Speciale
di Giuseppe Pizzuti
il 21 settembre 2016, 09:01
in Speciali

Che Dragon Ball sia stato uno dei manga e degli anime più amati di sempre, c’è poco da discutere. Ma si può dire lo stesso dei videogiochi dedicati al famoso lavoro di Akira Toriyama? La tradizione dei titoli dedicati a Dragon Ball, in fondo, è molto lunga: si parla di circa 70 titoli creati per 26 diverse console nell’arco di 30 anni, ossia dal 1986 (quando Dragon Ball: Dragon Daihikyō fu rilasciato per Super Cassette Vision da Epoch) ai giorni nostri, con l’imminente arrivo di Dragon Ball: Xenoverse 2. Sorprendentemente, due mesi dopo il rilascio del primo gioco di Dragon Ball (il 27 novembre de l1986, appunto), fu pubblicato un altro titolo dedicato alla saga: Dragon Ball Shenlong no Nazo, che a distanza di anni arrivò anche in Nord America, Francia e Spagna. Il titolo è effettivamente rilevante perché una casa giapponese molto in vista all’epoca, famosa oggi come Bandai Namco Entertainment, decise all’epoca di puntare forte sul lavoro di Toriyama, curando i giochi della serie da quel momento in avanti.

Citare i videogiochi dedicati a Dragon Ball richiederebbe comunque troppo tempo, e non dobbiamo dimenticare che alcuni di questi non sono mai arrivati in Europa (risultando, per questo, poco conosciuti dal grande pubblico occidentale). Ad ogni modo, sono stati tanti i titoli famosi prima della già citata saga intitolata Xenoverse, il cui secondo capitolo sarà disponibile per PC, Xbox One e PS4 entro la fine di Ottobre; tra di essi si ricordano principalmente Budokai e Budokai Tenkaichi, di cui sono stati rilasciati tre capitoli a testa. E prima ancora? Cosa c’è stato?

 

“C’è stata tanta roba” (Semi-cit.)

 

Prima dei capitoli di cui sopra, che furono rilasciati per le ultime tre generazioni di console, ben tre titoli hanno raggiunto un gran successo di pubblico non solo in Giappone, ma anche nel resto del mondo. Tutti e tre furono rilasciati per PlayStation 1, e risultano anche molto differenti tra di loro.

Il primo fu Dragon Ball Z: Ultimate Battle 22, picchiaduro in 2D che vide la collaborazione tra Bandai e Atari e fu rilasciato in Giappone nel luglio del 1995, malgrado in Europa sia arrivato a distanza di un anno. Il titolo presentava 22 personaggi più 5 sbloccabili attraverso un cheatUltimate Battle 22 fu però molto criticato in Nord America, probabilmente a causa del suo arrivo nel Nuovo Continente soltanto nel 2003, quando la serie Budokai per PS2 era già nata.

Nel 1997 invece toccò a Dragon Ball GT: Final Bout, che vide l’introduzione di alcuni personaggi della tanto criticata serie GT (come Baby Vegeta, Pan e Trunks) e che soprattutto presentava una grafica in 3D, nonché una meravigliosa colonna sonora basata sul Leitmotiv (tema musicale ricorrente – in questo caso – per i personaggi presenti nel roster).

 

La Leggenda: nascita e battaglie

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Ma, tra i rilasci dei due giochi sopracitati, ne esiste uno che ha diviso tanto la critica di quel tempo a causa di un sistema di gioco molto diverso dai precedenti e dai successivi. Stiamo parlando di Dragon Ball Z: The Legend, sviluppato da Tose Software e rilasciato dalla solita Bandai in Europa nel dicembre del 1996, malgrado fosse già disponibile in Giappone dal 31 maggio dello stesso anno con il titolo Dragon Ball Z: Idainaru Dragon Ball Densetsu.

The Legend – che fu disponibile non solo per PlayStation ma anche per Sega Saturn – ottenne una media di 8/10 dai maggiori magazine dell’epoca e prevedeva, come già detto, un sistema di gioco del tutto differente dal solito. Il titolo infatti non era basato soltanto sullo scontro 1 vs 1, ma su battaglie che permettevano di scegliere la propria squadra (con un massimo di 3 personaggi ciascuna) e di ingaggiare lunghe lotte singole, in coppia o ad handicap. La conseguenza degli attacchi non portava, però, alla diminuzione dei punti vita dell’avversario, quanto piuttosto al riempimento di una barra chiamata Powerbalance. Chi riusciva a riempirla per primo eseguiva un attacco speciale chiamato generalmente “Meteo Attack” contro cui l’avversario non poteva nulla e che comportava la diminuzione della barra verde, a indicare la propria energia vitale. Una volta terminato l’attacco, la barra ritornava al suo stato iniziale. In media, per battere un avversario, bisognava eseguire circa 3 di questi attacchi speciali.

Ultimo punto del gameplay, ma non meno importante, riguarda un’altra barra – stavolta di colore giallo – che indica invece il “vigore”: grazie a questa, i personaggi diventano più forti e veloci, ed è anche possibile ricaricarla in qualsiasi momento.

