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il 17 ottobre 2016, 10:01
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It’s time to d-d-d-d-uel

 

A meno che non abbiate passato gli ultimi 20 anni in un vault, il nome Yu-Gi-Oh! difficilmente sarà in grado di apparirvi totalmente estraneo: serie animata, manga, gioco di carte e videogiochi. Una moltitudine che molti ricorderanno a partire dal celebre Yu-Gi-Oh! World Wide Edition rilasciato nel 2003 per GameBoy Advance, tuttavia c’è stata un’epoca in cui Konami tentò di entrare a gamba tesa con il suo nuovo marchio all’interno del mercato videoludico internazionale. Nel lontano 1999, prima dei Synchro, degli XYZ, dei pendulum, delle accademie e dei duelli su motociclette, venne rilasciato in Giappone Yu-Gi-Oh! Shin Duel Monsters, giunto nel vechio continente a partire dal 2002 con il titolo Forbidden Memories

Torniamo quindi indietro di 5000 anni, al tempo dei faraoni e del destino del mondo deciso da potenti magie rinchiuse nelle carte. Torniamo alla corte di Atem e allo spirito del puzzle, là dove tutto ebbe inizio.

 

Aiutate il Principe a riprendersi il suo regno. Magari vi fa Duca.
Il gioco chiama a impersonare un principe senza nome dell’antico Egitto

Il protagonista è un giovane principe senza nome dell’antico Egitto (ipoteticamente si tratta di Atem; tuttavia all’epoca il manga era ancora in cantiere e il personaggio venne lasciato anonimo, dando al giocatore la possibilità di scegliere un nome), che nel tempo libero è solito sgattaiolare via da palazzo per intrattenersi in alcune partite nel villaggio nei pressi della sua residenza. I primi minuti sono scanditi da alcuni duelli introduttivi che permetteranno al giocatore di incrociare gli alter ego di alcuni amici di Yugi (nello specifico Joey e Tea nei panni di Jono e Teana), e che permetteranno di familiarizzare con alcuni aspetti del gioco.

Nel corso di una cerimonia rituale organizzata dalla Congrega degli Stregoni (comandata dal potente Heishin), il giocatore avrà modo di affrontare anche il temibile Seto (alter ego di Kaiba). La stessa sera della cerimonia, Heishin e i suoi invaderanno e conquisteranno il palazzo reale grazie al potere combinato di sei Oggetti del Millennio, minacciando quindi il protagonista per ottenere il suo puzzle, il settimo oggetto mancante. Privato di una via di fuga e seguendo i consigli del suo precettore Simon Muran, il futuro faraone romperà il puzzle venendovi sigillato all’interno, fino al giorno in cui qualcuno non fosse stato in grado di ricomporlo.

Da qui il gioco procede senza grossi colpi di scena, in una sequela di scontri e duelli ambientati nel presente della serie animata nel corso di un torneo non meglio precisato organizzato dalla Kaiba Corp. La competizione concederà una sola libertà tra un duello e l’altro: il salvataggio e il ritorno alla schermata iniziale.

 

Yu-gi-Oh Forbidden Memories - Negozio

Nel gioco non esiste una valuta vera e propria, quindi…

 

Dovremo affrontare battaglie dalla difficoltà crescente

Dopo il breve intermezzo nel presente si torna all’antico Egitto per ricordare al buon Heishin chi è che comanda, tuttavia non prima di aver affrontato altri duelli contro una sequela di stregoni mai visti prima che vorranno impedire al faraone di recuperare gli Oggetti del Millennio. Tali scontri ci porteranno attraverso battaglie molto più impegnative delle precedenti, fino alla sconfitta di tutti gli stregoni e al climax del finale, unico vero colpo di scena di tutto il titolo.

Ciò con cui si ha a che fare, dunque, è obiettivamente di un titolo molto semplice e costruito su binari, una sorta di visual novel mancata priva dei tipici finali alternativi. La destinazione finale è una sola: la gloria o l’oblio, entrambi decisi dall’esito dei duelli. Il giocatore non è libero di intraprendere scelte, nonostante appaiano sporadicamente delle alternative ce ne sarà sempre una corretta che permetterà l’avanzare della trama (insieme a una o più scelte meno oculate che avranno come unico esito un ritorno continuo alla situazione che le ha generate).

 

Forze oscure, dentro e fuori dal gioco.

Pur essendo un titolo mediocre dal forte sapore di trovata pubblicitaria, Yu-Gi-Oh: Forbidden Memories non è del tutto pessimo. Il sistema di gioco è fortemente ispirato a quello del manga di Kazuki Takahashi piuttosto che a quello proposto e regolamento da Konami negli anni successivi. La totale assenza di effetti e la possibilità di giocare una carta per turno rendono ogni duello concettualmente simile ad una partita a scacchi, in cui ogni mossa potrebbe essere l’ultima. La possibilità di giocare carte potenti (da 5 stelle o più) senza alcun tributo, tra le altre cose, costringe il giocatore a cambiare prospettiva strategica rispetto al celebre gioco di carte collezionabili.

In Forbidden Memories si è costantemente in balia del destino

La continua sensazione di essere in balia del destino (unita alla possibilità di fondere due o più carte apparentemente inutili in un mostro più forte) è forse l’elemento che ha permesso al titolo di ritagliarsi un posto speciale nella memoria di coloro che hanno avuto modo di giocarlo per diverse ore. Più che un’avventura nella stessa ambientazione della serie, si tratta di un’esperienza simulata in prima persona dei duelli che solitamente eravamo abituati a guardare in tv o sulle pagine del fumetto.

