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il 4 luglio 2017, 19:48
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Quando un trap-movie ti mette in campo personaggi completamente psicopatici e fuori dal mondo, sai che ne vedrai delle belle fino alla fine del film.

 

Rob Zombie è un registone. Non è difficile sentirlo definire in questo modo dai più affezionati estimatori del cinema d’autore (e del suo cinema in particolare), dal momento che il regista ha saputo – sapientemente – portare su schermo sia remake che opere originali, in diversi casi di ottima qualità. L’ultimo dei suoi lavori porta con sé uno stile serrato, ritmico e delirante, tanto nella regia quanto nella scrittura in generale; in breve, 31 è un film che si riserva il privilegio di giocarsi tante sorprese nel corso del suo svolgimento, sebbene non riesca a convincere abbastanza da essere definito “un’opera prima” del regista. Nondimeno, ancora una volta il cinema horror vede una piacevole deriva verso un connubio tra ridicolo e disturbante, accompagnato dal manifestarsi di diverse forme di psicosi per tutta la durata della pellicola.

 

 

Possa la fortuna essere sempre a vostro favore!

31Quella dei giochi contorti è una tendenza che si è andata sviluppando parecchio negli ultimi anni, principalmente grazie all’influenza dei romanzi distopici della serie Hunger Games. Se quest’ultimo (e derivati) metteva però in scena un classico contesto filo-orwelliano, 31 è piuttosto molto più vicino a Saw nelle sue premesse: il 31 ottobre di ogni anno, nella notte di Halloween, un gruppo di ricconi cattura i poveri viandanti che transitano su un’isolata strada di campagna, sottoponendoli a un gioco macabro e disturbante in cui i partecipanti sono chiamati ad affrontare personaggi sempre meno raccomandabili. Un classico trap-movie, dunque, e Saw ha insegnato parecchio al genere in tal senso: l’unico modo per salvarsi è sopravvivere per dodici ore al gioco perverso, fronteggiando tutte le insidie che i crudeli organizzatori metteranno di fronte ai partecipanti. Un passatempo macabro e disturbante, grazie al quale circola un’immensa quantità di denaro tra gli organizzatori; e il gruppo di protagonisti, com’è facile intuire, sarà presto decimato da una serie di psicopatici ancora più deviati degli organizzatori stessi.

 

Benvenuti alla Prova del Cuoco
Tra protagonisti un po’ piatti e incredibili antagonisti

Non c’è da stupirsi, comunque, se i crudeli seviziatori di 31 avranno la meglio su gran parte dei protagonisti. La caratterizzazione del gruppo di vittime, infatti, è ciò che ha convinto in larga parte meno tra tutti i personaggi presenti nel film: ragazzi tendenzialmente vagabondi, falliti, drogati, già visti in mille altre pellicole e decisamente poco interessanti da troppi punti di vista. Per fortuna, questa regola non è d’oro e non si applica a tutti: Charlie (Sheri Moon, moglie di Rob Zombie stesso, la cui somiglianza con Antonella Clerici in questo film è spiazzante) è un personaggio con un’evoluzione profonda sotto tutti i punti di vista, e Venus (Megan Foster) è indubbiamente uno dei pochi membri del cast la cui interpretazione, magnetica e magistrale, spicca rispetto a molti altri. In larga parte, però, il gruppo di protagonisti non presenta alcuna attrattiva, anche se Roscoe (Jeff-Daniel Philips) riuscirà a strapparvi più di qualche risata con il suo stile volgarotto e ignorante.

Di un’altra pasta sono, invece, i “cattivi” che i personaggi dovranno affrontare nel corso del macabro gioco di sopravvivenza: si va dal nano filonazista denominato “Sick-Head” (uno straordinario Pancho Moler) a una coppia di nome Sesso e Morte, composta da una ragazzina che ricorda Harley Queen e da un pazzoide con mazza chiodata e tutù, passando per una coppia di fratelli armati di motosega e amanti del sesso non consensuale. Questo incredibile gruppo di pazzoidi mette in scena un gran numero di psicosi diverse, tutte equamente disturbanti, inquietanti e macabre a modo loro. Un trionfo della follia, che farà contenti tutti gli estimatori dei personaggi deliranti e dalla mentalità completamente deviata.