 

Tutto partì con Nappa e Vegeta…

All’interno di The Legend sono presenti i personaggi più importanti di Dragon Ball Z, a partire dalla saga dei Saiyan – escludendo la sfida contro Radish, non presente nel gioco – fino all’ultimo scontro con Kid Bu. Alla fine di ogni scontro noto agli amanti della saga saranno mostrate delle immagini, mentre una voce di sottofondo, rigorosamente in lingua giapponese, spiegherà al giocatore cosa accade all’interno dell’anime e del manga tra le varie battaglie giocabili.

Altro punto importante è legato all’arrivo di alcuni personaggi durante gli scontri già iniziati, come avviene nella famosa serie; ecco allora che, contro Freezer, Goku si trasformerà per la prima volta in Super Saiyan, e contro Kid Bu arriverà il Majin Bu amico di Mister Satan, che aiuterà Goku e Vegeta nello scontro finale, provando a trasformare il nemico in un cioccolatino e urlando qualcosa del tipo: “Ho fame e ora ti mangio, ti mangio, ti mangio”… Forse.

 

 

Come è inoltre accaduto con gli altri titoli dedicati al manga/anime per PlayStation 1, i personaggi non potranno trasformarsi, ma per la prima volta sarà possibile scegliere tra alcune di queste trasformazioni nella selezione del personaggio: ciò accade per Goku, presente sia nella sua forma normale che in quella Super Saiyan e Super Saiyan 3; discorso differente invece per quanto riguarda i maggiori “villain”, in quanto (escludendo Bu) i cattivi come Cell e Freezer sono presenti soltanto nella loro forma più famosa. Con il proseguire della trama principale, sarà inoltre possibile sbloccare tutti i personaggi all’interno della “Modalità Battaglia”, in cui si potranno scegliere le proprie squadre per giocare in multiplayer locale.

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Guldo vs The World

Oltre alla modalità principale e alla Modalità Battaglia appena citata, ne esiste un’altra da poter sbloccare man mano che la storia avanza. All’interno della cosiddetta “Modalità Sfida”, l’impavido giocatore di The Legend dovrà affrontare delle condizioni di combattimento prestabilite, e il livello di difficoltà aumenterà man mano che si andrà avanti. Se nella modalità più nota del gioco, infatti, i giocatori potevano scegliere solo tra gli eroi, in questo caso non mancheranno i casi in cui si sarà obbligati a scegliere i cosiddetti “cattivi”, in sfide di volta in volta più difficili che raggiungeranno l’apice in uno scontro tra Guldo (famoso anello debole della Squadra Ginew) e tre dei personaggi più forti dell’universo Dragon Ball Z. Come se non bastasse, in questa modalità (a differenza della quasi totalità dei titoli dedicati all’opera di Akira Toriyama) la potenza dei personaggi è proporzionata a quella del manga; ragion per cui la sfida tra Guldo e Vegekou (o Vegeth) risulterà estremamente difficile.

 

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Tiriamo le somme

Dragon Ball Z: The Legend è un gioco del tutto diverso dai precedenti e dai successivi capitoli della serie. Non è il solito picchiaduro, ma un gioco che si apprezza o si disprezza. Gli scontri sono spesso simili tra di loro, malgrado la possibilità di combattere battaglie a squadre o ad handicap possa rendere il tutto, talvolta, molto più difficile. Inoltre, per quanto siano presenti solo quattro stage (Area rocciosa, Area desertica, Nameck, Pianeta Kaiohshin), trovare un gioco dedicato all’universo Dragon Ball con un numero simile di personaggi sarà possibile solo nella generazione successiva, con le serie Budokai e Budokai Tenkaichi. The Legend, tra l’altro, ha un privilegio non indifferente: ha permesso a tanti videogiocatori e amanti della serie di restare incollati alla TV per decine di ore, solo per completare il titolo al 100%.

I gusti sono sempre personali, e scrivere di quanto The Legend possa essere superiore o inferiore ad altri dedicati a Dragon Ball sarebbe completamente inutile. Dare un merito a questo gioco sembra però doveroso, in quanto le scelte coraggiose da parte degli sviluppatori hanno portato a qualcosa di veramente positivo per tutti gli estimatori della serie; sensazioni che molti di noi porteranno nel cuore per molto tempo ancora.



due parole sull'autore
Giuseppe “Klotien” nasce in un bel pomeriggio di maggio del 1990. Passa l’infanzia a subire gol a ripetizione a Fifa ’96, fatality a Mortal Kombat e a cadere dai dirupi di Super Mario. Cresce, ma le cose non cambiano: Neo Cortex lo spinge al limite; non pago, le prende da heartless, slime e dalla gente di San Andreas… ah dimenticavo le fatality e i gol a Pes. Passa poi a Microsoft, ma nulla cambia. Decide quindi di dedicarsi allo studio delle lingue, ma va k.o. comunque a causa delle fatality dei professori dell’università.
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