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il 4 agosto 2017, 11:28
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Quando un film ti mette in corpo un malessere esistenziale che la metà basta, e non perché sia fatto male.

 

Mignidght Factory ci ha abituati, nel corso dei mesi scorsi, a guardare ogni nuovo film della sua collezione home video con una certa quantità di scetticismo. Da produzioni incredibilmente sorprendenti come Vampire ad aborti irrimediabili come L’Odio Che Uccide [esageriamo di proposito perché sappiamo che a qualcuno è piaciuto, n.d.a.], si può dire che la divisione horror di Koch Media abbia saputo stupirci in più modi, nel corso delle ultime settimane. L’ultima sorpresa arriva da The Last Showing, una produzione indipendente britannica diretta da Phil Hawkins, ormai giunto al suo secondo lungometraggio.

Con un gesto ambizioso e squisitamente sperimentale, Hawkins decide di dirigere una pellicola in cui i canoni della narrazione classica vengono stravolti, forse al solo fine di lasciare lo spettatore stupito e basito di fronte al risultato finale. A poco, però, valgono le solide interpretazioni di Robert Englund (nei panni dello spietato proiezionista) e dell’incredibile Finn Jones (nei panni di Martin, reale vittima del piano malvagio di Stuart), il secondo dei quali ha già un’ottima storia come Sir Loras Tyrell di Alto Giardino nel Trono di Spade: il film risulta alla fine un thriller-horror poco incisivo, con pochissimi colpi di scena realmente soddisfacenti e con un finale che, a un certo punto della storia, risulta quasi inevitabile. Anche se ciò non vuol dire che la produzione di Hawkins sia tutta, interamente, da buttare.

 

L’Ultima Proiezione

The Last ShowingSiamo presumibilmente agli inizi degli anni Duemila in una non precisata città inglese, e l’avvento del digitale sta lentamente soppiantando l’analogico tanto nelle strumentazioni quanto nei ruoli professionali, all’interno dell’ambiente cinematografico. Di mezzo ci va Stuart (Robert Englund, appunto, estremamente noto per il suo ruolo di Freddy Krueger nei vari Nightmare), un umile proiezionista di età avanzata determinato a non arrendersi all’incombenza delle nuove tecnologie; e, in tutta risposta, il manager del cinema lo sposta al bar, a preparare pop-corn e consegnare dolcetti ai clienti del multisala, affidando le proiezioni a un personale più qualificato.

Ma Stuart pianifica una vendetta ben più cruenta del previsto. A pagarne le conseguenze sarà una coppia di giovani innamorati, Martin (Finn Jones) e Allie (la bella Emily Berrington), costretti loro malgrado a essere “scritturati” come cast di un film horror malato e contorto, girato per intero da Stuart nel cinema con una semplice videocamera amatoriale e l’ausilio degli schermi di sorveglianza. Quando i due vanno al cinema nella notte di Halloween per godersi una proiezione in santa pace, il malvagio proiezionista (con evidenti problemi neurologici, anche se in una forma di follia piuttosto affascinante) mette in atto il suo piano: drogata e rapita Allie, manovrerà il giovane Martin come un burattino, filmando ogni sua mossa e preparandosi a screditarlo di fronte agli occhi del mondo, montando tutto ad arte come un vero regista di un film hollywoodiano.

Arrivati già a metà film, non si può che ammirare lo splendido lavoro di scrittura svolto da Hawkins alla sceneggiatura, con reazioni incredibilmente naturali per Martin e personaggi scritti alla perfezione, ma ancor più perfettamente interpretati dal cast. Il piano di Stuart è impeccabile, pianificato nei minimi dettagli, e il proiezionista non farà altro che dirigerlo dalla sua saletta di sorveglianza nel back-office, giocando con Martin e Allie e diventando, di fatto, il re e il “Master Of Puppets” nel cinema intero. Peccato che, da un certo punto in poi, lo splendido lavoro di scrittura vada a scontrarsi contro il personaggio di Allie, dotata di una caratterizzazione ingenua, stereotipata e prevedibile, e unica vera molla che spingerà il film fino alla sua “deludente” (anche se non in senso artistico) conclusione.

