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il 16 aprile 2016, 09:49
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Negli ultimi anni si è spesso parlato del rapporto che intercorre tra il mondo videoludico e quello del cinema, una relazione che finora ha ottenuto più critiche che elogi da parte dei videogiocatori incalliti che non hanno, nella maggior parte dei casi, apprezzato i tentativi di molti registi di stravolgere totalmente un successo mondiale. È accaduto con Prince of Persia, con Super Mario, ma potremmo stilare una lista lunga chilometri senza dover scavare troppo nei reconditi angoli della nostra memoria prima di trovare almeno qualche dozzina di titoli. Ma con la letteratura? Qual è il rapporto tra videogiochi e libri? Senza dubbio diverso da quello che intercorre con i film, per svariati motivi: se da un lato abbiamo giochi che hanno ricreato – talvolta fedelmente, talvolta in maniera originale – i grandi classici della letteratura (com’è avvenuto per Dante’s Inferno – tratto dalla prima cantica della Divina Commedia – o per i recenti titoli dedicati ad Agatha Christie e a Sherlock Holmes), dall’altra abbiamo un fenomeno che fonda le sue radici nel profitto, e che vede le case editrici sfruttare brand famosi per puro guadagno economico (com’è accaduto con i libri dedicati alla saga di Assassin’s Creed scritti da Oliver Bowden). Senza dimenticare le “tonalità di grigio” tra le due categorie dove si può parlare a pieno titolo di “Universi Espansi”, sul modello di Star Wars, che hanno arricchito con libri mondi giocati su PC e console.

Ad ogni modo, accanto a queste due visioni del rapporto tra videogiochi e letteratura ne esiste un’altra che è molto meno esplicita delle precedenti, ma che ci spiega come, talvolta, i videogames abbiano radici ben visibili per un occhio attento.

John Ronal Reuel Tolkien
Da una parte Tolkien, dall’altra Final Fantasy. Cosa accomuna questi due mondi?

Uno degli autori più importanti in questo senso è sicuramente John Ronald Reuel Tolkien, scrittore inglese famoso soprattutto per aver creato Lo Hobbit e la trilogia de Il Signore degli Anelli, resi ancora più famosi dai film del regista Peter Jackson usciti nelle sale di tutto il mondo tra il 2001 e il 2014. Nel corso dell’ultimo ventennio, infatti, sono stati molti i titoli che, pur non troppo esplicitamente, si sono ispirati al mondo tolkieniano. Un mondo ricco di razze diverse tra elfi, lupi, orsi, stregoni, orchi e molte altre ancora, a volte inventate dallo stesso autore e a volte tratte a pie’ pari dal mondo della mitologia nordica, il mondo di Odino, Thor e Loki. Videoludicamente parlando invece una delle saghe che ha contribuito a sdoganare la corrente fantasy nell’industria è Final Fantasy – “L’Ultima Fantasia”. Il compito di Square Enix nel 1986 (ai tempi Squaresoft) era quello di creare un titolo che segnasse le sorti dell’azienda stessa: se il gioco fosse stato un fallimento, Square non sarebbe più esistita. Inutile spiegare che il titolo fu un successo planetario e che, in attesa del tanto discusso quindicesimo capitolo, il brand è diventato sempre più famoso e amato. Ma a cosa si sono ispirati i creatori quando hanno realizzato il primo capolavoro della serie?

Guerrieri, ladri, mostri e chi più ne ha più ne metta
Alcuni collegamenti si notano già nelle “classi” dei personaggi

Gli amanti di Tolkien non faticheranno a trovare collegamenti davvero espliciti tra i due mondi, capaci di far nascere quantomeno il sospetto che i creatori del primo titolo della saga avessero letto i testi più importanti dello scrittore dalle origini Sudafricane. In particolare, il giocatore si ritrova nella prima fase del gioco a prendere una decisione importante, una scelta che ormai è presente nella maggior parte dei moderni giochi di ruolo: quale categoria di personaggio scegliere? Tra le più amate e apprezzate dai videogiocatori di Final Fantasy, ce ne sono tre in particolare che riportano in mente alcuni dei personaggi tipici tolkieniani:

 