Questo strano equilibrio tra protagonisti sani di mente (anche se non del tutto) e antagonisti psicopatici viene stravolto completamente sul finale, quando i due filoni andranno a intersecarsi in un’unica, incredibile figura: Doomhead.

 

 

Elogio alla Follia Controllata
Da solo, Doomhead vale per intero il prezzo d’acquisto

Doomhead è uno di quei personaggi che ami dalla prima volta che appare su schermo. Lo si vede soltanto una volta nell’introduzione (in bianco e nero; poesia) che precede i titoli di coda, e già in quell’occasione si scioglie in un meraviglioso monologo sulla vita, la morte, il sol e l’altre stelle; poi scomparirà nel silenzio, mostrandosi nuovamente solo nell’ultima sezione del film con somma gioia degli spettatori. E non deluderà affatto, dotato com’è di una scrittura magistrale e una caratterizzazione infinitamente interessante: un uomo completamente psicopatico ma con evidenti disturbi di personalità, violento, rude, convinto di avere il controllo su se stesso e in grado di provare estrema soddisfazione nello squartare le proprie vittime. Le sue frasi sono frutto di un incredibile lavoro di scrittura, pensato a monte da Rob Zombie e, senza dubbio, tremendamente efficace: se gli altri personaggi erano spaventosi semplicemente per la loro follia incontrollata, la psicosi di Doomhead è razionale e controllata, supportata da una distorta visione del mondo, e per questo molto più terrificante di quella mostrata da qualunque altro antagonista nella pellicola. Inoltre, l’interpretazione magistrale di Richard Brake vale da sola il prezzo d’acquisto, ed esploderà in un finale che difficilmente vi lascerà delusi.

Per quanto riguarda lo stile registico, infine, Zombie predilige per 31 una regia (come già accennato) serrata, ricca di primi piani e tremendamente dinamica nelle fasi di azione, con un quadro traballante e volutamente scosso durante le scene più concitate. Impeccabili, in ogni caso, la fotografia e la resa scenografica, che forniscono in diverse occasioni dei giochi di luce splendidi che ricordano quasi le tendenze espressionistiche del Cinema Tedesco negli anni Trenta.

 

 

In sostanza, 31 è un film che si lascia guardare e che, per quanto non sia privo di difetti (l’omaggio a Saw e l’accenno ad Hunger Games sono apprezzabili, ma rendono anche le premesse di trama decisamente più banali), può comunque risultare molto più che piacevole per gli estimatori del genere. La trama non è nulla di estremamente originale, ed è in effetti possibile prevederne lo svolgimento dall’inizio alla fine, una volta entrati nel meccanismo; e, tuttavia, il film di Rob Zombie non vuole certo stupire sul lato narrativo, preoccupandosi piuttosto di puntare su una particolare ambientazione e su un’incredibile caratterizzazione degli antagonisti principali. Vale la pena ripeterlo: 31 va visto anche solo per la presenza di Doomhead tra i cattivi, anche se non è difficile che lo troviate piacevole e apprezzabile anche da diversi altri punti di vista. Non aspettatevi un capolavoro, però: l’ultima fatica di Rob Zombie non punta assolutamente a quello, e in quell’ottica si può benissimo dire che, per un progetto finanziato tramite Kickstarter, il regista abbia fatto egregiamente il suo lavoro.

 

Dettagli prodotto
  • Attori: Malcolm McDowell, Richard Brake, Sheri Zombie
  • Formato: Blu-ray, Edizione limitata, PAL, Schermo panoramico
  • Audio: Italiano, Inglese
  • Lingua: Italiano, Inglese
  • Sottotitoli: Italiano
  • Regione: Regione B (Maggiori informazioni su Formati Blu-Ray.)
  • Numero di dischi: 1
  • Studio: Koch Media
  • Data versione DVD: 6 apr. 2017


due parole sull'autore
Nato e cresciuto nell'epoca d'oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.
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