 

Manuale del Film
The Last Showing è un’interessante (ma mediocre) discussione sul Cinema

Ciò che è indubbiamente interessante, comunque, è che The Last Showing si presenta e si configura come una discussione sul Cinema, per quanto velata essa sia. La passione nascosta del proiezionista è, tutto sommato, un pretesto per parlare di regia, montaggio e scrittura in ambienti cinematografici, e tutto alla fine risulta in una critica (non troppo potente, in ogni caso) sull’incedere del digitale sull’analogico, in una sorta di celata opposizione al progresso che, in ogni caso, risulta piuttosto sterile in un contesto simile. Se questa era l’intenzione del regista, possiamo dire che ci sia riuscito solo in parte; se non lo era, potrebbe comunque essere stata un’occasione sprecata.

Comunque sia, l’interpretazione degli attori su schermo riesce a catturare lo spettatore per buona parte della pellicola, e l’opposizione tra Finn Jones e Robert Englund è stata sicuramente decisiva in tal senso: i due si scontrano come l’acqua e il fuoco, stridono e si affrontano in un continuo contrasto psicologico che culmina sul finale, quando apparirà chiaro quale delle due psichi sia la più solida e quale, invece, la più propensa a cedere.

 

L’opposizione tra Finn Jones e Robert Englund dà vita a uno scontro di opposti, un contrasto psicologico che esploderà sul finale

 

In questo scenario è fondamentale l’ingenuità di Allie, senza la quale il piano stesso di Stuart, probabilmente, non sarebbe mai giunto così lontano. L’attenzione dello spettatore viene catturata dallo scontro tra i vari personaggi coinvolti, una triade alimentata da astuzie e implicazioni, paure e conclusioni affrettate; a chi guarda viene affidato il compito di sperare in una risoluzione soddisfacente della storia, che renda completa l’attesa e che scarichi tutta la tensione accumulata nei circa 90 minuti di montato. Una risoluzione che, purtroppo, non arriverà fino in fondo.

 

 

“L’Ultimo Appuntamento”

Alla fine, allo spettatore resta un senso di vuotezza e di fastidio, di incompletezza e di irresoluto che non potrà che mettere di cattivo umore chi ha assistito allo svolgersi della storia. Il finale aperto fornisce svariati indizi che fanno ben sperare per ciò che accadrà di lì a poco, ma nel frattempo le convenzioni sono già state smontate, e la classica struttura narrativa lascia spazio a qualcosa di “diverso”. Il risultato è un film poco incisivo, in larga parte prevedibile e, soprattutto, poco soddisfacente; un film che prova a insegnare qualcosa senza riuscirci fino in fondo, ma che, tutto sommato, si lascia apprezzare per aver tentato di sperimentare con il mezzo cinematografico, proponendo ottimi personaggi (due su tre, almeno) e uno svolgimento della trama tutt’altro che mediocre. Un plauso va al piano malefico di Stuart, alla caratterizzazione del suo personaggio e all’interpretazione di Englund e Jones, le due punte reali del film intero; così come è apprezzabile, da parte del regista, la scelta di montare realmente il film di Stuart e piazzarlo sui titoli di coda, una vera chicca per lo spettatore curioso. Sempre che i minuti finali non gli abbiano fatto arrivare i nervi a fior di pelle.

Nel complesso, quindi, The Last Showing è un film mediocre, non privo di difetti e senza dubbio ricco di più di un pregio. Il consiglio è quello di dargli una chance, anche solo per assistere allo splendido scontro mentale tra Stuart e Martin; non aspettatevi, quindi, un capolavoro indiscusso, ma siate almeno pronti a lasciarvi intrattenere da un film leggero, piacevole soprattutto se visto con qualche amico o con un compagno di vita.

 
Dettagli prodotto
  • Attori: Robert Englund, Finn Jones, Emily Berrington
  • Formato: Blu-ray, Edizione limitata, PAL
  • Audio: Italiano, Inglese
  • Lingua: Italiano, Inglese
  • Sottotitoli: Italiano
  • Regione: Regione B (Maggiori informazioni su Formati Blu-Ray.)
  • Numero di dischi: 1
  • Studio: Koch Media
  • Data versione DVD: 23 feb. 2017


due parole sull'autore
Nato e cresciuto nell'epoca d'oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.
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