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il 17 giugno 2017, 08:45
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È la domanda delle domande, quantomeno nel nostro settore alla fine di una settimana di fuoco come questa. Chi ha vinto l’E3 2017?

Sarebbe facile cimentarsi nella stesura di uno di quegli editoriali che ci piacciono tanto (e non c’è ironia in questa affermazione) e parlare, a bocce ferme – e a palle un po’ meno – di come sia andato l’Electronic Entertainment Expo di quest’anno dal punto di vista critico, di come si tratti allo stesso tempo di una delle edizioni più concrete e più deludenti dell’ultima decade e di come, forse, la delusione che mastichiamo ancora a qualche giorno di distanza dipenda proprio da quello.

Sarebbe facile. Ma, se ci conoscete, sapete che a meno che non si parli di un capitolo di Kirby le cose facili non ci interessano.

È molto più interessante cercare di capire chi ha vinto davvero questo E3 2017: non ragionando come (pseudo)giornalisti, critici o appassionati, ma andando proprio a vedere dati alla mano le conseguenze di quello che è successo a Los Angeles e andare ad interpretare quella serie di grafici e numeri. La parola chiave è proprio quella, perché anche in questo caso sarebbe facile riportare i numeri e basta, ma intendiamo spingerci un po’ più in là, in una sorta di Col pad in mano a tema E3 in una notte di mezza estate.

 

I dati alla base delle masturbazioni mentali che seguono sono ripresi dalla piattaforma di analisi Brandwatch.

 

La prima cosa da fare, molto banalmente, è andare a vedere qual è stata la conferenza più chiacchierata sul web, scandagliando i vari social media che ormai hanno soppiantato quasi in toto forum e altri “luoghi di culto” del genere. E il grafico che proponiamo qui di seguito non lascia dubbi: Microsoft è quella che ha causato più rumore, guardando dall’alto in basso sia Nintendo (staccatissima, ma comunque al secondo posto con il suo 15% di menzioni) e soprattutto Sony, solo un punto sopra Ubisoft e Electronic Arts.

 

e3 2017 menzioni

Microsoft svetta su tutti. Ma siamo sicuri?

 

Prima che gli appassionati Xbox si lancino in esultanze scomposte e rispolverino il caro vecchio “si va a Berlino, Beppe Pizzuti” (lo sappiamo, questa battuta puzza di Vecchio. E ci fermiamo qui che è meglio) bisogna ricordare che non tutte le menzioni sono positive, anzi. È decisamente probabile che gli “oppositori” di Xbox One X abbiano anzi contribuito a questo risultato in casa Redmond, alimentando la polemica e le discussioni attorno a quella che sarà la console più potente mai rilasciata sul mercato – su cui torneremo giocoforza in un prossimo editoriale più editoriale.

Insomma, il grafico è poco per dire chi ha vinto. Ma abbastanza per dire chi ha perso.

E ad aver perso è senza ombra di dubbio Sony. La casa giapponese, come abbiamo visto, si avvicinava all’evento in una forma addirittura migliore di quella vista 365 giorni fa – nell’anno di Uncharted 4, per rendere l’idea – e forse anche per questo ha offerto una prestazione alquanto sottotono. Nessun inedito, un solo grande gioco (lo Spider Man di Insomniac, che si posiziona terzo nella classifica dei giochi più menzionati) e insomma, poco di quello che Sony ha abitualmente mostrato in questi anni – ovvero annunci a sorpresa e tante novità, anche in uscita da qui ad un biennio. Non può bastare la consolazione che anche un DLC di un titolo dell’anno scorso come Uncharted: The Lost legacy preceda l’evanescente Crackdown 3 (nonostante Terry Crews) o che ci sia ancora il PlayStation Experience a disposizione: la prestazione è stata deludente, e l’interesse del pubblico in massima parte scarso. Insomma, salvati dall’amichevole Uomo Ragno di quartiere e dal cameo/reveal di Miles Morales, il fu Spider Man dell’universo Ultimate.

 

e3 2017 sony

Dalla rosa dei vincitori va, a nostro giudizio un po’ immeritatamente, scartata anche Bethesda. La conferenza ha messo sul piatto una mezz’ora tutta adrenalina e annunci senza soluzione di continuità, sposando appieno la Realtà Virtuale (che è al momento una nicchia di mercato senza padrone, dove la software house americana può diventare davvero un grosso pesce in uno piccolo stagno, ma in crescita) e dimostrando una concretezza senza pari, visto che si tratta di tutti titoli disponibili a breve. Il problema? Tiene banco ancora Skyrim, nonostante sia uscito (o si appresti a farlo) su qualunque piattaforma abbia attraversato il salotto negli ultimi sei anni e nonostante l’ottimo trailer di Wolfenstein 2, che corrisponde comunque al picco più alto di menzioni ottenuto da Bethesda. Il quinto capitolo di The Elder Scrolls è però di gran lunga la cosa più chiacchierata della presentazione, e da questo punto di vista non si può che parlare di un passo falso. Davvero un peccato, che però fornisce un primo indizio a sostegno di una tesi che chi vi scrive sostiene da tempi non sospetti (ne avevamo parlato proprio in occasione dell’articolo pre-conferenza di Sony).

