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il 14 gennaio 2017, 11:39
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Ci sono essenzialmente due modi per vivere la conferenza che, ieri mattina alle 5:00, ha finalmente dato qualche certezza sull’argomento Nintendo Swtich. Il primo, molto banalmente, è quello dell’appassionato Nintendo, che nel giro di pochi minuti ha visto comparire sullo schermo The Legend of Zelda, Mario Kart, Splatoon e un nuovo titolo a tre dimensioni della serie Mario, in una sorta di Natale a scoppio ritardato brandizzato “Big N”. L’altro percorso è quello più compassato di chi non guarda solo al software ma voleva più dettagli su quello che lo contorna, e laddove Nintendo abbia dato qualche risposta (anche abbastanza importante) sul fronte hardware nel complesso, come vedremo, ha mancato il bersaglio da questo punto di vista. A meno di tre mesi dalla data di lancio Nintendo Switch sembra sempre più assumere i connotati di una console bifronte, ibrida nella sua natura tra salotto e mobilità e capace di mostrare tante belle cose, ma anche di prendere decisioni che (almeno, ad oggi e sulla carta) sembrano quasi un tentativo di auto-sabotaggio (notiamo solo noi una certa continuità con Wii U?). Ma procediamo con ordine e tiriamo le somme su quanto abbiamo visto ieri.

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Iniziamo dai giochi
Mario, Zelda, Splatoon e Mario Kart nel giro di pochi mesi. Cosa si può volere di più?

Sul fronte software, come detto, è indubbio che Nintendo abbia lavorato bene. Sapere che il chiacchierato The Legend of Zelda: Breath of the Wild alla fine sarà davvero uno dei titoli di lancio della nuova macchina (il prossimo 3 Marzo) e che, non bastasse, il periodo natalizio porterà sugli scaffali Super Mario Odyssey, non potrà che fare la gioia di tutti gli appassionati del mondo Nintendo. Ma non è finita qui, e infatti a Kyoto hanno puntato clamorosamente al rialzo e messo sul piatto anche due serie che, storicamente (sia questa pagina di storia recente o meno) hanno dimostrato di poter spostare gli equilibri e di spingere sul pedale del numero di console vendute. Questa estate si affaccerà sul mercato Splatoon 2, seguito di quello Splatoon capace di piazzare oltre quattro milioni di copie su una base installata di circa 13 milioni di Wii U venduti, e già ad un mese circa dal lancio Mario Kart 8 tornerà in pompa magna sugli scaffali nella sua incarnazione Deluxe. Non è mancata nemmeno qualche novità pensata per sfruttare più direttamente le caratteristiche dei due Joy-Con, che sembrano in tutto e per tutto gli eredi della coppia Wiimote e Nunchuck di Wii. È il caso di 1-2 Switch, che si inserisce in quel filone di “titoli di accompagnamento” che Nintendo ormai include nella sua lineup di lancio da tre generazioni (Wii aveva Wii Sports, Wii U ha avuto Nintendo Land) e raccoglie una serie di mini giochi in stile WarioWare basati sui controlli di movimento. Ma anche Arms, l’altra nuova Proprietà Intellettuale mostrata ieri durante la conferenza e previsto per l’uscita in primavera, farà uso dei sensori inseriti sui due Joy-Con di Switch per confezionare un’esperienza che sembra la naturale evoluzione di quanto fatto vedere da Punch-Out. Resta da capire come la casa di Kyoto avrà intenzione di combinare il matrimonio tra strategie che sembrano puntare in due direzioni diverse come l’estrema portabilità della sua nuova macchina ed il ritorno dei motion controller, ma non si può dire che le proposte software manchino.

