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il 29 settembre 2017, 07:27
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Pareva che questa estate non finisse più: ad aprire la caldissima stagione è stato un E3 scoppiettante, che ha confermato la versatilità dell’intrattenimento videoludico, qualsiasi sia stata la vostra scelta per le tanto agognate vacanze. A dare una boccata di brezza marina ai montanari ci hanno pensato i molluschi di Splatoon 2; mentre i bagnanti, soffocati dall’afa di Ferragosto, si sono potuti concedere una passeggiata supersonica nelle ariose Green Hills di Sonic Mania. Il bellissimo Uncharted: L’Eredità Perduta ci ha mostrato il futuro dell’industria, con la sua grafica sempre un passo avanti, mentre Crash Bandicoot ci ha catapultati 21 anni indietro, portandoci alla mente vecchi ricordi e facendoci annegare in un dolcissimo e nostalgico sidro di mele Wumpa. Ma, anche se può sembrare strano, il ritorno dello squinternato marsupiale non è stato il tuffo nel passato più sconvolgente della mia estate: quel primato spetta al puzzle game Crazy Machines 2.

Ritorno al mondo assurdo di Rube Goldberg

Prima di cominciare, vorrei presentarvi il signor Reuben Garret Lucius “Rube” Goldberg, un disegnatore che si occupava di strisce satiriche sui giornali dell’America novecentesca. Quest’uomo è noto soprattutto per i suoi mirabolanti marchingegni, chiamati per l’appunto “macchinari di Rube Goldberg”: trattasi di reazioni a catena assurdamente intricate, visto lo scopo ultimo relativamente semplice. Alcuni celebri esempi sono la “macchina della colazione” de I Griffin e l’incredibile scena delle pedine da domino di Robots.

Ebbene, il team tedesco di FAKT Software ha pensato di prendere il genio del signor Goldberg e tradurlo in videogioco, ed il risultato è uno strumento con cui ho passato intere giornate della mia infanzia (con evidenti effetti collaterali sulla mia zucca). Progettavo le sequenze, verificavo le distanze, calibravo i macchinari, il tutto dovendo decifrare i germanismi della criptica lingua teutonica, unica disponibile a ridosso dell’uscita. Questo è il motivo per cui considero affettuosamente Crazy Machines 2 come “il mio nonno videoludico”. Per lungo tempo ho lasciato in disparte questo nonno, siccome l’ultima visita risale a 8 anni fa, ma ultimamente i sensi di colpa per l’abbandono si sono fatti troppo forti. Così ho colto l’occasione della retrocensione per andare a trovarlo, soddisfacendo la definizione stessa di nostalgia: un ritorno a casa. Ad interporsi fra me e la destinazione c’è stato un dispendioso biglietto da pagare, ovvero 22 euro di acquisto su Steam. I pochi minuti per scaricare il gioco mi hanno lasciato il tempo di considerare la mia situazione: non sarebbe più stato come una volta. “Come sarà invecchiato?” mi chiedevo, armato di un taccuino per prendere annotazioni. “E se fosse invecchiato male? Sono pronto ad vedere uno degli artefici principali della mia fantasia che inesorabilmente cola a picco nelle profondità dell’obsoleto?” Per questo ho immediatamente avviato il gioco, ansioso di diradare questi dubbi.

Ad accogliermi è stato il menù principale, buffo come lo ricordavo, e finalmente in una lingua di mia comprensione (l’Inglese). Il motivetto musicale mi ha calato immediatamente nell’ambientazione, ovvero il garage di uno scienziato simil-Einstein nella Germania degli anni trenta. Sulle note leggere di questo brano le mie preoccupazioni hanno cominciato a sciogliersi, facendo riaffiorare infiniti frammenti di ricordo, come se la mia anima fosse stata teatro di un profondo scavo archeologico.

“gimmeall”: Voglio tutto!
…ma che cos’hai da offrire?

Selezionando la voce Play si può scegliere di intraprendere la modalità Carriera o la modalità Creativa. La prima sottopone al giocatore una serie di sfide nella forma di marchingegni incompleti. Bisognerà far sì che le reazioni a catena giungano a compimento tramite l’uso ragionato dei materiali a disposizione (mensole, palle da bowling, ingranaggi, cavi elettrici, esplosivi…). Tutti i livelli sono studiati con cura e offrono preziosi spunti per la modalità Creativa, vero fulcro del gioco. Essenzialmente si tratta di una tela su cui sbizzarrirsi con gli elementi sbloccati in Carriera. E qui arriva il trucchetto da esperto: digitando “gimmeall” si avrà accesso all’intero catalogo del gioco (è un’infinità di oggetti, compresa una generosa manciata aggiunta nel corso degli anni).

