Speciale
di
il 25 maggio 2017, 10:00
in Speciali

Uno sport immerso nella natura più lussureggiante, tra anche ondeggianti, eleganti mazze in acciaio, grande precisione e abbigliamenti improbabili! Questo è il golf, attività elitaria che si fece pop grazie soprattutto ad SNK e Nazca, autori dell’arcade Neo Turf Masters. Pronti allo swing made in 1996?

 

Retrocensioni è una rubrica a cadenza settimanale, che porta indietro l’orologio e affronta in modo pseudo-critico titoli che hanno fatto la storia. O anche no, ma che per un motivo o per l’altro abbiamo ritenuto degni di menzione e capaci di suscitare reazioni alla “Luci a San Siro”.
 

 

La primavera è nell’aria, le rondini sfrecciano nel cielo terso e azzurrissimo, l’odore dell’erba tagliata fa da calmante naturale. Proprio una bella giornata per giocare a golf, anche se questa storia delle mezza stagioni che non esistono più comincio a sospettare sia vera, ci sono 30° e questa polo sintetica mi si sta sciogliendo addosso. Poco male, ormai siamo alle diciottesima buca, sono in vantaggio di un colpo, -12 contro i -11 di quel fastidioso australiano che ormai ha già concluso; mi basta un Par e, guarda caso, sono proprio sul green a 2 metri dalla buca, un gioco da ragazzi! Il mio fidato caddie stringe i pugni mentre mi guarda, in segno di carica, mentre quella bella bionda in mezzo al pubblico mi fa l’occhiolino. O forse le è andato un moscerino nell’occhio? No sono sicuro fosse un occhiolino, ricambio. Un respiro profondo, muovo dolcemente la mazza a destra e poi un colpo di polso verso sinistra. La bianca pallina rotola, rotola, rotola verso il bordo della buca, la traiettoria diventa come la vecchia parabolica dell’autodromo di Monza, prende velocità per la leggera pendenza e schizza via. Fisso quella maledetta sfera senza battere ciglio, mi giro verso Paul il caddie che ha la mascella per terra; mi giro verso la bionda, che sta baciando quel mezzo golfista australiano. Il fallimento ha un solo nome: Bogey. La mazza d’acciaio si piega tra le mie mani come se fosse una graffetta. Chi ha detto che il golf è uno sport rilassante, maledizione?

Una passeggiata nella natura con la mazza in mano…

Sarebbe bello scrivere un racconto ludico interamente su questo titolo, anche perché di aneddoti del genere se ne vivono parecchi durante le partite, complice anche l’atmosfera che si respira sui campi in pixel art del titolo Nazca, targato 1996. Una data curiosa, perché con questo gioco il golf divenne definitivamente pop nella cultura videoludica, giusto un anno prima che anche lo sport giocato da atleti in carne e ossa fosse sdoganato dal suo più grande campione, quell’Eldrick Tont Woods, meglio noto come Tiger, che nel 1997 vinse il suo primo torneo The Masters, uno dei quattro più importanti del PGA Tour. Uno a cui hanno poi intitolato la più famosa serie di videogiochi golfistici targati Electronic Arts, uno che sembrava veramente giocare con un pad in mano, basta guardare questo video per capirlo.

Ma chi a metà anni ’90 non poteva iscriversi in un golf club poteva dirigersi alla sala giochi più vicina (o comprarsi un Neo Geo), armato di spicci e tanta pazienza, per affrontare i 4 campi da 18 buche di Neo Turf Masters. Ciò che il vetusto ma stilosissimo motore grafico 2D ci mostra sono piccoli spaccati di quattro paesi posti ai poli opposti del mondo, Germania, Giappone, Stati Uniti e Australia, tra boschi, spiagge adornate da palme e le terre scavate dal fiume Colorado del Grand Canyon.

I colpi di classe sono posti ad ogni buca, a partire dalle dinamicissime animazioni dei 6 golfisti virtuali, ognuno adatto ad un particolare stile di gioco.

Anche l’alternanza tra le due visuali, alle spalle del golfista e a volo d’uccello, è elegante e classica per il genere fino all’avvento di Mario Golf 64 ed Everybody’s Golf sul finire degli anni ’90, con tutte le innovazioni dei nuovi motori grafici 3D. Visivamente però, una menzione d’onore va alle scenette che chiudono ogni buca, dove il nostro golfista andrà in delirio per un Birdie, sarà abbastanza soddisfatto per un Par o sarà incazzato nero per un Bogey o peggio, con tanto di pubblico alle spalle e telecronista che descriverà le gesta del Player 1 davanti alla classifica del torneo. Una trovata simpatica e pionieristica, anche se nella mente di chi gioca c’è sempre un piccolo Piccinini che dice “tiro incredibile di Calzati! Proprio lui! ‘cezzionale!