La lineup del 3 Marzo è troppo poco varia: in sostanza o si compra Breath of the Wild o si lascia Switch sullo scaffale

Cosa non ci è piaciuto quindi? I problemi sono essenzialmente due. Il primo è la lineup del giorno di lancio, ovvero il parco titoli a disposizione al prossimo 3 Marzo. Potrà sembrare strano agli appassionati più estremisti della casa di Kyoto, ma esistono anche giocatori che non hanno interesse in Breath of the Wild (vuoi perché non è mai sbocciato l’amore per la serie, vuoi perché non la conoscono o vuoi semplicemente perché quel tipo di prodotti non è nelle loro corde). E se si esclude Breath of the Wild, la lineup del 3 Marzo è estremamente povera ed in massima parte composta da titoli già disponibili su altre piattaforme: è venuta a mancare una contro-proposta concreta alla nuova avventura di Link, e non c’è traccia di quella varietà capace di venire incontro anche a palati che si discostano da quello dell’appassionato Nintendo che considera Zelda un cult, tanto più che si parla di una serie che ha sempre mostrato quale era lo stato dell’arte dal punto di vista tecnologico sulla console Nintendo di turno, ma che non è mai stata un candidato serio al titolo di system-seller. Titolo che invece è incarnato alla perfezione da Mario Kart, Proprietà Intellettuale costantemente tra le prime cinque di ogni macchina prodotta a Kyoto. Proprio per questo è inspiegabile l’aver pianificato un titolo del genere per Aprile piuttosto che renderlo disponibile al lancio, specie se si tratta come in questo caso di un prodotto in massima parte già pronto. Chi obietta dicendo che si tratta di una considerazione poco importante perché, in fondo, Mario Kart 8 è già disponibile anche su Wii U (come se poi Breath of the Wild non arrivasse anche sulla ex ammiraglia Nintendo) non tiene in considerazione il fatto che a Wii U gran parte dei consumatori non si sono avvicinati. Vale un po’ lo stesso discorso fatto per le rimasterizzazioni per PlayStation 4 di titoli PS Vita come Tearaway e Gravity Rush: di fatto, per il consumatore si tratta nella maggioranza dei casi di prodotti inediti, visto lo scarso favore riscosso dalle macchine d’uscita originale.

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Terze parti cercasi, come al solito

Ma il problema maggiore è il fatto che, al momento, a credere davvero nel progetto sembra esserci (di nuovo) solo Nintendo: si, sono arrivati attestati di stima un po’ da tutte le parti e nella giornata di ieri le varie grosse corporation del software si sono affrettate ad annunciare e promettere l’arrivo di porting e progetti sulla macchina, ma il piatto al day one piange e vede in pratica coinvolta solo Ubisoft (la casa che, nel bene e nel male, è sempre stata quella a dare più credito alle manovre ideate a Kyoto). Per vedere il chiacchieratissimo Skyrim di Bethesda su Switch bisognerà attendere questo autunno, con un anno di ritardo sulla Special Edition arrivata su PS4 e Xbox One, e i segnali in generale non sono incoraggianti. Bandai Namco Entertainment ha per esempio si annunciato l’arrivo su Switch di Dragon Ball Xenoverse 2, ma contemporaneamente ha anche specificato che il titolo del progetto è “provvisorio”, facendo presupporre quindi che si tratti di una riduzione del titolo uscito qualche mese fa sulle macchine della concorrenza. Electronic Arts? Porterà FIFA su Switch, ma in un’edizione basata su quelle a tutt’oggi ancora pubblicate su PlayStation 3 e Xbox 360, sostanzialmente in continuità con quanto fatto in passato. Una versione Legacy (di nome o di fatto non importa) che è praticamente un vecchio capitolo del simulatore sportivo a cui vengono aggiornate le rose.

Una presentazione troppo giapponese…
Evento in giapponese ad orari giapponesi: È chiaro che il focus è su un certo mercato

