in tutte le salse durante questi 9 mesi, polemicamente, celebrativamente, analizzandone i suoi aspetti più intimi, peculiari, contraddittori. Personalmente è stato amore a prima vista e oggi voglio approfondire un aspetto che mi sta particolarmente a cuore, da feticista del gioco in mobilità fin dal Game Boy, cultista di ogni portatile uscita sul mercato con una spiccata predilezione verso quelle pensate dalle menti di Kyoto. Nintendo Switch è la prima portatile a fornire davvero il divertimento da salotto in mobilità, non solo dal punto di vista tecnico, bensì concettuale, laddove i principali titoli PS Vita colpivano l’occhio ma rimanevano ancorati ai ritmi della tradizione portatile e Wii U forniva l’illusione di una portatilità in streaming, fino a pochi metri da suo cuore collegato alla rete elettrica. Un’esperienza folgorante, quasi taumaturgica, che mi ha portato a provare ogni genere di titolo che fino a qualche anno fa potevo solo sognare di godermi staccando il cordone ombelicale con la TV.

Mille mondi in quattro mura

Agli albori della mia carriera, al passaggio di testimone tra Game Boy e Game Boy Advance, simbolo della mia maturità videoludica, ciò che più si avvicinava in ambito portatile ad un’esperienza da salotto era lui:

V-Rally 3 per GBA era un miracolo tecnico, un sogno, un’esperienza che trascendeva le potenzialità della piattaforma che la ospitava, sacro tempio della pixel art e zona oscura per il 3D. Porto come esempio questo titolo perché la il senso di Switch fuori dal dock come poderosa portatile sboccia con titoli che fino ad oggi eravamo abituati a vivere esclusivamente col pad in mano, esperienze col dono della profondità visiva. Ovvio che Super Mario World, nato casalingo su SNES e portato pari pari su GBA potrebbe far parte di un ragionamento simile, ma si parla di altri tempi, altre tecnologie. Qui si parla di avere un L.A. Noire fruibile in ogni angolo del pianeta, declinato ai tempi e ai modi di ogni giocatore. Proprio mentre stavo scrivendo la recensione della versione PS4, il publisher italiano del titolo, Cidiverte, mi ha gentilmente inviato anche la versione Switch del titolo, e da li la scintilla per scrivere questo speciale. Una delizia, porting curatissimo che su portatile trova la sua incarnazione perfetta, grazie ad una versatilità senza pari e a un colpo d’occhio languido in 720p. Dopo averlo visto girare sull’ammiraglia Sony, osservare incantato uno dei miei titoli preferiti di sempre sui 6,2 pollici dell’enfant terrible Nintendo è stato folgorante, sia come impatto visivo che a livello storico. Sei anni fa uscì l’originale lapide di Team Bondi, sembra ieri, eppure pareva utopia vedere un titolo del genere fuori da una console. Poi si può dire quello che si vuole, si può sindacare sulla potenza bruta della console, che permette di goderci il noir Rockstar e l’epopea dello Skirim Bethesda (ovvero prodotti della scorsa generazione) ma ci impedisce di provare l’ebbrezza, per esempio, di un Assassin’s Creed Origins senza eccessive castrazioni.

Nintendo Switch è portabandiera della filosofia Nintendo, dove ad un ritmo da portatile, plasmabile a piacere, si unisce il godimento del gioco da salotto in ogni angolo del mondo.

Eppure non bisogna dimenticarsi che il cuore della macchina batte proprio nel piccolo tablet a cui vengono collegati i magici Joy-Con, senza aggiunta di olio di palma potenza extra dalla plasticosa dock station, laddove i team interni della grande N riesco a santificare ciò che Nvidia gli ha fornito, portando sul piccolo schermo l’ampio respiro della natura selvaggia vissuta da Link e Zelda e la nuova odissea di Super Mario, tenendo testa agli adepti del teraflop sopra ogni cosa con esperienze mistiche, enormi, nella grandezza dei mondi quanto per contenuti e qualità tecniche, lasciando con un pugno di scuse chi si aggrappa alle “scarse” prestazioni del suo motore per giustificare porting indecenti. La vera bellezza è che il suo essere avveniristico erede del mattoncino grigio datato 1989, porta in dote anche una mole incredibile di titoli da assumere in pillole, come si conviene alla tradizione handheld. Laddove avevamo il classico Tetris oggi abbiamo l’episodio crossover con Puyo Puyo di SEGA, dove c’erano splendidi ed essenziali platform 2D ci pensa la scena indie (in attesa delle serie 2D targate Nintendo) a fornirci del sano side-scrolling mordi e fuggi, con Steamworld Dig 2, Rive, il tributo di Axiom Verge a Metroid e perfino un porcospino blu, fino alla reinterpretazione di un classico per Game Boy Color, il primo Mario Golf che rivive nel delizioso Golf Story. Tenere tutto questo ben di dio tra le mani vale il prezzo del biglietto per una console nata per soddisfare le esigenze di chi, sempre di più e sempre più spesso, vive una vita in moto perpetuo tra mille impegni, rimanendo sempre ancorato ad una passione scaccia-ansia oggi senza compromessi, dove ogni luogo può diventare un salotto.

Questione di lifestyle

Chiacchierando con amici e vagando per le aree commenti di vari siti d’informazione videoludica si nota come i giocatori abbiano ormai meno tempo per giocare, con una società che ci spinge ad essere adulti e a crearci impegni seri, stressanti, che vanno spesso oltre le provvidenziali ore lavorative. E leggo testimonianze di persone il cui tempo libero, ridotto agli ultimi secondi di sabbia di una clessidra, abbia trovato esaltazione e nuova linfa in Switch. Spizzichi di mezz’ora, magari in pausa pranzo o appena tornati da lavoro possono esaltare anche esperienze enormi, complesse e “stancanti”, laddove la filosofia pick up & play è più reale che mai, senza i compromessi qualitativi del gioco su smartphone, con una “modalità riposo” capace di rendere portatile anche uno Xenoblade Chronicles 2 ormai in dirittura d’arrivo preservando la batteria come se fosse il suo tesoro più prezioso. Estreme pratiche di lifestyle, come cantavano i Casino Royale, ed è proprio in questo limbo a metà tra la moda e l’esigenza che la grande N vuole muoversi. Parole di un nintendaro (o nintendrone come dice l’amico Pietro Iacullo)? Ma si, diciamo anche così, ma il punto è che l’esperienza Switch rappresenta un modo tutto nuovo di vivere il videogioco, dove la macchina segue il nostro ritmo e non viceversa. La scelta di seguire una strada diversa dove l’innovazione è più sociale che tecnologica, il primo passo verso un futuro ibrido con l’intento di portare o riportare in questo splendido mondo chi l’ha abbandonato per mancanza di tempo, o chi non ne è mai stato attratto. Il rovescio della medaglia c’è in tutte le cose, ma mai come oggi abbiamo un mercato videoludico sartoriale, cucito addosso ad ogni tipo di giocatore e in cui la console war è più esercizio di stile che necessità. E se questa situazione porterà ad altri anni come questo 2017, forse siamo davanti alla nuova era d’oro per l’intrattenimento virtuale!



due parole sull'autore

Un milanese col cuore sui colli piacentini, “romantico” del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell’F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.

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