Speciale
di Pietro Iacullo
il 25 dicembre 2016, 08:14
in Speciali

L’anno scorso, come forse ricorderete, avevamo ricevuto la visita dei tre fantasmi del Natale, rivisitando in chiave videoludica uno dei grandi classici di questo periodo dell’anno: A Christmas Carol di Charles Dickens. Quest’anno abbiamo deciso di cambiare musica e andare in controtendenza, stilando una lista di 10 titoli che, per un motivo o per un altro, stonano con il Natale, da giocare tra un regalo e l’altro per resistere alla trappola dello spirito di questa festività.

 

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Canto di Natale Videoludico
Nell'immaginario collettivo ci sono diversi segni che ogni anno indicano l'arrivo del Natale: i negozi che iniziano ad addobbare a ottobre con luci e festoni, i genitori che ci assillano per aiutarli a mettere le palle sull'albero le prime settimane ...

 

Star Wars: Il potere della Forza

Ammettiamolo: Darth Vader, al secolo Anakin Skywalker, ha diversi punti di contatto con la figura che la religione cattolica festeggia ogni 25 Dicembre. Come Gesù è stato infatti generato da un potere superiore (Dio da una parte, la Forza stessa dall’altra) e come il Cristo, alla fine del suo percorso, morirà sacrificando sé stesso per salvare altre vite. A differenza di Gesù però Anakin passa gran parte della sua vita abbracciando il Lato Oscuro, diventando Darth Vader e servendo l’Imperatore nella sua crociata contro i Jedi; Il potere della Forza, nei suoi capitoli iniziali, permette al giocatore di indossare mantello e casco di un personaggio che viaggia tra Cristo e Anticristo, ed è sicuramente un ottimo modo per far capire ad amici e parenti che si trova insopportabile la loro mancanza di fede (nella Forza).

Ecco the Dolphin

Ecco the Dolphin permette di sfuggire al Natale su più livelli, ed è sicuramente uno dei titoli da tenere (rigorosamente assieme ad un Sega Mega Drive di emergenza) in una teca che recita “in caso di spirito natalizio rompere il vetro”. Perché? In primo luogo perché, a meno che non viviate nell’emisfero australe, niente dice “suca, Santa Claus” come un delfino che deve attraversare livelli in massima parte caldi e assolati nel mezzo dell’oceano. In seconda battuta perché Ecco the Dolphin è un gioco dannatamente difficile, nonostante si tratti di un’avventura che ha come protagonista una creatura che difficilmente si associa al pericolo. Ed Annunziata, sviluppatore del titolo, aveva infatti paura che il tutto fosse completabile in un fine-settimana e che i ragazzini dell’epoca (era il 1993, il target di riferimento erano ancora i più giovani) andassero al videonoleggio di fiducia e completassero il tutto a noleggio, senza dover acquistare effettivamente il titolo. Come ammetterà lui stesso si è “forse” spinto un po’ oltre da questo punto di vista, ma poco male, visto che anche per questo siamo davanti ad un titolo con un’ambientazione che con l’inverno non c’entra nulla e che farà invocare i santi al giocatore. Perfetto per questa lista.

No More Heroes

Veste di rosso e va in giro con dei giocattoli che abbiamo sognato tutti di ricevere, almeno una volta nella vita. Non stiamo parlando di Babbo Natale ma di Travis Touchdown, otaku senza speranza protagonista del folle No More Heroes firmato Suda51. Una visita a Santa Destroy in questo periodo dell’anno è d’obbligo, se si cerca rifugio da quello spirito natalizio che invece impazza nelle strade del resto del mondo: nessun addobbo, nessuna decorazione e a dirla tutta nessuna interazione di qualche tipo con l’ambiente, in un open world assolutamente “finto” che ha l’unico scopo di fungere da hub per le varie missioni di eliminazione che Travis deve portare a compimento con la sua Blood Berry, una katana laser che ci ricollega di nuovo a Star Wars. Tra personaggi dannatamente fuori di testa (incluso un postino in cosplay da super eroe in grado di lanciare degli hadoken) e tematiche sociali affrontate con un piglio sospeso tra l’ironia ed il trash, un Natale passato con No More Heroes è praticamente come passare le feste assieme al cugino videoludico di Quentin Tarantino, come avevamo già avuto modo di vedere.

Bloodborne: The Old Hunters

Ambientazione sospesa tra il vittoriano ed il gotico, difetti tecnici limati rispetto al lancio del 25 Marzo 2015 e soprattutto un livello di sfida pensato con un malcelato sadismo, che vede quanto messo sul piatto dal capitolo base e in questa espansione rilancia duro e senza sconti. Insomma, Natale a Yharnam più che un cinepanettone, avviato The Old Hunters, assomiglia ad una pellicola d’azione, con la differenza che è chi tiene il pad tra le mani a dover cercare di abbattere i cacciatori disseminati in giro per la mappa e i cinque bastardissimi boss di questa espansione, in un crescendo di imprecazioni da scomunica garantita (anche se non dover aspettare 2 o 3 minuti ad ogni game over prima che il gioco ricarichi, come succedeva al lancio, sicuramente aiuta).