Insomma, per il momento le terze parti nicchiano, rimanendo in massima parte alla finestra e limitandosi all’annuncio di porting ed adattamenti, più che di veri e propri progetti inediti e ancora non si sbilanciano sui franchise più “nazional-popolari”, non chiarendo ad esempio se il prossimo Assassin’s Creed arriverà sulla macchina o no. Ma a guardare le modalità con cui Nintendo ha pensato e proposto la presentazione di Switch c’è il sospetto più che concreto che la casa di Kyoto ne abbia preso atto ed abbia agito di conseguenza. Non è casuale che la presentazione si sia svolta in giapponese e a un orario pensato con un occhio di riguardo per chi abita nella terra del Sol Levante (lasciando noi europei a dover puntare la sveglia alle 5 di mattina o, più probabilmente, a decidere di non alzarci dal letto per Switch), visto che il Giappone è probabilmente l’unico territorio in cui Switch possa essere sicura di “vincere” sulla concorrenza con una certa sicurezza anche senza l’apporto delle terze parti. In Giappone, non è un mistero, le home console arrancano da diverso tempo e il Golia PS4 ha impiegato tre anni a superare come vendite il Davide Wii U, sorpasso che invece nel resto del mondo è avvenuto già in tempi non sospetti. In virtù della sua natura ibrida quindi Switch potrebbe (anzi, dovrebbe) riuscire ad accalappiare un’utenza che nel resto del mondo potrebbe non essere così propensa a rispondere da subito alla chiamata alle armi di Nintendo, dato che si tratta di giocatori che hanno dimostrato dati alla mano una spiccata preferenza per ecosistemi portatili e Switch, a conti fatti, è classificabile come “la console handheld più potente di sempre” una volta rimossa dalla sua dock station. Ed è in questo senso che vanno interpretate alcune decisioni svelate ieri, dalla presenza di alcuni creativi del software giapponese dove il nome che svetta su tutti è quello di Goichi Suda, che magari per l’occasione potrebbe tornare a fare il Director invece di limitarsi alle vesti di Producer (per chi si stia domandando che differenza c’è, basta confrontare No More Heroes con Killer is Dead) alla conferma del tanto agognato Region-Free, che permetterà finalmente di far arrivare in tutto il mondo titoli rilasciati ufficialmente solo in Giappone, senza necessità di dotarsi di un Nintendo Switch nipponico.

Questa strategia “Giappone-Centrica” su cui Nintendo sembra aver deciso di puntare è una buona mossa? Tendenzialmente sì, ma ad avviso di chi scrive il tutto è stato fatto con modalità un po’ troppo palesi, quasi snobbando alcuni territori strategici (come l’Europa). Tre anni fa Sony presentava PlayStation 4 a Londra e, addirittura, decideva di boicottare il giardino di casa in occasione del lancio mondiale, rilasciando la nuova ammiraglia in Giappone solo qualche tempo dopo. Nintendo ha fatto esattamente il contrario, laddove sarebbe stato decisamente più furbo preparare dei Nintendo Direct “alla Iwata” per ognuna delle tre macro-aree di mercato (Stati Uniti, Europa e Giappone) cercando di intercettare il gusto specifico del giocatore tipo di ciascuna area, visto che di fatto si tratta di tre “personaggi” abbastanza diversi tra loro.

 

Super Mario Odyssey

Ironico, per una casa la cui mascotte è un idraulico italiano che va a picchiare Goomba in giro

 

… E con pochi dettagli di contorno
Tante scelte indovinate, tanti altri “no comment” allarmanti. E mancano meno di 3 mesi al lancio

A prescindere da queste considerazioni, rimane comunque il fatto che le informazioni “di corredo” su Switch siano arrivate col contagocce. Sappiamo che (finalmente!) il pannello montato sullo schermo della macchina sarà capacitivo, abbandonando le obsolete soluzioni resistive viste su DS, 3DS e Wii U e facendo arrivare il supporto multi-touch sullo schermo. Pannello che, anche in questo caso azzeccandoci a nostro avviso, si “ferma” ad una risoluzione HD Ready a 720p; va benissimo, perché viste le dimensioni dello schermo da utilizzare in mobilità questo permette di destinare le risorse hardware ad altri compiti e soprattutto di evitare sprechi di batteria, riuscendo tra le altre cose a garantire un’autonomia di tre ore quando si gioca a titoli “di prima fascia” come Breath of the Wild. Durata adeguatissima, soprattutto perché (altro gran colpo) la ricarica avviene tramite un cavo USB Type-C, senza andare ad avventurarsi in soluzioni proprietarie ed abbracciando uno standard candidato a diventare quello de facto quando si parla di tecnologia. Cosa vuol dire per il consumatore? Vuol dire che non bisogna compare un caricabatterie apposito e va bene un cavo qualunque, recuperato a pochi spiccioli in qualche negozio specializzato o su Internet e che magari si ha già in casa (o in ufficio, o in auto) per ricaricare il proprio smarthpone. E vuole anche dire che il collegamento a dispositivi ormai diventati un must quando si viaggia come le Power Bank è possibilissimo, andando ad aggiungere ulteriore longevità alla batteria di Switch.

