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il 7 giugno 2017, 07:31
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Al solito, finita la diretta monta subito il malumore. Ma la colpa non è di Nintendo: è vostra, perché non avete capito i Direct.

È una storia a cui ormai siamo abituati: Nintendo presenta uno dei suoi Direct-lampo e non appena terminata la trasmissione in rete si scatena la rivolta sociale. Perché, per qualche ignota ragione, il pubblico non può fare a meno di costruirsi aspettative che poco hanno a che fare con l’evidenza dei fatti. E una volta che queste piantano i loro semi non c’è modo di sradicarle finché non ci pensa il Nintendo Direct stesso, che dopo la presentazione si lascia dietro proprio per questo motivo un fiume di critiche. Ma, come ormai siam soliti titolare, è giusto così: non è colpa di Nintendo se c’è ancora chi non ha capito qual è lo scopo di questi aperitivi:

A differenza di quanto vuol fare il sottoscritto nei suoi articoli, lo scopo dei Nintendo Direct è uno solo: fare informazione.

Ma procediamo con ordine, e andiamo a riepilogare a beneficio di tutti quelli che stanno leggendo queste righe con aria perplessa – se non direttamente in preda ad un’ira funesta da sfogare nei commenti qui sotto – perché come nella serie Pokémon c’è un tempo e un luogo per ogni cosa (ma non ora).

L’hype, come il vino, va fatto invecchiare
Una bomba ha bisogno della sua miccia: senza, non c’è il botto

Iniziamo subito con un concetto banale, che è il motivo principale per cui spesso e volentieri davanti alla delusione post-Direct siamo noi a mostrare la perplessità e l’ira funesta di cui sopra: le aspettative, come un buon vino, vanno fatte decantare. Va lasciato il giusto tempo agli utenti di crearsi il loro film in testa, di montare (questa volta si, a ragione) le sue aspettative e di discuterle in rete e condividerle. E va lasciato il giusto tempo agli addetti ai lavori per partecipare al toto-titolo, prestarsi al gioco riportando tutte le voci di corridoio attorno all’evento, tutte le teorie più o meno fondate su cui si imbattono in giro per NeoGAF e diventare anche loro parte della macchina. Insomma, prima di lanciare la bomba, bisogna lasciare che la temperatura si alzi lasciandosi desiderare. C’è la necessità che ci sia del rumore attorno al tutto e che tutto questo circo faccia il suo naturale corso. Tutti preliminari che sicuramente non si possono ottenere annunciando un Nintendo Direct dall’oggi al domani, come la casa di Kyoto continua a fare imperterrita da qualche anno a questa parte. In seconda battuta, oltre a questi preliminari poi l’atto in sé deve avere una durata sufficiente a lasciare lo spettatore soddisfatto, abbastanza minuti a schermo da riuscire a mostrare qualcosa di sostanzioso e di rivelare qualche dettaglio in modo da far partire il treno dell’hype. Altro motivo per cui ragionevolmente quando si dice che un Nintendo Direct ha una durata di una decina di minuti, tendenzialmente non c’è da aspettarsi i botti di Capodanno: pensateci, da quando non vediamo una console essere presentata su un palco che fa da cornice ad un E3 o ad un altro evento del genere? PS4, Xbox One e Switch sono tutte macchine che hanno avuto un evento dedicato a loro, dove la casa madre ha potuto gestire in autonomia i suoi tempi. E in tutti e tre i casi, ricollegandoci a quanto detto poco fa, c’è stato un vero e proprio “road to” mediatico verso la presentazione ufficiale. Quando questi elementi vengono a mancare è logico che, nove volte su dieci, i contenuti della presentazione non siano così totalizzanti. Diversamente si sarebbe percepita l’elettricità nell’aria.

A che servono i Direct?
L’ugualianza non esiste, nè nella vita vera nè pad alla mano

Bene, fatte queste considerazioni a questo punto probabilmente vi starete chiedendo che senso hanno i Nintendo Direct. Sono eventi dove non ci si alza dalla sedia (salvo eccezioni, che comunque ci sono state) per fare la ola, e allora perché dovrei seguirli? Facile, perché citando il compianto Satoru Iwata si tratta di contenuti che arrivano directly to you. In altre parole, sono uno strumento (potentissimo, nelle mani giuste) per rimanere in contatto con la propria fanbase, per richiamare la loro attenzione sui contenuti in prossima uscita – e non – e per raggiungere più specificatamente i diversi tipi di utente che popolano quell’oceano di appassionati di videogiochi. Abbiamo già visto più e più volte come i giocatori giapponesi abbiano gusti e abitudini decisamente diverse rispetto a quelli occidentali, e come anche all’interno dell’insieme di quello che sta ad ovest ci siano differenze più o meno marcate. Ne parlava, ironicamente, qualche ora fa anche la concorrenza sonara, nella persona di Jim Ryan:

 

[God of War] è un franchise che storicamente è andato al di sotto delle aspettative in Europa. Gli hack and slash tendono a non fare così bene nel Vecchio Continente, quindi questa volta la componente narrativa farà la differenza. I giocatori europei adorano i giochi narrativi. E Singstar.

via

 

La potenza dei Nintendo Direct è proprio questa: potenzialmente, si può confezionare la presentazione a seconda della nazione in cui poi si intende trasmetterla in streaming, cosa che è impensabile per un evento tradizionale. Di più: si può andare a “targhettizzare” il pubblico ancora maggiormente, imbastendo mini-conferenze dedicate ad un particolare titolo. Non te ne frega nulla dei Pokémon? Benissimo, Nintendo non ha intenzione di annoiarti. Puoi saltare tranquillamente questo Nintendo Direct e collegarti su Twitch, sul sito ufficiale Nintendo o un po’ dove ti pare non appena ne viene organizzato uno che suscita il tuo interesse. Ben sapendo che quando a parlare è Sony (ad esempio) ti tocca sorbirti invece la prima mezz’ora di numeri e p*mpini ad uso e consumo dei fondamentalisti del marchio.

Ecco perché i Nintendo Direct fanno benissimo quello per cui sono pensati, cioè informare la gente, e il resto delle chiacchiere stanno a zero. Noi invece? Noi vogliamo fare (auto)critica, ed è il motivo per cui state leggendo queste righe.

Bonus: perché era folle aspettarsi la prossima generazione di Pokémon

Chiudiamo scendendo, almeno qui in chiusura, nello specifico di quest’ultimo Direct e analizzando quelle che sono state le mosse di Game Freak negli ultimi anni, in particolar modo dalla quinta generazione di mostriciattoli tascabili in poi. Ogni generazione ha in pratica avuto un’aspettativa di vita di un paio d’anni, venendo introdotta da un capitolo principale (Nero e Bianco, X e Y, Sole e Luna) e poi riproposta circa dodici mesi con dei nuovi titoli che però non andavano a stravolgere nulla. Nero e Bianco hanno avuto i loro sequel diretti, X e Y hanno lasciato il palco ai due remake di terza generazione e Sole e Luna, come visto ieri, misceleranno la vecchia e cara (per le tasche dei giocatori, soprattutto) abitudine di tirar fuori il terzo titolo della generazione in una però inedita doppia versione. E da questo punto di vista può essere legittimo lamentare che sarebbe stato più interessante vedere un sequel vero e proprio dei titoli di settima generazione, magari ambientato di nuovo a Kanto – l’opinione di chi vi scrive, infatti, è che concettualmente si sia tornati indietro ai tempi di Pokémon Platino, su due titoli però che a differenza di Perla e Diamante non necessitavano di una terza edizione a sistemare una serie di storture – ma è sicuramente ingiustificata l’aspettativa di vedere l’ottava generazione qui e adesso. Come non è per nulla giustificabile l’attesa di un porting di Sole e Luna (o comunque di un capitolo pseudo-principale) su Switch, visto che Game Freak storicamente è una casa che se la prende comoda. Nero 2 e Bianco 2, per esempio, sono usciti comunque su Nintendo DS e hanno “boicottato” 3DS, pur di rivolgersi ad un target il più numeroso possibile e lasciar respirare al contempo Tajiri e soci mentre stavano lavorando ad X e Y. E, sinceramente, è giusto così. Game Freak non è sicuramente una software house che inseriremo nella lista delle venti case più abili quando si tratta di scrivere codice (prova ne sia che su 3DS ancora non abbiamo un gioco capace di farci giocare in 3D senza che il frame-rate assomigli a quello di Bayonetta su PS3), per cui il fatto che vogliano avere più tempo a disposizione per portare la loro serie più di successo su Switch non può che farci piacere.

Perché un capitolo di Pokémon al di sotto delle aspettative, quello sì, ci sconvolgerebbe la vita.



due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
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