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il 25 giugno 2017, 15:13
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Il rombo del motore fa da base a quella traccia che esonda dagli altoparlanti dell’autoradio. La pioggia batte sul tetto allo stesso ritmo della batteria e le gomme stridono come un riff di Stratocaster. Non c’è viaggio on the road senza musica, non c’è musica senza un paesaggio che la ispiri.

Non c’è alcun dubbio sul fatto che uno dei punti di “Forza” della line-up Xbox One sia proprio la serie parallela al tripudio simulativo di Forza Motorsport, quell’Horizon spensierato, autentico mondo parallelo, colorato e sopra le righe che è il rifugio perfetto per il videogiocatore moderno, quello che vive di pane e pneumatici ormai lisci dopo l’ennesimo burnout. Un mondo vivo, pulsante, che fa del gameplay totale firmato Playground Games e Turn 10 una corona posta sul suo capo, simbolo del miglior racing arcade sul mercato. Ma oggi non parleremo di giocabilità (per quello c’è la nostra esauriente recensione!), ci tufferemo bensì in quello che è il mondo di gioco percepito dalle nostre orecchie, quella magia che fa vibrare i timpani e che viene asservita alla bellezza totale di quanto vedono gli occhi e toccano le mani, grazie a quel prolungamento delle stesse chiamato joypad. Che il viaggio tra le onde sonore di Forza Horizon 2 abbia inizio. Alzate il volume.

Dopo una delle introduzioni più belle di tutti i tempi (da pelle d’oca, ogni volta sempre di più. “This is gonna be the summer of our lives”) ci ritroviamo in gruppo, un autoraduno che è festa, è vita, è estate, mentre dall’abitacolo della nostra Lamborghini Huracán giallo Modena si espande nell’aria l’emozione elettronica di Eric Prydz, con la sua Liberate. Vera liberazione dagli sbattimenti della giornata appena trascorsa, pronta a spingerci nel mare di un mondo parallelo, tranquillo, pacifico, che fa venir voglia di abbassare i finestrini virtuali per godersi le carezza dell’aria tagliata dall’aerodinamica e il grido del V10 5.2 da 610 cavalli in uscita di curva, mentre al primo tornante la vista del Mar Ligure toglie il fiato come se fosse la cosa più bella mai vista, e ci fa venir voglia di spingere ancora di più sull’acceleratore, alzare ancora il volume. I bassi saltano, vibrano, mentre tutt’intorno è un ruggire di motori; si fa casino, si fa festa, tanto virtuale quanto reale. Questo è sound design ai fini del gameplay, ai fini dell’emozione data dall’avere tra le mani un semplice pezzo di plastica.

Non c’è viaggio in auto senza musica, non può esistere, è un connubio perfetto e inscindibile.

Un vero festival, di auto, musica e colori, in una cornice italo-francese mai troppo lodata, che non sazia mai. Il cielo si annuvola, quello che sembra un tentativo di rovinare la festa, diventa un pretesto per saltare di nuovo in macchina, mentre le prime gocce ticchettano sul parabrezza e sul tetto, imperlando le curve della carrozzeria, levigata più dallo scirocco che dai test in galleria del vento. Lampi seguiti da tuoni roboanti che abbracciano il guidatore/giocatore come mai prima d’ora. Nuvole color piombo non fanno altro che far risaltare ogni colore e sfumatura, ogni nota, mentre le frequenze di Ninja Tune Radio mandano in onda una voce femminile, esotica, potente ma volutamente rotta in una supplica tanto sexy quanto struggente. La voce è quella della statunitense Kelis, Friday Fish Fry e il suo soul graffiante, tra chitarre, bassi e trombe è di quelli d’atmosfera, uno di quei pezzi che si cerca prima di affrontare un viaggio sull’asfalto bagnato, lucido, dove lo sciabordio delle gomme abbassa i battiti cardiaci a 50 al minuto. “I need ice cold water” dice la cantante di Harlem, lei ne ha bisogno mentre noi ce la godiamo, rinfrescandoci dal caldo che si è accumulato durante il giorno sui colli dell’appennino tosco-emiliano con una doccia radiofonica.

Un grande titolo deve appagare non solo occhi e mani, perché ciò che sentono le orecchie può rendere il tutto indimenticabile, instancabile, inimitabile.

La suadente DJ ci da qualche informazione sugli eventi del festival, immergendoci sempre di più in quello che ha sempre più le fattezza di un sogno ad occhi aperti. Piccoli dettagli di come nulla sia stato lasciato al caso sul piano sonoro, un appagamento continuo, che dimostra come un grande titolo non possa prescindere da un grande accompagnamento musicale ed effettistico. Il campionamento dei motori e degli scarichi è qualcosa di prodigioso, al limite dell’orgasmo per un appassionato, e la musica della natura non è da meno. Tuoni, pubblico, vento, pioggia, niente è stato trascurato ma è anzi stato elevato a portata principale, tanto da avere un impatto pari a quello visivo, donando all’esperienza un senso di continua esaltazione e appagamento. Decine e decine di tracce che spaziano per ogni genere, divisi in stazioni radio selezionabili a piacere, con tanto di DJ che dispenserà informazioni, aneddoti e semplicemente ci farà compagnia. La musica è l’essenza del titolo, ciò che gli da carattere, non c’è festival senza musica e l’Horizon è un gigantesco festival, inno alla leggerezza. Non c’è viaggio in auto senza musica, non può esistere, è un connubio perfetto e inscindibile. Se poi ci sono di mezzo gare da iniezione di adrenalina dritta nel cuore, tutto dev’essere perfetto per creare ricordi audiovisivi indelebili. Lo stile dei The Heavy, con una How You Like Me Now che mischia lo stile gospel del cantato con uno style rock dalle sonorità blues, shakerate e mescolate direttamente in un locale di New Orleans, o almeno, questa è la sensazione che trasmette.

Questo è l’esempio della ricerca colta e incuriosita che ha portato alla redazione di una soundrack colorita, esplosiva e sensazionale tout court. Una scoperta continua di artisti poco conosciuti nei nostri lidi, talenti, sonorità nuove, fresche, che ci abbracciano facendosi ascoltare ancora e ancora, emozionandoci come la prima volta, per le 60 ore o giù di li necessarie per spolpare il titolo come Dio comanda. Poi cala la notte, tornate a casa dopo una serata, o una cena, ma la voglia di accende la vostra Xbox One è troppo più forte rispetto al richiamo del letto, avete bisogno della vostra dose di velocità e onde sonore. La notte cala anche nel mondo virtuale, la luna piena illumina il mare che bagna fittizia Castelletto, arroccata come una “sesta terra” tra le magnifiche e reali Cinque Terre. Luna, quella dei Bombay Bicycle Club, comincia a gocciolare dai fori degli altoparlanti con la sua base indianeggiante e le sue liriche sognanti, eteree, rilassanti, profumate d’incenso. La notte è giovane, si può fare ancora una corsa senza meta, sinfonia videoludica, un viaggio sensoriale da riprovare nella realtà, al risveglio.



due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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