Su tutto il resto però purtroppo si è rimasti troppo sul vago: non si sa ancora se, per esempio, gli acquisti saranno legati alla console come in passato o se finalmente ci si adeguerà alla concorrenza con un sistema di accounting serio e fatto per bene. Non si è visto praticamente nulla (se non qualche immagine quasi per sbaglio) del sistema operativo presente sulla console, né si è parlato del supporto di app come Youtube, Netflix e magari qualche utility da “power user” come la suite Google Docs, che potrebbero far diventare Switch una sorta di sostituto per un tablet. Dopo la conferenza si è scoperto che non ci sarà a disposizione sulla console, perlomeno durante questi primi gemiti, un equivalente della party chat vista su PlayStation 4 e Xbox One (che supporta Skype), e dal punto di vista dell’infrastruttura online non si è detto praticamente niente. O almeno, niente di interessante, a parte il fatto che anche su Switch per giocare online sarà necessario pagare, a partire da questo autunno, una non meglio specificata quota annuale. Da questo punto di vista sarebbe stato essenziale sbottonarsi di più, chiarire se come nel caso di PlayStation Plus e Xbox Live sono previsti dei giochi in abbonamento (per ora sappiamo che in un primo periodo sarà elargito un gioco NES o SNES, però rimosso dalla libreria dell’utente alla fine del mese) e soprattutto spendere qualche parola sul prezzo. Andrebbe benissimo decidere di non includere nessun tipo di “compensazione” per la quota pagata mensilmente per giocare online, se però il prezzo fosse sensibilmente inferiore a quello richiesto dalle macchine di Sony e Microsoft. Al momento però nulla ci è dato sapere e, considerando che il tutto sarà operativo post-lancio, la mancanza di comunicazioni in questo senso non è incoraggiante e si spera che Nintendo corregga al più presto il tiro.

Premiamo l’interruttore?

In definitiva quindi la storia sembra ripetersi. Nintendo, come visto, crede (non che abbia troppe alternative a questo punto) nel progetto ed è riuscita a confezionare, come succede da Wii in poi, una macchina che appare fondamentalmente diversa dalla concorrenza. Bisogna però capire se riuscirà a spostare abbastanza numeri da convincere gli sviluppatori di terze parti a salire sul carrozzone di Switch, cosa che in un mercato come quello di oggi fa la differenza tra la vita e la morte di un progetto, come abbiamo già avuto modo di vedere direttamente (con Wii U, ma anche con PlayStation Vita). E, soprattutto, bisognerà capire qual è il gap a livello di infrastruttura con la concorrenza, visto che per quanto il Giappone impazzisca per le console portatili il resto del mondo predilige le macchine da salotto, visto che in mobilità smartphone e tablet risultano più pratici. A differenza di Wii U però questa volta il “selling point” della macchina è chiaro, si capisce che si parla di una nuova console completamente diversa e soprattutto si potrebbe andare ad intercettare una nicchia di mercato che fino ad ora è stata ignorata e mal rappresentata dai colossi del gaming. Fino al 2 Marzo per giocare titoli “tripla A” in mobilità bisognerà affidarsi a costosissimi PC portatili non poi così portatili: dal 3 Marzo in poi la soluzione potrebbe essere Nintendo Switch.



due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica e presunto webmaster del sito, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. Potete leggere i suoi sproloqui in più o meno in qualunque articolo porti la sua firma o ascoltarli dalla sua viva voce premendo play su un episodio a caso di Gameromancer, il podast di I Love Videogames.
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