  • Warrior: il guerriero – “specializzato nel combattimento, il guerriero possiede un alto livello d’attacco e di difesa”. È colui che dà il suo meglio utilizzando la spada. Un personaggio che crescendo di livello diventa Knight – Cavaliere –, che sa utilizzare le basi della magia bianca. Aragorn, insomma, eroe classico della letteratura tolkieniana che cerca di salvare la Terra di Mezzo dal malvagio Sauron, in violenti battaglie combattute con la sua spada “Andùril”. Un eroe che riesce a salvare Eowyn e Merry da una morte quasi certa, grazie alle sue qualità di curatore.
  • Thief: il ladro – “rapido nei movimenti”, è una classe che privilegia la fuga alla battaglia, ma che, se obbligato a combattere, dà il meglio di sé con un piccolo pugnale. Qui bisogna fare un passo indietro e tornare al 1936, quando Tolkien accetta di far pubblicare “The Hobbit or There And Back Again”; è proprio il protagonista di quest’opera a ricordare la categoria dei ladri di Final Fantasy: Bilbo Baggins è un ladro, talvolta definito “Burglar” – Scassinatore – e talvolta proprio Thief, che per combattere usa “Pungolo” (un pugnale, appunto). Non solo: avete mai notato che il ladro è praticamente uguale a Link, eroe di The Legend Of Zelda?
  • White Mage, Red Mage, Black Mage – Una caratteristica particolare nei primi Final Fantasy è la presenza di diverse tipologie di maghi, suddivisi come quelli tolkieniani in base ai colori. La differenza (netta) sta nel fatto che i maghi (o Istari) creati dallo scrittore inglese sono cinque: il bianco Saruman, il grigio Gandalf, il bruno Radagast e infine i due stregoni blu Alatar e Pallando. Ciò che colpisce è stata indubbiamente la differenza tra lo stregone bianco e quello nero. Per Tolkien i colori avevano una grande importanza (così come era stato nella mitologia nordica), e corrispondevano a un rapporto diretto tra il mago e la magia stessa: se, infatti, il White Mage di Final Fantasy può recare danni ai nemici con il suo bastone (così come Gandalf), i colpi fisici del Black Mage sono quasi inefficaci se non si prende in considerazione l’idea di utilizzare la magia.
I nemici
Alcune razze sdoganate da Tolkien sono nei classici della serie Square Enix

Se sul precedente paragrafo si può, giustamente, discutere di quanto questi gruppi abbiano realmente ispirato Tolkien, dall’altra ci sono dei fatti evidentissimi che non lasciano dubbi. All’interno del primo capitolo di Final Fantasy c’è una vasta gamma di tipologie di nemici, e, tra questi, abbiamo in particolare due gruppi che traggono le loro origini dalla Terra di Mezzo.

Partiamo dai Goblin. È importante sottolineare che questa razza, presente oggi in una miriade di videogiochi, film, serie TV e tanto altro, nasce durante il Medioevo, quando si diffonde Gobelin, uno spirito francese del XII secolo che viene ripreso in parte da Shakespeare all’interno di Sogno di una Notte di Mezza Estate (con Puc). La forma che conosciamo oggi appare per la prima volta dalla penna di George MacDonald all’interno de La Principessa e i Goblin e, successivamente, da quella di Tolkien ne Lo Hobbit. Tradotti in alcune edizioni italiane con “orchi”, i goblin sono personaggi malvagi che il gruppo di Thorin Scudodiquercia incontra tra le Montagne Nebbiose. Personaggi che talvolta utilizzano, così come quelli presenti in Final Fantasy, semplicemente una lama per combattere.

 

goblin

Final Fantasy – Warrior, Thief, White Mage e Black Mage contro un gruppo di Goblin

 

Un’altra razza che non lascia alcun dubbio sulla vicinanza tra il mondo tolkieniano e quello creato da Square Enix è quella dei Warg. Se l’inserimento di alcuni nemici come Wolf e Werewulf (Lupo e Lupo Mannaro) può essere una casualità, quella dei Warg certamente non lo è. Talvolta tradotti in italiano con Selvaggi Mannari, i Warg sono lupi demoniaci che attaccano a più riprese i protagonisti di Final Fantasy e quelli de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli, quegli stessi lupi che mettono alle corde la compagnia dei nani accompagnata da Gandalf e Bilbo poco prima dell’arrivo delle aquile.

 

Un esempio di Warg tratto dalla trilogia de Lo Hobbit diretta da Peter Jackson

Un esempio di Warg tratto dalla trilogia de Lo Hobbit, diretta da Peter Jackson

 

Altra razza trovata all’interno di Final Fantasy che si avvicina molto per caratteristiche a quella tolkieniana è la razza degli elfi. Anche questo gruppo, così come tanti altri da cui Tolkien prese ispirazione, nasce all’interno della mitologia nordica. La loro forma è umanoide, a differenza di quella descritta nei racconti di Babbo Natale o nella pentalogia di Harry Potter, con la sola eccezione delle orecchie a punta (caratteristica di cui, comunque, Tolkien non parla mai all’interno dei suoi testi). Molto particolare è anche la scelta, avvenuta all’interno del quarto capitolo di Final Fantasy, di inserire un dark elf, un elfo malvagio che ruba il Cristallo da Troia. Si tratta di un personaggio che ricorda nelle sue caratteristiche i Moriquendi, i cosiddetti dark elves, che rimandano a loro volta a uno dei gruppi principali di elfi che popolano il folclore scandinavo; elfi che, in ogni caso, sono in netta contrapposizione con la loro razza originaria, in quanto il termine della parola stessa deriverebbe dalla radice *ALBH- (ossia “splendente, bianco”).

