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il 10 agosto 2017, 09:40
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Il regista danese Nikolaj Arcel firma l’ennesimo adattamento cinematografico di un’opera dell’immenso Stephen King, riuscendo solo in parte a catturare lo spirito dello scrittore, tra buone trovate e inesorabili “zone morte”. La Torre Nera continuerà ad ergersi a protezione del nostro mondo?

Dopo un travagliato periodo di gestazione, durato ben 10 anni, La Torre Nera approda nei cinema di tutto il mondo per mettersi alla mercé degli esigenti fan di Stephen King che, tra alti e bassi hanno visto portare su pellicola tantissime opere uscite dall’inchiostro rosso sangue della sua sacra penna. Racchiudere otto libri di questa apprezzatissima epopea fantasy e un percorso romanzesco durato ben 30 anni (1982-2012) in 95′ sarebbe un compito improbo anche per i più grandi registi e sceneggiatori. Nikolaj Arcel ci ha voluto provare lo stesso, mentre in pentola bollono già sequel e serie TV, che forse riusciranno a dare più ossigeno a questo formato dell’opera originale. Vediamo allora cosa è andato bene e cosa storto nella contesa tra Idris Elba e Matthew McConaughey per proteggere/distruggere la nera torre, pilastro che regge il peso degli equilibri universali.

I sogni gli incubi son desideri

Jake Chambers (Tom Taylor) è un adolescente profondamente turbato, come tanti ma non come gli altri. Il suo malessere giunge nel sonno, per tormentarlo con incubi così reali, vivi e terribili, apocalittiche visioni di un presente parallelo, dove le urla dei bambini dotati di poteri psichici vengono convogliate da grotteschi macchinari per concentrarsi in letali flussi di energia diretti verso la Torre Nera, caposaldo posto al centro dell’universo il cui potere impedisce agli inferi di scatenarsi sui mondi da essa protetti. Inquietanti presagi che vengono poi disegnati dal ragazzo, raccolti in un quaderno che agli occhi di molti ha scritto “follia” in copertina. Dentro e fuori dagli studi degli psicologi, il ragazzo, orfano di padre e ostacolato dal patrigno, scoprirà presto che tutto ciò da cui è tormentato è pura e semplice realtà. Il Pistolero Roland Deschain (Idris Elba) e lo stegone Walter Padick (Matthew McConaughey) si stanno sfidando in un eterno duello nel Medio-Mondo, l’intramontabile bagarre tra bene e male, vita e morte, dando vita alla più grande attrattiva di tutta la pellicola. Questo perché oltre alla coppia di duellanti e il giovane Jake, gli altri comprimari hanno lo spessore di un foglio di carta, comparse che aggiungono poco o niente al film, utili solo per approfondire minimamente il contesto in cui si muovono le vere star. Ciò non sarebbe necessariamente un male, se l’azione non si facesse desiderare, esplodendo di rado tra momenti introspettivi, anche riusciti, e vere e proprie pause insipide popolate da suddetti personaggi di cui dimenticherete presto volti e performance.

Un paio di revolver coi colpi contati

Quando le pallottole sibilano fuori dal grande schermo l’azione è piacevolissima, provvidenzialmente esagerata e spettacolare, il problema è la frequenza con cui i caricatori della coppia di revolver impugnata da Idris Elba vengono per l’appunto, caricati, mettendo sotto i riflettori una colpevole mancanza di proiettili. Colui che “vede con la mente e spara con il cuore“, personaggio dalla forte spiritualità la cui retta via del credo viene bloccata dalla frana della vendetta, scatenata dalla morte del padre, anch’esso Pistolero, per mano dell’uomo in nero McConaughey, allucinato e spietato, capace di togliere il respiro e instillare le emozioni più negative e oscure nell’animo umano semplicemente con le parole. Se da una parte la particolarità di questo universo è stata ben interpretata da Arcel con buone scelte stilistiche e sequenze travolgenti, dall’altra manca sempre quella scintilla che divide un buon film da uno esaltante, con un taglio troppo “teen”, sfruttando un protagonista adolescente per edulcorare certe scene e proporsi ad un pubblico più ampio.

Una lotta tra bene e male interessante nelle intenzioni ma troppo edulcorata dal taglio “teen” voluto dal regista e da fasi action ben fatte ma centellinate.

La scelta di un protagonista in fase di crescita è una costante nelle opere di King oltretutto, con figure carismatiche usate sempre per dare ancora più enfasi ai suoi racconti. Un altra cosa che non funziona è l’evanescente minaccia dei demoni, che premono contro la barriera creata dalla torre fuori dal cono visivo della cinepresa protagonisti di una manciata di scene, troppo poche e poco dense, pressanti, coinvolgenti. In generale il film trasmette sempre poco pathos, con una vicenda brillante nella concezione ma banale nello sviluppo. E quando un prodotto ispirato alle opere dello scrittore dal Maine non riesce a coinvolge (ed è successo a parecchie altre pellicole di uguale ispirazione, tanto che si parla di “maledizione”), vuol dire che qualcosa è andato storto.

Medio-Mondo, Medio-risultato

L’ambientazione è, come tutto il resto, un Harvey Dent in fotogrammi, due facce tra un’inflazionatissima New York a cui viene aggiunta una sottocultura mistica al servizio di Walter, composta da maghi, scagnozzi e creature ambigue, che si mascherano agli occhi degli abitanti del Mondo-Cardine, la Terra, mascherati con veri volti rubati a povere anime uccise senza pietà. Il Medio-Mondo, raggiungibile tramite tecnologici portali dalla Terra e viceversa, invece è un mix di western, post-apocalittico e fantascientifico, impreziosito da elementi fantasy che crea un’ambiente che avremmo voluto vedere sviluppata con più attenzione e cura, vista anche la qualità scenografica studiata per rendere omaggio all’opera originale. Tra effetti speciali e ottime coreografie con protagonista il nostro Idris, l’occhio riesce ad essere spesso appagato, riuscendo in quello che la fretta ha sottratto alla trama. Un film che è già un successo al botteghino (primo negli U.S.A.) ma a cui manca ancora tanto per rendere giustizia ad un vero e proprio universo pieno di sfaccettature e potenzialità, decisamente adatto a diventare un prodotto cinematografico di spessore. La Torre Nera sta vacillando sotto i colpi della critica cinematografica, ma non è ancora caduta!



due parole sull'autore

Un milanese col cuore sui colli piacentini, “romantico” del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell’F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.

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