 

e3 2017 bethesda

Grafici alla mano, tornando a casa di Bill Gates ci si accorge di come anche Microsoft abbia registrato un mezzo fallimento. Posto che per quello che sta provando di fare la casa di Redmond sul mercato era impossibile che fossero le prime parti a tenere banco – lo ripetiamo, chi è convinto che Xbox abbia bisogno di esclusive non ha capito il progetto di Microsoft e in ultima analisi come funziona l’industria, visto che nel 2015 PlayStation 4 ha venduto meglio della concorrenza pur senza niente di eccezionale in lineup – il punto forte doveva essere Project Scorpio, al secolo Xbox One X.

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Ma il pubblico ha mostrato nei confronti del mostro di Microsoft lo stesso interesse registrato per Assassin’s Creed Origins (il titolo più chiacchierato dell’intera manifestazione, con buona pace di chi dava per morta la serie) e ha decisamente mostrato più entusiasmo per il già citato Terry Crews, per l’interessante The Last Night e addirittura per la Porche presentata in anteprima proprio sul palco della conferenza – tentativo, dobbiamo ammetterlo, estremamente coraggioso sia da parte di Microsoft che della casa tedesca. Più che inevitabilmente seconda, in questo caso la banda di Phil Spencer è inevitabilmente terza.

 

Discorso simile per EA, che anche se durante la conferenza è riuscita a mettere sotto i riflettori A Way Out, abbiamo visto essere pari merito con Ubisoft e dietro Nintendo come menzioni. L’interesse per A Way Out però è crollato quasi subito dopo la conferenza, tant’è che nella classifica generale dei giochi più menzionati è dietro Fifa 18 – rivelato tra l’altro anche prima dell’E3 vero e proprio – e altri titoli non sicuramente dall’impatto clamoroso (in quanto già presenti sul mercato da tempi non sospetti) come Breath of the Wild e Rocket League. Rimane in pratica solo il quarto posto della summenzionata classifica occupato da Anthem e poco altro dalla conferenza del colosso americano, tanto più che si considera che in un periodo in cui il brand Star Wars dovrebbe essere in pieno fermento, Battlefront II risulta essere meno interessante (per il pubblico) di Wolfenstein II, di Dragon Ball Fighter Z (ottima sorpresa e ben recepita dagli spettatori, peraltro) e anche del vetusto Skyrim.

 

e3 2017 giochi più menzionati

la famigerata classifica dei giochi più menzionati

 

L’E3 di quest’anno è insomma un affare tra Ubisoft e Nintendo: al netto delle considerazioni editorialistiche che potremmo fare a questo punto – abbiamo, come detto, deciso di tenerle fuori dai ragionamenti, ma non possiamo che riconoscere quanto Ubisoft abbia dato spazio agli uomini dietro ai suoi progetti, prima ancora che ai progetti stessi – le due case vanno veramente a braccetto quest’anno, e non solo per merito di Mario + Rabbids Kingdom Battle. È Metroid Prime 4 – di cui si è visto praticamente l’equivalente di un’immagine jpeg – a contendere al Faraone di questa edizione della fiera, Assassin’s Creed Origins, il primo posto in cima alla lista dei titoli più discussi. E fuori dal podio le due case sono spesso a ridosso una dell’altra, con Beyond Good & Evil 2 a braccare l’immenso Mario Odyssey (su cui spenderemo qualche parola frame-by-frame prestissimo) e Skull & Bones a precedere di misura il capitolo per Nintendo Switch di Kirby.

Difficile dire quale delle due case abbia vinto davvero, a questo punto. Quel che è certo è che il pubblico ha ribadito una cosa: vogliono (anzi, vogliamo) sogni, non solide realtà.

Non è un caso e non deve passare in secondo piano il fatto che una serie come Metroid – non il system seller per antonomasia, anzi proprio un prodotto di nicchia – sia riuscita a posizionarsi così in alto senza mostrare né il fumo, né il proverbiale arrosto. E vale lo stesso discorso per Beyond Good & Evil 2, altro titolo recuperato dalle soglie del vaporware per cui si è visto alla fin fine solo un trailer. La lezione da imparare è la seguente: l’E3 è l’equivalente videoludico della campagna elettorale, e vince chi fa le promesse migliori. Poco importa se poi escono a due, tre o quattro anni dall’annuncio.

Nel nostro piccolo, possiamo solamente dire che questo duopolio franco-giapponese si riflette anche nell’opinione emersa nel nostro We Love Videogames.



due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
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