Nuove carte vengono acquisite tramite le vittorie, poiché ogni sconfitta “costringe” il nostro avversario a lasciarci una copia di una delle carte in suo possesso. La probabilità di ottenere carte veramente rare è però molto bassa, ed è migliorata solo dal punteggio attribuito alla prestazione del giocatore al termine di ogni scontro. Non ci sono pacchetti di espansione, e le carte più forti sembrano sempre irraggiungibili, rendendo di volta in volta più complesso e frustrante vincere in modalità storia, fino al culmine di difficoltà degli ultimi cinque scontri, che avvengono in sequenza e senza alcuna interruzione, con mostri dotati di valori di attacco e difesa totalmente fuori controllo.

 

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Difficile quando la tua arma più forte è un 2800 di ATK e il tuo avversario rilancia con un Drago Finale Occhi Blu… per cinque scontri di fila.

 

Un minimo di aiuto nell’acquisizione di carte più forti e utili per la nostra ascesa al trono ci viene fornito dal sistema delle password: inserendo nell’apposita sezione il numero seriale presente sulle copie fisiche di alcune carte, era possibile reclamarle in gioco una sola volta spendendo un congruo numero di punti stella. Una cosa all’apparenza piacevole, se non per il fatto che le carte rappresentative dei protagonisti della serie arrivano spesso a costare 999.999 punti indipendentemente dalla loro forza, e che le stelle ottenibili da ogni duello sono al massimo 5. Ricordiamo inoltre che, ai tempi di Forbidden Memories, la diffusione di Internet non era capillare come oggi, e ciò impediva una facile acquisizione delle varie password senza possedere l’equivalente reale. Solitamente ci si accapigliava con gli amici, invocando scambi o sbirciate alle password in cambio di un rene.

 

Forbidden memories, il gioco che non è stato.

Fin dal suo arrivo sugli scaffali, Yu-Gi-Oh! Forbidden Memories ha sempre lasciato l’amaro in bocca a gran parte della sua utenza. Sebbene sia in grado di intrattenere e fornire ore di svago, la difficoltà di acquisizione di alcune carte e la complessità di alcuni duelli rendevano per molti il gioco difficoltoso nel suo completamento.

Il ruolo di PocketStation

Nel corso di una recente analisi del titolo ad opera di alcuni hacker brasiliani, è stato reso noto come alcune funzionalità siano state rimosse e come siano state apportate modifiche in occasione del rilascio americano ed europeo. Nello specifico, il titolo originale aveva alcune interazioni con PocketStation, accessorio molto popolare in Giappone e mai rilasciato in Occidente, tra cui una lotteria che permetteva di ottenere mostri in modo casuale o la possibilità di fondere permanentemente alcune carte per ottenerne una nuova (perdendo 3 draghi bianchi occhi blu era possibile ottenere la carta del Drago Finale Occhi Blu)

 

Incredibile come un oggetto così piccolo avrebbe potuto cambiare le sorti di un titolo...

Incredibile come un oggetto così piccolo avrebbe potuto cambiare le sorti di un titolo.

 

Oltre al destino segnato dall’assenza di PocketStation sugli scaffali dei negozi al di fuori del Sol Levante, è stato scoperto come alcune carte particolarmente forti (come il già citato Drago Finale Occhi Blu o la Grande Falena Perfetta) siano impossibili da ottenere senza procedere per fusione di altre carte più deboli: a queste carte, infatti, è stata assegnata una probabilità di acquisizione dello 0%, pur risultando effettivamente tra le carte acquisibili sconfiggendo alcuni duellanti specifici.

Un salto nel tempo

Rigiocare a distanza di anni Forbidden Memories si è rivelato un vero e proprio salto nel tempo, oltre che una stimolante esperienza vista la difficoltà nel portarlo a termine senza l’ausilio di trucchi. La trama, certamente matura visto il target cui il gioco era rivolto, non riesce a reggere il peso degli anni e mostra alcune incongruenze rispetto a quanto realizzato negli anni successivi dallo stesso Takahashi nella sua opera, traducendosi in un apostrofo all’interno di una produzione multimediale che ha acquisito un’identità sempre più definita nel corso del tempo.

In ogni caso, Yu-Gi-Oh! Forbidden Memories è un titolo che di tanto in tanto merita una rispolverata, sia che lo abbiate amato sia che lo abbiate odiato. Potrebbe essere giunto il momento di riaffrontare vecchi nemici e risolvere dissapori accumulati; del resto, questa volta, forse riuscirete anche voi a completarlo per la prima volta dopo oltre dieci anni, e magari avrete voglia di giocare anche il suo “sequel spirituale”: Yu-Gi-Oh! The Duelists of the Roses.



due parole sull'autore

Videogiocatore “inconsapevole” fin dai tempi del C64. Appassionato di tutti quei videogiochi che hanno qualcosa di fuori dal comune, tanto da considerare Suda51 come il proprio maestro di vita. Nonostante un’attrazione fatale per i punta e clicca e gli enigmi, i suoi generi spaziano dal JRPG all’action/hack ‘n slash (meglio se tamarro), passando per gli sparatutto. Evita come la peste tutti i titoli sportivi e simili. Non parlategli di trofei e achievement, potrebbe mordere.

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