Mythril
Il Mythril, che compare in svariati videogiochi moderni e non, nasce proprio dalla penna di Tolkien

Il Mythril è uno dei simboli del mondo tolkieniano, ma lo è diventato anche in molti giochi e videogiochi moderni, come Dungeons & Dragons, Warcraft, Kingdom Hearts, e appunto Final Fantasy. Malgrado sia conosciutissimo nel mondo dei GDR moderni, non tutti sanno che il suo creatore originario è stato proprio Tolkien. Lo scrittore inglese infatti fa indossare una cotta di questo materiale prima a Bilbo ne Lo Hobbit e successivamente a Frodo ne Il Signore degli Anelli, dove viene definito “leggero come la piuma ma duro come le scaglie di drago”. Si tratta naturalmente di un “metallo elfico” che però viene forgiato dai nani, altra razza presente all’interno della saga made in Square Enix. E se è vero che, a differenza dei nani tolkieniani, quelli presenti in Final Fantasy sono amichevoli, è anche vero che, così come vuole la tradizione norrena, essi sono bassi di statura, grandi lavoratori ed esperti fabbri.

Midgar – La Terra di Mezzo
La Midgar di Final Fantasy VII ha più di qualche semplice similitudine con la Terra di Mezzo

Un altro termine sicuramente suggestivo nell’ottica del confronto è Midgar, che troviamo all’interno del settimo titolo della saga nelle vesti di una delle città principali del titolo, una megalopoli in cui l’industrializzazione la fa da padrone. Più di qualcuno avrà pensato “Ma guarda, che assonanza con Midgard“; e, in effetti, l’origine di questo termine è molto antica, come testimoniano alcuni famosi autori del passato del calibro di Snorri Sturluson (scrittore islandese che ha scritto l’Edda in Prosa, un capolavoro sulla mitologia norrena). Ma cosa c’entra tutto questo con Tolkien? Facciamo un piccolo passo indietro e procediamo per gradi. Midgar e affini derivano da Miðgarð, la terra in cui vivono gli uomini, un luogo circondato dall’oceano all’interno del quale vive un mostro chiamato Miðgarðsormr, il cui significato si traduce con “Serpe di Miðgarð”. Ma questa terra è anche il luogo in cui gli uomini vivono la loro vita intermedia: Miðgarð è infatti posto tra la paradisiaca Asgard e l’inferno Hel (da cui deriva il moderno inglese Hell – “inferno”). È, insomma, una Terra di Mezzo. Il termine ha subito nel corso del tempo varie trasformazioni nelle lingue di matrice germanica, ma ciò che ispirò Tolkien fu Middanġeard, che troviamo all’interno di un testo religioso intitolato Christ, scritto da uno scrittore chiamato Cynewulf intorno al IX secolo d.C. Da questo testo nasce Middle-Earth, ossia “Terra di Mezzo”, la terra in cui vivono gli uomini. Se la radice della Midgar di Final Fantasy VII e di Middle-Earth è la stessa, non possiamo affermare per certo se gli sviluppatori di Final Fantasy si siano ispirati o meno all’industrializzazione di Saruman e Sauron descritta ne Il Signore degli Anelli, ma sarebbe una coincidenza troppo grande per essere ignorata: due terre che etimologicamente hanno la stessa origine, avvolte da un’oscurità dominante e accomunate da un punto fondamentale: entrambe sono vittime del processo di industrializzazione, al centro di numerose diatribe anche al giorno d’oggi!

 

Midgar

Midgar – Final Fantasy

 

orthanc

Orthanc a Isengard – Terra di Mezzo

 

Ispirati dalla Luce di Odino

Final Fantasy è ancora oggi un brand di successo, e probabilmente una piccola parte di ciò si deve al genio creativo di Tolkien, che ha a sua volta tratto ispirazione da un mondo vastissimo che oggi sta spopolando nella cultura popolare con fumetti, film, serie TV e libri. Teniamo a precisare, tuttavia, che “ispirazione” non sta necessariamente per “copia” o “emulazione”: i più grandi autori della letteratura mondiale si sono ispirati ad altri scrittori a loro precedenti, e, così come per i libri, anche gli sviluppatori di un gioco hanno spesso le proprie fonti personali da cui trarre idee. Final Fantasy, nello specifico, non ha “copiato” nulla da Tolkien o dalla mitologia norrena; al contrario, gli sviluppatori hanno saputo trarre da esso ispirazione per alcuni personaggi, oggetti e categorie che, come già accennato, hanno fatto (e stanno facendo) la storia dei GDR contemporanei.



due parole sull'autore

Giuseppe “Klotien” nasce in un bel pomeriggio di maggio del 1990. Passa l’infanzia a subire gol a ripetizione a Fifa ’96, fatality a Mortal Kombat e a cadere dai dirupi di Super Mario. Cresce, ma le cose non cambiano: Neo Cortex lo spinge al limite; non pago, le prende da heartless, slime e dalla gente di San Andreas… ah dimenticavo le fatality e i gol a Pes. Passa poi a Microsoft, ma nulla cambia. Decide quindi di dedicarsi allo studio delle lingue, ma va k.o. comunque a causa delle fatality dei professori dell’università.

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