Proprio la moltitudine di risorse rende un po’ lento lo scorrimento dei menù, pecca compensata da un intuitivo sistema di opzioni (per ruotare gli oggetti, dipingerli, cambiarne dimensioni e caratteristiche).Gente, stiamo parlando di un prodotto che offre 10 diversi tipi di palla, elettricità, fluidodinamica, esplosivi di tutte le forme e dimensioni, corde e catene, leve vantaggiose e svantaggiose, zavorre e contrappesi, pistoni, fornaci e caldaie, cannoni, cinque frequenze radio, raggi laser, mensole flessibili, torte di compleanno, teletrasporti, bambole voodoo che controllano gli scheletri e bussole maledette che invertono la gravità.

Fortunatamente Crazy Machines 2 non teme la sovrabbondanza di possibilità; anzi, ne fa una sua forza.

A questa immensa nuvola creativa è conferita una concretezza dall’impressionante motore fisico, capace di simulare urti e collisioni con il giusto realismo. Ma anche tutte le equazioni fisiche esistenti non si potrebbero manifestare su schermo senza una componente grafica, e in questo campo Crazy Machines va compreso: i dieci anni sul groppone si fanno sentire attraverso l’assenza totale di anti-aliasing e textures non sempre eccellenti. Su tali aspetti si può chiudere un’occhio, anche perché il reparto effettistico è invece rimasto gradevole all’occhio: sono particolarmente degne di plauso l’illuminazione e la distorsione provocata dall’aria calda. La direzione artistica stessa è ben studiata e coesa, e riproduce un’estetica “industriale” tipica degli anni trenta e quaranta, con un utilizzo di imperfezioni (come ruggine o sgualciture) che non risulta forzato: sono pochi gli oggetti alieni a questo stile, e sicuramente non sono fra i più utilizzati. Anche la tela su cui si costruisce il proprio congegno è selezionabile da un elenco di quindici, e la scelta include la parete di un garage, il corridoio di un’università, lo scafo di un transatlantico e un capanno su un’isola tropicale.

Unico grosso problema: come molti signori di una certa età, ogni tanto Crazy Machines si busca un malore e va in tilt. I computer su cui conobbe la luce del giorno montavano il mitico Windows XP o al massimo l’inviso Windows Vista, sistemi operativi ormai relegati ai ruderi delle aule di informatica. Il nuovissimo Win10 non è l’ideale per far sentire il gioco a suo agio, ma effettuando salvataggi frequenti si arginano notevolmente i danni dovuti agli sporadici crash.

Prima di concludere, ho preparato un piccolo esperimento da mostrarvi: la macchina “spacca casse”.

Volete vedere il gioco all’opera? Tre fragili casse di legno si trovano nelle vicinanze di un panetto del pericolosissimo esplosivo C4. Esso è collegato ad un ricevitore che si attiva quando viene colpito da un raggio laser. A scongiurare l’esplosione ci pensano tre lastre di vetro, che bloccano il fascio di luce portatore di catastrofe. Durante la reazione a catena, tutte e tre le lastre verranno rotte in maniera unica, lasciando le casse al loro tragico destino: riuscirete a seguire tutte le diramazioni di questo congegno?

Esperimento riuscito?

Alla luce di tutto ciò, ha senso al giorno d’oggi mettere le mani su questo gioco? La risposta non è scontata, e dipende sia da quanto siete disposti a spendere, sia da quanto siete curiosi di esplorare il mondo pazzo e sregolato di Goldberg. Ho speso i ventidue euro senza rimorso, ma mi rendo conto che si tratta di una cifra allucinante per un puzzle game, specialmente se proviene da un tempo in cui il nome “Ezio Auditore” non significava un bel niente e Mario si accingeva a compiere “un piccolo passo per l’idraulico, ma un grande balzo per l’industria” (pensando sia a Galaxy, sia alla Wii Revolution). Ciò non toglie che se un giorno vi sentirete ispirati, potrete rivolgervi a Crazy Machines 2. Lasciategli i suoi tempi e concedetegli qualche colpo di tosse: scoprirete che, come un nonno vero, sarà sempre lì ad aspettarvi, con una storia da tramandare, individualmente, ad ognuno di voi.



due parole sull'autore
"Cosa? Hai 18 anni e giochi ancora a Super Mario?" Tutti i giorni, ogni volta che scrivo per I Love Videogames, lo faccio impegnandomi per documentare sia gli appassionati, sia coloro che (forse cresciuti troppo in fretta o forse non cresciuti affatto) mi hanno rivolto questa domanda.
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