Invizimals: Il Regno Scomparso

Per la serie “facciamoci del male”, giocare a Il Regno Scomparso durante le feste è una cosa da provare almeno una volta nella vita. Rispolverata la vetusta macchina da gioco Sony della passata generazione (fortunatamente, l’idea di un capitolo per PS4 non è ancora passato per la mente di qualche addetto ai lavori) ci si ritrova davanti ad un platform estremamente facile, o che almeno così sarebbe se la telecamera si decidesse a collaborare. In caso di game over poi bisogna fare i conti con un sistema di check point messo lì appositamente per fare in modo che il giocatore si chieda cosa ha fatto di male (la risposta, per la cronaca, è “avviare ‘sta roba”), che oltre ad essere parecchio distanziati tra loro azzerano tutti i progressi fatti prima di morire, togliendo tutti i collezionabili raccolti e resettando le tecniche acquistate nello store in-game. In pratica si tratta di auto-salvataggi, più che di check-point, a cui bisogna sommare una realizzazione tecnica abbastanza sommaria e i pochissimi stimoli ad andare avanti. Mentalizzate tutto questo e adesso pensate che chi vi scrive ha dovuto recensire il titolo proprio durante le feste di Natale.

Devil May Cry 2

Per Devil May Cry 2 potrebbe valere quanto detto poco sopra, visto che anche in questo caso si parla di un titolo che non da quasi stimoli a procedere, che dal punto di vista tecnico abbonda di magagne e che in definitiva viene preso a schiaffi da qualunque altro titolo della serie. Potremmo giocarcela così, ma lo sapete che le cose facili non ci piacciono: il secondo capitolo della serie inventata da Hideki Kamiya quindi finisce in questa lista, e sempre nel filone “facciamoci del male”, fondamentalmente perché è una delle più grosse delusioni videoludiche che, dopo aver giocato il capostipite, si possa mai aver sentito bruciare sulla propria pelle (molto probabilmente in un punto sotto la schiena). Come si può credere nel Natale mentre si gioca a Devil May Cry 2?

MadWorld

Da giocare rigorosamente ascoltando Gary Jules in sottofondo, MadWorld è un perfetto candidato per la nostra lista. Pur facendo abbondante uso del rosso di festoso o di natalizio non c’è praticamente nulla (a meno che non siate un po’ psicopatici e vi piaccia squartare la gente), e quindi un gioco con queste tendenze non poteva mancare. Se ci aggiungiamo una telecronaca senza troppi peli sulla lingua ed il fatto che, essendo uscito in esclusiva per Wii (piattaforma che, dati alla mano, non ha mai macinato numeri eclatanti quando si parla di prodotti con questo taglio) il gioco è fatto.

Viscera Cleanup Detail: Santa’s Rampage

Babbo Natale ha letteralmente scapocciato: richieste assurde da parte dei bambini, bollette da pagare, minacce da parte del sindacato degli elfi e una massiccia dose di stress lo hanno portato all’esaurimento, che si è tradotto in una vera e propria mattanza di elfi e renne nella sua bottega, che porta gli inequivocabili segni della violenza che si è scatenata sul posto. Nei panni di un’inserviente, in questa espansione di Viscer Cleanup Detail, bisogna rimettere in ordine il tutto e dare una bella pulita, mentre una passata di strofinaccio dopo l’altra lo spirito natalizio residuo abbandona il giocatore una volta per tutte.

Dante’s Inferno

Non potevamo non chiudere con un titolo appositamente pensato per eliminare i residui del cenone del 24 ancora non smaltiti dall’apparato digerente: Dante’s Inferno è famoso per il suo character design crudo, che non ha paura di mostrare a schermo cose ai limiti dell’inquietante come un Lucifero superdotato capace di far venire complessi di inferiorità a Rocco Siffredi (e che combatte il giocatore completamente nudo), bambini morti che aggrediscono il giocatore e altre amenità non così ben disposte nei confronti di Dante, e che sicuramente con il Natale hanno in comune davvero poco. Non vi resta che avviare il gioco ed augurarvi da soli buon trauma.

Polystation

Ma il vero incubo per i giocatori è lei, il regalo infame che viene generalmente portato a casa da un parente che con i videogiochi ha ben poco da spartire, convinto di aver acquistato un prodotto in grado di far fare i salti di gioia al nipote a cui è destinato che sicuramente, durante la fase di “scartamento” del pacco, è al settimo cielo. Peccato che la gioia sia destinata a durare poco e che sia seguita dalla delusione che zampilla non appena ci si accorge che non c’è scritto “PlayStation” e si è davanti ad il classico “millemila giochi in uno” stipato di cloni e porting scadenti di titoli a 8 (o quando va bene a 16) bit. Ed in tutto questo bisogna anche ringraziare il maledetto parente di cui sopra e fingere di aver gradito il tutto, facendo forse per la prima volta i conti con il motto “show must go on”.



due parole sull'autore
Laureato con disonore in Informatica, tra una cosa e l'altra ha a che fare con la tecnologia praticamente da quando ne ha memoria. È il magnaccia a capo degli aspetti creativi del progetto, dal layout fino alle questioni autorali: la sezione Speciali è la sua Mother Base, e Gameromancer - il podcast videoludicamente scorretto il mezzo con cui terrorizza anche l'etere.
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