“È la sua risposta definitiva? La pieghiamo?”

…tra strane urgenze, concentrazione e insulti gratuiti
Neo Turf Master però è un ossimoro virtuale

Neo Turf Master però è un ossimoro virtuale. Il golf, di per se, è uno sport di pensiero, che per l’atleta si trasforma in una strana forma di yoga; prima di effettuare lo swing, col caratteristico “sculettamento” che l’attività richiede, possono passare interminabili secondi, se non minuti, quando il tiro o la situazione lo richiedono. Qui però questa pratica zen si scontra con alcuni elementi classici degli arcade: il timer e i crediti. Non solo avremo un limite di tempo per sparare alle stelle la pallina, ma soprattutto dovremo mantenere un ritmo forsennato per andare sotto il Par almeno una buca si e una no. Questo perché ad ogni tiro il numero di buche a nostra disposizione cala di una, addirittura di due se finiremo con uno o più tiri sopra il consentito, mentre guadagneremo una buca in caso di Birdie e Albatross. Ovviamente, una volta arrivati a zero, scatterà la squalifica, pardon, il Game Over; un po’ un Hunger Game in salsa golfistica. Tutto questo era sicuramente molto utile in sala giochi, visto che per completare le fatidiche 18 buche ci si mette almeno 18 minuti, e il tempo è denaro che non entra nelle casse dell’esercente. Stona invece un po’ con la fruizione casalinga (questa è una retrocensione un po’ fake, perché l’ho giocato sull’ultima console lanciata sul mercato, Switch), anche se bisogna dire che l’urgenza può aggiungere anche quel pepe in più per gli amanti delle sfide. Si possono anche guadagnare crediti con la sola pressione di un dorsale, ma sarebbe come eseguire un Putt con le spondine del baby-bowling. Per vincere i quattro tornei dovremo quindi armarci di pazienza, concentrarci e tirare fuori fino all’ultima goccia di classe. A questo punto dovremo scegliere la mazza che più ci aggrada, controllare direzione e forza del vento, scegliere se dare effetto alla pallina e decidere se colpirla in alto o in basso, in base al nostro desiderio di vedere la bianca sferetta piantarsi velocemente sul terreno o farla correre liberamente sui verdi campi, per sfruttare tutto il Fairway. Una simulazione 2D in piena regola, dove ovviamente pecca un pochino la fisica della pallina, semplicemente perché di fisica non ne ha. Tutto è basato sui criptici calcoli che fa il gioco in-game (ho chiesto delucidazioni al nostro webmaster Pietro, visto che non volevo scrivere una castroneria), in base a come decideremo di colpire. Comunque il suo comportamento, soprattutto in caso di tiri dai Bunker di sabbia o dei dislivelli disseminati per il Putt, darà quasi sempre un ottimo feeling, mentre in rari casi ci capiterà di vedere il nostro colpo finire in una cascata nonostante vento a favore e un tiro con tutti i crismi. Un’eventualità che ci allontanerà sempre di più da questo momento:

Tutto il fascino (?) di un campione di golf

Anche le orecchie vogliono il loro golf club

E non vogliamo chiudere parlando della colonna sonora? Certo che vogliamo. Una colonna sonora che, come il resto dell’atmosfera è classy e snob, perfetta da ascoltare sulle casse del nostro nuovo Caddy fiammante, mentre sfrecciamo da una buca all’altra (purtroppo i caddy guidabili, in un videogame golfistico, arriveranno per davvero solo quest’estate con il nuovo Everybody’s Golf su PS4 a quanto pare, che libidine, da leccarsi il ferro 9).

Ritmi jazz 16 bit dal rilassante all’incalzante accompagnano ogni tiro spettacolare, zappata nella sabbia, gioia e dolore, con sonorità che portano alla mente altri classico mondani, quale OutRun e la sua Testarossa, un mezzo ideale da sfoggiare al country club di fiducia; d’altronde il suo bagagliaio anteriore è giusto su misura per ospitare un set di mazze.



due parole sull'autore

Un milanese col cuore sui colli piacentini, “romantico” del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell’F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.

Commenta con:
Seleziona il sistema di commenti cliccando sull'icona


Torna su